Abele De Blasio.
.
LA MALAVITA A NAPOLI.
Ricerche di Sociologia criminale.
.
1905. G. M. Priore Editore, NAPOLI.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Testo fornito dall'Associazione Culturale "Liber Liber". http://www.liberliber.it/
...
.
...
Indice.
...
.
...
Al lettore.
Scuola di ladroneccio.
I borsaiuoli.
Gli scambienti.
I mercanti di carne umana.
Giustizia rusticana.
I pezzenti.
La paranza delle zoccole.
La paranza dell'oro falso.
I giornali che non esistono.
I ruffiani della Vicaria.
I mezzani dei medici.
I zennaiuoli.
I serpi ed i grilli.
'A semmana.
Il soprannome dei camorristi.
Gli sfruttatori.
Il tatuaggio.
I caicchi.
Ladro di scasso.
I fresaiuoli.
L'incesso dei delinquenti.
Voti della mala vita.
...
.
...
FINE Indice.
...
.
...
Dedica: A LEONARDO BIANCHI. OMAGGIO DI STIMA.
...
.
...
Al lettore.
.
Dopo la pubblicazione dei miei libri "Usi e costumi dei Camorristi" e "Nel Paese della Camorra" editi da L. Pierro, son riuscito a riunire altro materiale intorno alla mala vita napoletana, parte del quale  stato pubblicato nel Mattino, nel Corriere dei Tribunali e nel Giorno e poscia riprodotto con benevola critica da non poche riviste letterarie e scientifiche.
Per vedere tutte insieme queste briciole di sociologia criminale ho pensato donarle alla nota casa editrice Priore, la quale ne ha formato un volume, a cui ho dato per titolo "La mala vita a Napoli".
.
Spero che il lettore voglia fare buon viso a questo mio nuovo libro, come gi lo fece a quelli innanzi citati.
.
Per non far sbadigliare chi mi legge ho creduto conveniente di accantonare buona parte della parte scientifica e di non infarcire il lavoro con molteplici citazioni.
.
Tutto ci che espongo l'ho fatto sotto forma narrativa con istile facile e familiare. Sono fatti, egregi lettori, e i fatti, dice il Niceforo(1), valgono assai pi delle parole e delle idee astratte: queste sono carta-moneta senza valore, mentre quelli sono moneta in oro.
.
Napoli, Gennaio 1905.
Abele de Blasio.
...
.
...
SCUOLA DI LADRONECCIO.
...
.
...
La fama che godevano i Napoletani come ladri era talmente radicata nel mezzogiorno del nostro Paese, che quando qualche buon villico era obbligato a recarsi in Napoli si sentiva ripetere dai suoi, prima che avesse lasciato il focolaio domestico: "Sii tutt'occhio, perch Napoli abbonda di ladri" ed i pi prudenti tra essi, prima di partire, si facevano cucire dalle nipotine fra le pieghe dei calzoni le monete d'oro ed introdurre fra le scarpe e le calze quelle di argento.
Affinch non si dica che tale precauzione doveva addebitarsi alla bonariet di quei paesani, che avevano forse bevuto grosso dai locali sapientoni,  pregato il lettore dare uno sguardo ai varii editti emanati dai Governi ai quali era soggetta questa parte della nostra Penisola, e da alcuni di essi rilever che quell'articolo del Decalogo che dice: "Non rubare" veniva interpetrato a rovescio da un'estesa casta che da secoli aveva poste sue solide basi in questo paese delle Sirene.
...
.
...
I ladri della Capitale erano talmente ambiziosi, che per rendersi superiori a quelli degli altri paesi pensarono fondare delle scuole di ladroneccio.
Parigi non  il cervello della Francia?
Per far parte di tale istituzione l'individuo doveva contare non meno di otto anni e doveva essere presentato al Masto (maestro) o direttamente dai genitori o da qualche persona di fiducia di questi, i quali si obbligavano di versare al direttore di detta scuola, ed in ogni primo del mese, due carlini (L. 0,75), onorario meschinissimo, se si consideri che detto insegnante non doveva imparare ai suoi scolari il comune abbaco, ma il mezzo come guadagnarsi, senza il sudore della fronte, il pane quotidiano. Infatti "non vi ha moneta, come ben diceva il Baccelli, che degnamente paghi il maestro e il medico, quello perch insegna a saper vivere nel consorzio sociale, questo perch conserva la salute della vita".
Appena il fanciullo entrava a far parte della comunione dei Saccolari imparava prima il gergo e poi il regolamento scolastico: questo constava di 15 articoli e quello di una serie di vocaboli di nuovo conio colla spiegazione dialettale.
Regolamento e gergo si trovavano scritti sopra una tabella che a mo' di carta geografica vedevasi sospesa ad una delle pareti della classe.
Mediante continui esercizii di ripetizione che i ragazzi facevano fra loro, anche quelli di non forte memoria riuscivano ad imparare ogni cosa nello spazio di alcuni mesi soltanto.
Un coadiutore della scuola, che era pagato dal direttore ('o masto), si occupava della disciplina scolastica e della interpetrazione degli articoli.
Quando il coadiutore era sicuro che gli alunni a lui affidati potevano passare all'applicazione ne teneva informato il Masto, il quale ordinava che quelle creaturine venissero sottoposte ad un esamuccio nel quale dovevano dar prova di segretezza, di essere corsaiuoli e di avere l'indice ed il medio di ambo le mani di egual lunghezza.
La prova della segretezza consisteva nel far incontrare il ragazzo da qualche componente la facolt di ladroneccio, non conosciuto dall'alunno, che, con regali e con raggiri, doveva strappare dei segreti all'aspirante alla patente di mariuolo. Se il fanciullo si mostrava scaltro, allora l'interrogante accanto al nome dell'interrogato scriveva: Volpe; se invece si faceva cogliere negl'inganni, vi segnava: Papera.
Del risultato di tale inchiesta se ne teneva informato il Masto, che, nel primo caso, si felicitava col padre dell'alunno astuto, per aver procreata una pianticella disposta a buon frutto; nel secondo, si mostrava dolente del cattivo risultato ed induceva l'afflitto genitore a fare imparare al figliuolo altro mestiere.
La prova della resistenza alla corsa veniva fatta quasi sempre sulla spiaggia presso i Granili ed in presenza del Masto, il quale premiava con qualche ciambella gli abili e puniva con delle pedate i meno svelti.
Per essere ammesso alla prova del gancio era necessario che la lunghezza dell'indice fosse uguale a quella del medio. Infatti se dette due dita avessero conservata la lunghezza che loro  propria, come avrebbero potuto afferrare gli oggetti che si trovavano in fondo alle tasche?
E perch l'avere questo dato antianatomico era la cosa pi agognata da quei monelli, cos essi stessi si stiracchiavano gl'indici e quando queste dita toccavano la lunghezza de' medii allora cercavano di allungare sempre di pi le une e le altre.
Sono stato anche assicurato da noti mariuoli che molte mamme, prevedendo la vocazione dei loro figliuoli, stiravano ad essi, fin da quando si trovavano nelle fasce, le ditina a scopo di evitare nell'avvenire perdita di tempo; e devesi a tale deformazione artificiale l'adagio locale: Da dita lunghe, cio dai ladri, libera nos Domine.
L'alunno, ottenuta la licenza del corso preparatorio, passava all'applicazione. Di tali scuole, fino al 1783, Napoli ne doveva contare parecchie, poich i diplomati che ogni anno da esse uscivano erano in s gran numero che Ferdinando IV prov per questi battaglioni di mariuoli tanta paura, che nel 7 aprile 1783 fece affiggere nei soliti luoghi della sua Fedelissima il seguente editto:
.
FERDINANDO QUARTO.
PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE DUE SICILIE, DI GERUSALEMME, INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA E CASTRO E GRAN PRINCIPE EREDITARIO DI TOSCANA.

"Per porre in buon ordine questa popolosa Capitale, per tenere in disciplina i vagabondi, e i malvagi e per accertare la sicurezza dei cittadini, e la felicit dei sudditi che formano l'oggetto della nostra paternale compiacenza, sebbene prescrivemmo colla prammatica del 6 gennaio 1779 (al tit. de civit. Neap. in duod. reg. describ.) molti salutari ed efficaci espedienti, e demmo la norma di una ben regolata polizia, pure ci non ostante, e malgrado l'attenzione, il zelo, e la vigilanza dei Magistrati, non si vede frenata l'audacia dei ladri volgarmente detti Borsaiuoli o Saccolari, il reato de' quali se a prima vista sembra men grave delle sue circostanze, merita la nostra sovrana attenzione per lo molesto e continuo danno, che arreca ai particolari la frequenza di tali furti per la pravit della intenzione, per la molteplicit degli atti, e per l'incorrigibil malizia dei rei, che in certo modo insultano la Giustizia anche in pieno giorno, e nei luoghi pi frequentati. Un delitto cos agevole a commettersi, e quasi istantaneo rimanendo per lo pi impunito per la malagevolezza delle prove e per l'implicanza delle formalit giudiziarie, di accrescersi l'intensit, determinarsi la certezza e celerit della pena e di diminuirsi le solennit giuridiche.
Pertanto ad evitare le insidie, che tali turbatori della pubblica tranquillit tendono a men cauti cittadini, ed a render meno attiva e men pericolosa la loro colpevole industria e sorprendente destrezza del male operare, abbiamo stimato, previo parere della nostra Real Camera di S. Chiara, formare il presente Editto, col quale vogliamo e sovranamente comandiamo che dal d della pubblicazione del medesimo siano sottoposti alla pena di due tratti di corda i ladri Borsaioli o Saccolari, qualora costoro recidivando nel delitto rubino per la seconda volta. E per assicurare l'esistenza del primo furto; e l'identit del reo, vogliamo che si richiegga il processo fiscale dello stesso primo furto, colla pruova almeno indiziaria a tortura contro il reo: nulla importando che tale processo non sia completo, e che nel medesimo il ladro non sia stato costituito, n abbia avuto difese, n sia stato condannato. E la stessa pena s'intenda che debba aver luogo, qualora nuovamente inciampasse nello stesso delitto".
...
.
...
La scoverta delle scuole frequentate da' Saccolari doveva riuscire in quei tempi a' Governi difficilissima, perch fra Camorra e Polizia c'era un accordo completo, essendo gl'interessi gli stessi, cio eguaglianza nella divisione della cosa rubata.
Tale costumanza si trasmise fino al 1860, quando mio zio Filippo de Biasio, nominato Questore di Napoli, di notte e senza alcuna compagnia visit le sedi delle Ispezioni di P. S. ed una mattina, verso le 5, nel caff di Porta Capuana sent parlare di furti che i camorristi mescolati nelle guardie P. S. da Liborio Romano avevano perpetrati quella notte e la ripartizione che se ne doveva fare.
In che consiste la scuola di applicazione di cui fo parola, il lettore lo rilever dal seguente documento inviato il 12 ottobre 1821 dal Commissario di Sezione Mercato al Prefetto di Polizia.
Eccellenza,
"Dopo non poco lavorio mi  riuscito sorprendere alla strada Rua Francesca il noto delinquente Giordano Raffaele intento ad istruire nella scuola di ladreria cinque ragazzi che rispondono ai nomi di Vitale Annibale, di Samuele Graziadei, di Giovanni Esposito, di Saverio Mastrobuono e di Cosimo Frezza.
La casa, dove s'imparavano a rubare,  quella abitata da Rosaria Galante detta la Ciancella.
Forzata la porta, non abbiamo veduto il Giordano perch s'era nascosto sotto il letto. La Ciancella e i ragazzi sono rimasti sbalorditi; due di essi piangevano. La Rosaria poi  stata presa da una vera crisi nervosa.
Affidato il Giordano alle guardie, abbiamo perquisita la casa ed in una delle due stanze prospicienti sulla vanella abbiamo notato che nel centro del pavimento stava fabbricato un pezzo di piperno forato superiormente ed in tal foro stava fissata un'asta verticale camuffata a pupazzo avente per faccia una maschera di cartapesta e portante sul capo innestato un cerchio al quale erano sospesi dodici campanelli (vedi fig. a pag. 15 [pag. 15 in questa edizione elettronica]).
Dalle tasche di quel simulacro uscivano fazzoletti, catene di orologio e borsette.
.
Il falegname, che  stato chiamato per scomporre quel meccanismo per essere da noi repertato, dopo il sacrosanto giuramento ha asserito che quell'impianto era stato fatto da parecchio e non gi da soli tre giorni come diceva la Galante.
Allontanato il Giordano, i ragazzi ci hanno fatto vedere come funzionava quel meccanismo ed il pi piccolo di essi, Giovanni Esposito, ci ha mostrato alcune lividure causategli dalle scudisciate ricevute dal Giordano. Detto monello, quasi per vendicarsi del proprio Masto, ci ha detto pure che sotto il letto, dove abbiamo scovato il Giordano, vi doveva essere la tabella sulla quale stava scritto il regolamento scolastico.
Il Giordano, che  un pregiudicato accortissimo, ha risposto alle nostre domande che esso si trovava in casa della Rosaria perch questa dovevagli dare a prestito sette ducati e che ignorava che in detta casa vi fosse il pupazzo.
I ragazzi poi, quando si sono trovati innanzi al loro capo, si son posti alcun sulla negativa ed altri son rimasti titubanti nell'affermare ci che prima e ripetutamente avevano detto.
Al presente si allega lo statuto da noi rinvenuto sotto il medesimo letto dove stava nascosto il Giordano."
A questo importante documento fo seguire l'aneddoto che tolgo dal mio libro "Usi e Costumi dei Camorristi"(2).
 una tradizione fedele che i Napoletani da secoli si trasmettono di padre in figlio.
" comune credenza che tanti anni or sono nel vico S. Arcangelo a Bajano v'era una casa dove, ogni giorno, convenivano una quantit di ragazzi ed un vecchio, che veniva chiamato 'o masto, non faceva altro che gridare: Lieggi!.. Lieggi! Un giorno una vecchierella del vicinato, vedendo che uno di quei ragazzi piangeva fuori la porta di quel creduto istituto, gli si accost e con bella maniera fece comprendere a quel monelluccio che non stava bene far gridare continuamente al maestro Lieggi! Lieggi! (leggi... leggi) e che era cattiva educazione fare andare in collera chi cercava di istruirlo.
- Ma che istruzione e istruzione! disse tutto incollerito il fanciullo. In questo luogo non s'impara a leggere ma a rubare; 'o masto non dice leggi ma lieggi, cio va leggiero a rubare. Tu, cara si Rosa (cos chiamavasi la vecchierella), devi sapere che in luogo degli attrezzi scolastici c' in questa casa un simulacro di donna, che tiene in testa dei campanelli e che al pi lieve movimento sonano. L'abilit di noi ragazzi sta, secondo 'o masto, nello svestire quella donna di carta pesta senza far sonare i campanelli, e, siccome io non ci riesco, cos sono bastonato di continuo".
Questa  la tradizione che circola per le bocche di tutti e che a primo aspetto pare una favola; ma se si tien calcolo del rapporto del commissario di Sezione Mercato e della seguente narrazione fatta al magistrato Gaetano Amalfi da un uomo degno di ogni rispetto, allora la cosa si mostra in tutta la sua verit.
"Vicino alla casa mia abitava una famigliuola non in buona fama. Durante la notte si udivano, spesso, grida strazianti di bambini. Io non sapeva rendermene ragione; ma una volta, per caso, commettendo un atto poco discreto, giunsi a comprendere di che si trattasse.
Il padre, ladro provato, abbigliava una specie di fantoccio e con parecchi campanelli lo poneva in mezzo alla stanza.
Nelle ladre o in altre tasche poneva dei fazzoletti, e i suoi due figlioletti dovevano rubarli con insolita sveltezza, senza far sonare i campanelli.
Se vi riuscivano, toccava loro un bravo!
Se no, che era il pi spesso, pugni, calci e ceffate.
Di qui le grida"(3).
...
.
...
Io, che dal 1892 ho avuto occasione di avvicinare la maggior parte dei nostri mariuoli, ho avuto occasione di conoscere pure due vecchi: Francesco G. 'o suvararo e Pasquale P. 'o serra serra, amendue gi tenitori di fantocci. Questi malviventi mi dicevano che, prima del 1860, i diversi masti facevano a gara per dare alla madre patria provetti saccolari.
Gli alunni di una scuola si distinguevano da quelli di un'altra per un segno speciale che si facevano tatuare sulla regione dorsale della mano destra. Vi era quindi:
La chiorma (ciurma) del cuore.
La chiorma della croce.
La chiorma delle crocelle.
La chiorma dell'anello.
La chiorma della chiave.
La chiorma della bandiera
.
Oggi invece  il nomignolo che distingue i componenti di una paranza da quelli di un'altra: cos i ladruncoli di Porta Capuana vengono chiamati grilli, quelli dei giardinetti a Foria serpi, e zoccole si addimandano quelli dell'Immacolatella.
Nel seguente specchietto comparativo riproduco un saggio del loro gergo.
.
Nomi comuni
Paranza di Porta Capuana.
Paranza dei Giardinetti.
Paranza dell'Immacolatella.
Paranza della Ferrovia.
Maccheroni funicelle capilli viermi passione.
Calzoni cavalcante furcina cappucci fodera.
Ladruncolo grillo serpe volpe ratto.
Guardia di P. S. pagliettella arraffa manisco liberanos.
Delegato mustaccione cacciacarne signore cavaliere.
Fazzoletto bannera cumeta cartuscella musco.
Carcere quarantaquattro rete cancella sole scuro.
Spia 'mpalato palillo fusillo palo.
Carta moneta sfogliatella stracolla scorz' e lupine pezz' 'e cammisa.
Moneta di nikel bianchino furmella tacchetto miseria.
Catena di orologio cordone chiappo appesa capezza.
Orologio caramella verticillo doppio soldo ciuccio.
...
.
...
Del regolamento scolastico, che qui riproduco, ne viene, dalla tradizione, additato per autore un tale Giacinto e devesi alla bravura degli alunni di tanto egregio uomo se Ferdinando IV nel giugno 1792 eman un altro editto col quale ordin che le isole di Tremiti e Lampedusa, allora deserte, venissero abitati da quei suoi sudditi che facevano poco onore alla sua Fedelissima.
Ordin quindi detto Re:
I. La deportazione loro vita durante di tutti i ladri di qualunque specie, che una volta fatti servi della pena siano di nuovo ricaduti nello stesso delitto.
II. Di quei ladri, i quali dopo essere stati servi della pena non si siano applicati a qualunque mestiere e siano vagabondi.
III. Dei ladri di campagna, o di strada, che o soli o in compagnia abbian commesso furto, dopo che abbian finito il tempo delle loro condanne o di galera o di presidio.
IV. Di tutti i vagabondi recidivi.
V. Di tutti quei ladri che si trovano in galera.
FRIENO(4)
della scuola della Santa Croce
1. La scuola della Santa Croce  stata fondata per quelli che hanno buon volere e sanno tenere mosca in bocca(5).
2. Si ammettono in detta scuola i ragazzi dagli 8 a' 12 anni.
3. Tutti i padri di famiglia, che vogliono far frequentare detta scuola, debbono pagare due carlini al mese e sempre anticipatamente.
4. I genitori si obbligano di pagare 15 grana al mese e per la durata di tre anni, dopo che i ragazzi sono usciti dalla scuola. Solo la morte o lo stare in galera del ragazzo pu far venire meno a detto obbligo.
5. Il Superiore, a quelli che hanno buon volere, assicura la riuscita in un anno. Gli sciocchi vengono licenziati.
6. I padri di famiglia sono responsabili dei danni materiali nei quali pu incorrere il Superiore, se venisse arrestato dalla Polizia per opera di qualche ragazzo.
7. Tutti i ragazzi licenziati non debbono, sotto pena di essere stutati(6), rivelare a nessuno ci che hanno visto ed imparato nella scuola della Santa Croce.
8. Tutti i ragazzi, nell'uscire dalla scuola, debbono assicurarsi se fuori alla strada vi fossero gli sbirri. In caso affermativo bisogna tenerne informato il Superiore.
9. Caso mai qualche componente la paranza(7) venisse arrestato, allora i compagni tutti debbono colla forza liberarlo dalle guardie.
10. Chi si trova in galera deve essere provvisto di vitto dai compagni.
11. Gli oggetti ganciati(8) debbono essere consegnati scrupolosamente al caporale.
12. Il baratto(9) viene cosi diviso: la met al gancianese(10), un quarto al caporale ed un altro quarto va diviso fra i paranzuoli.
13. Tutti quelli che escono da una scuola si distinguono da quelli di un'altra per mezzo di alcune pugneture(11) che portano sul dorso della mano destra. Io per la mia scuola ho scelto il segno della Santa Croce.
14. Chi viene inseguito deve prendere la direzione del luogo dove aspetta il caporale, sia perch costui potr aiutarlo a farlo fuggire, sia per fare il passamano dell'oggetto ganciato.
15. L'oggetto ganciato viene portato dal caporale al rigattiere. Il rigattiere  persona sacra e perci non deve mai essere svelata.
...
.
...
I borsaiuoli, ottenuto il diploma di abilitazione, venivano divisi in paranze, cio in gruppi. Ciascun gruppo aveva il mandato di scorrazzare per un dato quartiere della citt ed era capitanato da un caporale, che era per lo pi un forte e coraggioso sanguinario. Tale condottiero se ne stava seduto presso qualche caff o bottega dove aspettava i monelli che gli portassero gli oggetti rubati; ma oltre a farla da intercettatore, correva anche in aiuto del suo dipendente quando costui si vedeva inseguito dal derubato, fermando quest'ultimo ed imponendogli di prendere altra via.
Il lettore poi che crede essere lo spalleggio dei caporali una istituzione recente si sbaglia, perch sotto il regno di Filippo II si not che la maggior parte dei furti, che si commettevano in questa citt, avvenivano per opera dei minorenni guidati e spalleggiati da adulti e nel 2 settembre 1569 fu decretato: "I minorenni di anni 12 in su che commettono furti dentro questa Citt e suoi Borghi, per la prima volta sieno puniti di frusta, per la seconda della frusta e della troncazione di tutte e due le orecchie e fino alla morte per la terza."
Ma perch tali pene non produssero il loro effetto lo stesso Re fu costretto, nel 21 maggio 1580, emanare un altro editto, che fu anche rinnovato nel d 14 ottobre 1598. In esso stava scritto:
"Per estirpare detti mariuoli ed acciocch sieno conosciuti comandiamo che venendo condannati a qualsivoglia pena per causa di furto si debba lor fare nelle spalle un segno con un ferro di cavallo infocato piccolo e dopo che avessero finito il tempo di lor condanna s'inquisissero di frusta e sieno per esso carcerati, per qualsiasi indizio che vi sia, incorrano ipso facto alla pena di 10 anni di galera, ma se meritano maggior pena si debba lor dare".
...
.
...
Gli oggetti rubati venivano, come tutt'ora vengono, dal caporale passati al rigattiere e del ricavato se ne dava un quarto al ladro, un quarto al caporale e l'altra met si divideva fra gli altri componenti la paranza.
Dal che si deduce che, per ottenere il completo raggiungimento dello scopo criminoso, il furto, ciascuna paranza doveva dividersi il lavoro. Infatti mentre i pali colla lora astuzia garentiscono il ladro dalle guardie, il caporale colla forza lo libera dal derubato. Questa solidariet fra detti individui  necessaria, in caso opposto tutti finirebbero per fame, essendo risaputo che pali e caporali vivono alle spalle dei ladri e perci l'esistenza di questi viene da quelli garantita(12).
Il principio del popolino napoletano che ci che si guadagna in un giorno deve essere consumato nello stesso giorno, perch al domani ci pensa Iddio,  anche canone del ladro di destrezza.
L'uomo allegro Iddio l'aiuta, dice il proverbio.
Conosco un ladro, che, per voto fatto a S. Anna, non ruba il marted; per il luned cerca fare doppio affare.
Il popolo ebreo non raccoglieva forse il sesto giorno due gomor di manna, perch il settimo era la requie del sabato consacrato al Signore?
...
.
...
Siccome la civilt ha fatto in questi ultimi tempi de' progressi, cos era necessario che anche la scuola degli antichi Saccolari subisse delle innovazioni, e ci  avvenuto col sostituire l'organismo al meccanismo, cio l'uomo al fantoccio.
Il seguente rapporto dell'Ispettore di Vicaria, che data dal 7 settembre 1897, chiarisce questo nostro asserto.
"Da confidenziali notizie questo Ufficio era venuto a conoscenza che una combriccola di monelli, i quali per la loro oziosit ed aspirazione di appartenere alla mala vita si conoscevano col nome di palatini, fra i quali certi Pasquale 'o chiattone e 'o cafone, emergevano pe' reati di scippo, scorrazzando per questa e per altre Sezioni commettendo reati contro la propriet. Fu pertanto disposta una rigorosa vigilanza per conseguire l'arresto e perch i suddetti monelli non avevano fisso domicilio era quindi difficile conseguire il fermo.
Questo delegato signor Pilato con gli agenti Falco e Conforto e l'altro funzionario signor Modesti col maresciallo Sisto e guardie Crocella e Muscio per diverse sere perlustrarono le vie della Sezione senza che loro riuscisse di trarre in arresto i componenti tutti della criminosa combriccola. Se non che la notte del 5 corrente per confidenziale notizia riusc loro di fermare separatamente all'angolo della via Carriera Grande, in Piazza Umberto, Pasquale 'o chiattone e sotto i portici della Stazione centrale, in Piazza Indipendenza, o' cafone liquidato per Tar. Vincenzo, Tro. Gennaro, Gran Errico, Roc. Enrico, Fer. Fortunato, Cap. Carmine, Cal. Antonio, Di Gen. Francesco alias 'o bulugnese, 'a guardia 'e pulizia e Giovanni 'o ricchione (pederasta passivo). Tradotti in questo ufficio e sottoposti ad interrogatorii, mentre tutti negavano di conoscersi, due soli di essi, Pasquale 'o chiattone e 'o zelluso, specie il primo, fecero delle confessioni che provano luminosamente di essere tra loro associati per delinquere contro la propriet e che da essi si sono compiuti audaci rapine.
Difatti Pasquale 'o chiattone, liquidato per Pasquale Fort., ha dichiarato che gli ascritti ad una delle paranze di ladruncoli erano 'o cafone, lappone 'o zelluso, a guardie 'e Pulizia e o ricchione e tutti gli altri dei quali innanzi  stato fatto cenno. Essi, due o tre volte per settimana, ad apprendere bene il modo come consumare i furti, si recavano, come lo stesso chiattone ha dichiarato, alle spalle del teatro delle Marionette alla Villa del Popolo, ove un certo Giuseppe, non ancora liquidato, giovane sui 20 anni, vestito di bianco, con giubba di tela alla militare, e solito a dormire sotto i panconi di Porta Capuana, insegnava loro a rubare.
Detto ragazzo, ad avvalorare quanto dichiarava, dette soddisfacienti spiegazioni sia sul gergo che sui mezzi posti in uso per la consumazione dei reati, ed indic che quando si rubano i latticini, (caciocavallo o mozzarella), vengono chiamati coi nomi di Pulcinella e cipolla.
I fazzoletti di seta li chiamano muschi.
La tasca superiore della giacca la dicono 'o castiello, quella inferiore buccaccia, la ladra 'nzottolata e fresella denominano quella dei calzoni.
Quando il fazzoletto rubato lo tengono nascosto nel berretto dicono Musco sta in castigo, e se passa in altre mani, Musco sta a cavallo."
Si adopera anche da detta paranza:
Ciuccio per orologio.
Capezza per catena di orologio.
Appila-pertosa per orecchini.
Manotte per braccialetti.
Casa di D. Vittorio per portamonete.
Tavuto per balice.
Chi viene derubato  cos denominato:
Scuffia, se  signora.
Purpetta, se  vecchia.
Salame, se  vecchio.
Pagliettina, se  signorina.
Micco, se  bambino.
...
.
...
Perch nel rapporto del suddetto ispettore  detto che sarebbe ozioso far rilevare il modo come quei ladruncoli imparavano a rubare, cos io stesso volli intervistare uno di detti aspiranti alla mala vita, il quale, dopo avermi dettato parte del gergo che ho riprodotto, aggiunse:
"Il gioved e il sabato, il masto ci riuniva dietro il teatro che trovasi nella Villa del popolo e mentre esso fingeva leggere il giornale, ovvero mostrava starsene distratto noi dovevamo levargli gli oggetti che teneva nelle tasche. Quando dopo i ripetuti esercizii si mostrava starsene contento della nostra destrezza, ci diceva: Menatere a mare, cio potete rubare!"
Lo stesso Masto faceva pure notare a' suoi dipendenti che chi ruba non deve fuggire mai in linea retta, ma deve fare il serpe, cio compiere degli zig-zag, essendo questo il mezzo pi sicuro per istancare l'insecutore.
Tale astuzia  posta in atto dagli abitanti delle vicinanze del Nilo per isfuggire alla persecuzione dei coccodrilli.
Il rapporto continua:
Il Chiattone ha affermato di aver preso parte a molti furti sempre per da palo (spia). Ha dichiarato altres che poche sere fa 'o Cafone si appost all'angolo della via Carriera Grande per consumare una rapina e che, essendosi visto venire a quella volta un signore alto, vestito di nero, il Cafone gli aveva detto: Afferra 'o ciuccio (strappa l'orologio) e che al suo diniego gli raccomand di fare da palo, specie per osservare se si avanzassero le guardie di P. S., aggiungendo che avrebbe egli fatto il colpo. Avvenuto lo strappo, il Cafone infil la via Duchesca ed egli, il Chiattone, la Ferrovia, inseguito inutilmente il primo dal derubato, che  poi il signor Baldisserotto, innanzi al quale il detto ragazzo ha riprodotta la scena da impressionare fortemente detto signore.
Lo stesso ladruncolo ha svelato altres che il giorno precedente al suo arresto, e sempre in compagnia del Cafone, consumarono una rapina alla Villa del popolo in danno di un giovane signore, al quale strapparono orologio e catena, e, verso l'Arenaccia, strapparono anche una catenina di scummazza (falsa). Infatti in camera di sicurezza  stato rinvenuto un pezzo di catena di ottone dorato che il Chiattone ha dichiarato averlo gettato egli stesso per disfarsene. V'ha di pi: il detto monello si  confessato pure autore di una rapina che avrebbe commesso giorni or sono in sezione Pendino strappando ad una signora una borsetta, che, a suo credere, doveva contenere denaro, della quale per non ha saputo indicare n la forma n il colore, perch, inseguito, fu costretto a disfarsene buttandola via. Tale rapina fu commessa in danno della signora Angela Gattola.
Oltre questi reati, il Chiattone ha accennato ancora ad una quantit di furti commessi da lui e dagli altri della sua paranza, per per scagionarsi dice che la parte che vi prese fu sempre come complice necessario (spia), non mai da autore.
I furti commessi furono a danno di emigranti e di negozianti di latticinii.
Circa il baratto (ricavato del furto) ha affermato che la catena e l'orologio del signor Baldisserotto furono venduti per lire cinque, una delle quali spett a lui.
Queste affermazioni tutte del ripetuto Chiattone sono state avvalorate dal Zelluso, il quale, escludendo la responsabilit che il primo gli addossava, incolpava invece esso Pasquale e compagni dei reati sopraccennati.
Io invece sono di parere che la deposizione del Chiattone era basata sulla pura verit. Infatti detto monello non si scagiona, ma si vanta invece di aver preso parte non ad una, ma a tante e tante rapine, sempre per come spia.
N potea essere altrimenti, se si consideri che nella lotta per l'esistenza l'agilit  adoperata dagli animali come mezzo di difesa e di attacco, il che trova piena applicazione nei nostri ladri di destrezza, e perch il Chiattone, come indica il suo nomignolo, vuol dire obeso e perch detto monello ha le gambe corte, cos se ne inferisce che, caso mai, nelle varie rapine, l'avesse fatta da autore, sarebbe stato certamente afferrato dallo stesso derubato, perch le sue condizioni fisiche non gli permettevano di superare gli altri nella corsa. Infatti quando si prov di rubare la borsetta alla Gattola, perch stava per essere agguantato dalla stessa derubata, fu costretto ad abbandonare la refurtiva.
Noi, che conosciamo la maggior parte de' tipi che compongono la mala vita napoletana, possiamo assicurare la polizia che il Chiattone terr in avvenire occupato il magistrato non per come ladro di destrezza, ma come sanguinario poich quell'aspetto freddo e immobile, e quella ruga verticale, profonda, che notai sulla glabella di questo piccolo protagonista della mala vita, sono stigmate che non si riscontrano nei ladri ma nei sanguinarii.
Anche la millanteria di aver fatto questo e quell'altro  carattere che si riscontra in chi si fa giustizia non colla ragione, ma colla rivoltella e col pugnale.
Gli altri arrestati invece hanno fisonomia attraente ed in alcuni di essi ci si legge una vera bonariet.
Le labbra di questi sono sottili, in qualcuno ondulate. Sulle loro guance si vede qualche volta tatuato qualche neo di bellezza appunto come quello che adorna la faccia delle prostitute.
Sono bugiardi, lascivi, ghiottoni, motteggiatori, arroganti, traditori e superstiziosi.
Come pederasti passivi danno una percentuale del 35, 37 %. Si abbandonano a questo abominevole vizio per derubare l'attivo.
Come preavviso dico che il ladro di destrezza esercita in questa citt il suo mestiere dai 10 ai 20 anni.  snello, pallido con sistema pilifero scarso e con apertura delle braccia che supera la statura.
La natura, per provvedere alla difesa di questi parassiti della societ, li ha dotati di tronco corto e di gambe lunghe, come appunto si riscontra nella maggior parte dei negri e degli australiani.
Riguardo all'indole il ladro di scippo la cede di molto alle specie affini, essendo pi indolente e meno fiero di quello di scasso e del grassatore.
L'amore ha in esso tendenze omogenee.
La modestia ed il pudore non sono sue prerogative.
Sulle sue labbra risiedono quasi sempre scherzo e gioia; vendetta e tristezza s'annidano nel suo cuore.
Quando ha lo stomaco pieno si sdraia sui marciapiedi di alcune vie, dove con un pezzo di gesso disegna osceni geroglifici e turpi emblemi, che attestano la sua passione e la sua bizzarria.
Se il bisogno della fame si fa in esso imperioso, imita l'affamato leone, si scaglia cio sulla prima impotente vittima che gli passa dinanzi e, senza pensarci due volte, le strappa gli oggetti di valore e poscia via di corsa.
Nelle lotte per l'esistenza si mostra volpe scaltrissima. Non attacca mai il forte per tema di non isfuggire dagli artigli di questo; ruba invece le donne, i fanciulli ed i vecchi perch essi non possono inseguirlo; ed invola il portafogli al contadino che a bocca aperta gira per le vie di questa citt.
Nella cos detta concorrenza o competenza vitale, si vedono questi associati alla mala vita spesso combattere fra loro, come avviene fra le volpi di una ristretta regione, delle quali ciascuna cerca di appropriarsi, come diceva il Canestrini, la preda in maggior quantit e di migliore qualit.
Quando questi malviventi vengono risparmiati dal bacillo di Koch, ti si fanno, ancor giovani, alle calcagna scarni, petulanti e ti chiedono il soldo.  il ladro che si  trasformato in pezzente; per anche in questo periodo di disfacimento fisico e morale, potendo, non manca d'involarti qualche oggetto.
Il lupo cambia il pelo ma non il vizio.
...
.
...
Avevamo, fin dal 1901, pubblicate nella Rivista Mensile di Psichiatria Forense, Antropologia Criminale e Scienze affini queste notizie, allorquando venne dato al nostro amico delegato Vincenzo De Silva, addetto ad una delle stazioni marittime, di scovrire una Sezione aggiunta di detta scuola.
Il rapporto di tanto egregio funzionario  cos concepito:
"Da qualche tempo il piazzale e le adiacenze di questa nuova Stazione Marittima brulicavano di ragazzi, i quali, specie nei giorni di partenza di piroscafi per l'America, cacciandosi fra la folla degli emigranti li facevano vittima di tutto ci che avevano nelle tasche o di quanto depositavano per poco a terra (involti o valigie). Gli agenti tentavano a snidarli; perch, sgusciando essi fra le persone, riuscivano quasi sempre a mettersi in salvo colla fuga.
Intanto essendo venuto a nostra conoscenza che tutti questi ragazzi venivano invitati a far ci da gente adulta e pericolosa, che nelle adiacenze riceveva il bottino, regalando ai ladruncoli poco o nulla del valore reale dell'oggetto rubato, si dispose un servizio speciale per la repressione di tale increscioso fatto.
Stamane dall'appuntato Greco e da altre guardie della Brigata sono stati sorpresi ed arrestati cinque ragazzi, essendo gli altri fuggiti, nel mentre avevano gi incominciato le loro delittuose gesta, ed infatti a due di essi e precisamente a Migliaccio fu sequestrato un fazzoletto per donna di battista ricamata, che, poco prima, avevano rubato ad una emigrante.
Condotti tutti in quest'ufficio dopo un faticoso e persistente interrogatorio, si  riuscito a sapere che i ragazzi venivano istigati da due individui agnominati entrambi Zio Vincenzo, il primo venditore ambulante di berretti e l'altro ex scaricante di carboni, i quali con linguaggio persuasivo o con minacce li istigavano al borseggio.
Il bottino doveva essere consegnato ai suddetti. Per ogni fazzoletto che il ragazzo portava riceveva un soldo e spesso anche nulla. I sigari venivano venduti dagli stessi ragazzi al tabaccaio in Via Marina, e precisamente a quello spaccio ch' posto prima del Parco Mandrone. Il proprietario del botteghino o la di lui moglie appena scorgeva qualcuno di detti ragazzi lo faceva aspettare se vi era gente nella rivendita, e restati soli pagavano, per ogni sigaro napoletano o toscano, un soldo ed una sigaretta. Il soldo il ragazzo doveva darlo ad uno dei Zii Vincenzi, e la sigaretta la riteneva per s. Per due sigari riceveva tre soldi, per quattro sei soldi ecc.
I ragazzi sono stati per ora identificati soltanto col loro agnome, salvo gli arrestati di cui a margine segno le loro precise generalit.
Essi sono: 1. 'O cerinaro, 2. Gragnaniello, 3. Chiaravalle, 4. Stizza, 5. 'O figlio 'e Pietro, 6. 'O scarparo, 7. Pechiulla, 8. Pascaliniello, 9. 'O Muto, 10. Ratticello.
Essi avevano anche imparato il gergo della refurtiva. Quindi chiamavano musco il fazzoletto di seta, 'o puorto il portafogli, 'o ciuccio co l'anello l'orologio colla catena.
Inoltre siamo stati informati che il tabaccaio suddetto, se i sigari erano con la foglia rotta, non li pagava pi di un soldo l'uno.
...
.
...
Premesso ci, passiamo a studiare partitamente le principali caste che compongono la mala vita napoletana e ci facciamo non per diletto, ma per tema che il progredire della civilt faccia scomparire o modificare alcuni usi e costumi di quel verminaio umano che si chiama camorra.
Principio dai basaiuoli o basisti.
...
.
...
I BASAIUOLI.
...
.
...
I Basaiuoli sono quelli che la legge chiama complici necessarii dei delitti contro la propriet.
Essi, per la loro sorprendente astuzia, spesso rasentano il codice penale, ma quando v'inciampano dentro se la sbrigano non solo con l'articolo 64 (concorso di pi persone in un reato), ma anche con la maggior parte delle disposizioni che si trovano contenute fra gli articoli 402 e 421 di esso (delitti contro la propriet).
Come la tisi ed il cancro si trasmettono ereditariamente, cos anche il mestiere del basaiuolo  ereditario in alto grado, e, quando l'ereditariet sembra mancare, allora un'accurata indagine arriva quasi sempre a trovare nella storia gentilizia di questi individui un punto nero che richiama l'attenzione dell'osservatore.
Fra i ventidue basaiuoli da me conosciuti, in dieci di essi ho trovato la trasmissione ereditaria diretta; e fra questi dieci, in quattro la specialit  stata trasmessa per tre generazioni consecutive; in cinque l'ereditariet  stata alternante; e, negli altri casi, ho dovuto ricorrere alla trasmissione contagiosa, che con l'ereditariet ha stretta parentela.
Gli scugnizzi destinati a divenire basaiuoli sono di non comune intelligenza. Hanno un gusto naturale per la musica e pel disegno; e, quando il padre di qualcuno di essi vede il proprio figlio sdraiato sopra qualche marciapiede, intento a disegnare con un pezzo di gesso qualche scena delle gesta di Rinaldo, allora pensa di fare di lui un grand'uomo, e lo manda a scuola, ed ecco perch l'analfabetismo, in questa classe di mariuoli,  raro. Quando, per, il futuro camorrista viene a convincersi che i libri non apportano altro beneficio che quello di sciupare il sistema nervoso, e di rubare al non lungo ciclo della vita un quarto di secolo per conseguire una laurea, manda al diavolo storie, geografie ed altro simile materiale debilitante e si d alla mala vita. Di questi miei conoscenti otto si sono dedicati alla specialit suddetta, dopo aver fatto un lodevole noviziato nell'onoranda casta dei pali (spie), mentre gli altri preferiscono questo mestiere, quando sono dichiarati inabili saccolari (borsaiuoli) dall'alto consesso dell'Omert.
Meno poche eccezioni, la borsaiuoleria  propria dell'et matura. Il trucco adoperato da questi ex studenti  in relazione colla loro fisonomia. Io ne ho visti camuffati da frati, da preti, da militari, da negozianti di bestiame e da cafoni. E quando il viso fa credere che nelle vene di qualcuno di questi parassiti della societ possa circolare un tantinello di sangue bleu, allora essi indossano la redingote e si coprono il capo con qualche maestosa tuba.
Senza ricorrere ai filologi, dico subito che basaiuolo viene da base. Infatti, questi... galantuomini non sanno che preparare il terreno, per far perpetrare i furti. Perci sono tenuti in gran conto dai componenti la camorra.
I ladri di scasso ricevono da essi il piano topografico delle abitazioni quando il "Si loca" permette dal 4 gennaio al 4 maggio di visitare le case.
Si vedono, alle volte, in compagnia di forestieri a scopo di scrutare se questi sono astuti o pachiochi, indicando questi ultimi ai borsaiuoli.
Spesso, fingendosi gente di cuore, si fanno volontari conduttori di emigranti, che poi in vicoli poco frequentati dalla polizia abbandonano ai grassatori.
I magazzini di abbigliamento offrono a questi miei esaminati il vero pane quotidiano; ed ecco in che modo essi se lo procurano.
Il basaiuolo entra in uno di questi negozii e prende posto al banco che trovasi vicino alla porta di uscita, poi ordina delle stoffe, che, come l'uso impone, vengono disposte sul piano di detto banco.
Ma, mentre il commesso va di qua e di l, per prendere altra roba e cos contentare il nuovo avventore, costui lascia cadere fra i suoi piedi una parte della roba esposta, la quale viene involata dal ratto (ladro di destrezza), che se ne sta a spiare di fuori.
Se del furto se ne accorge il padrone, o chi per lui, allora il primo a gridare al ladro  il basaiuolo, il quale per svignarsela finge di inseguire il ladro. Nel caso contrario adduce dei futili motivi e va via senza comprar nulla.
Il ritratto che riproduco, e che a primo aspetto ricorda le fattezze di un ex pretore di Guardia Sanframondi, non  che il basaiuolo agnominato il Barone.  uno di quei tipi che ha risoluto il problema della vita col vivere alle spalle del Governo. Infatti, 27 dei suoi 62 anni di vita li ha passati in case di pena.
Luigi de L. (Basaiuolo)(13)
E prima di finire questa chiacchierata sui basaiuoli voglio ricordare ai miei lettori che, quando qualche cocchiere a notte inoltrata vi vuol far seguire un itinerario diverso da quello da voi indicato,  segno che il vetturino  un basaiuolo.
Obbligatelo sempre, ed a tempo, a fare la via da voi desiderata; perch, diversamente, non solo ritornerete a casa senza l'ombra di un quattrino, ma delle 24 costole che compongono la vostra cassa toracica almeno mezza dozzina saranno affidate alla cura dei miei colleghi dei Pellegrini(14).
 GLI SCAMBIENTI
Un'altra categoria di delinquenti che infesta questa citt a detrimento della gente dabbene  quella che  costituita dagli spacciatori di monete false.
Coloro che si abbandonano a questo pericoloso, ma fruttifero passatempo vengono dalla mala vita chiamati scambienti, da scambiare, forse, che vuol dire appunto sostituire una cosa analoga a quella che si doveva fornire, non falsa per.
I componenti questa casta hanno un'aria di tanta bonariet che i profani di discipline psicologiche neppur per ombra pensano di aver che fare con dei farabutti.
"Il lupo, dice il Giacchi, sa vestirsi molte volte colla pelle di agnellino, e belare con tanta grazia, che il volgo lo accarezza e lo liscia fino al punto da reputarlo un agnus Dei, ma colui che  abituato a scandagliare gli abissi dei sentimenti e del pensiero umano pi presto o pi tardi arriva a scoprire che sotto il morbido vello del mansueto ruminante sta nascosto il pelo irsuto del carnivoro rapace".
Gli scambienti prendono diversa denominazione a seconda delle monete che spacciano: cos menacolla si addimandano coloro che dnno carte false; doppiafaccia si agnominano quelli che vi offrono rame o zinco per bronzo; bianchini vengono detti coloro che in luogo dell'argento dnno altro metallo e finalmente formellari si soprannominano quei tali che fanno accettare i falsi nickelii.
Agli scambienti non si d quella caccia che meriterebbero, perch la P. S., mi diceva un alto funzionario,  convinta che, dopo aver affidato al magistrato questi simulatori di bont, il giudice non affibbia loro mai con scrupolosa esattezza gli articoli 256-263 del codice penale, che furono creati a bella posta per essi; giacch i falsarii, quando vengono tradotti innanzi alla giustizia, o se ne escono in grazia della loro astuzia, come suol dirsi, pel rotto della cuffia, o vengono condannati al carcere per uscirne poco dopo baldi e freschi pi di prima.
E di tale opinione era anche Errico II, il quale nel 3 febbraio 1549 fece pubblicare: Essere dolente della negligenza che mostravano i suoi giudici in punire ed estirpare dalle province soggette alla loro giurisdizione i falsarii di monete che pullulavano pi che mai nel suo Regno, con gran detrimento della cosa pubblica.
In caso di recidiva per al cambiamento di..... aria, ordinato dai presidenti dei nostri tribunali, il P. M. aggiunge del suo, come..... ricostituente, un tantinello di sorveglianza speciale.
Ed  per questa poco gradita soddisfazione, almeno cos la interpetro io, che, in luogo di dar la caccia agli scambienti, il funzionario di P. S. mira alla scoperta delle fabbriche, perch a fatto compiuto, se per economia gli vien meno il gettone, dall'altra non gli mancher l'encomio, del quale si giover come..... titolo nella sua lenta e male retribuita carriera.
A reprimere simili reati Re Ruggiero, Carlo d'Angi e Carlo Duca delle Calabrie, primogenito di Re Roberto, si trasmisero per ereditariet di affidare, senza molti complimenti, i falsarii al boia.
Sauval asserisce che anticamente, in Francia, chi alterava i metalli delle monete veniva bollito nell'acqua e nell'olio. In prosieguo per la moda impose che l'impiccatura era da preferirsi al lesso umano.
Ludovico il Santo aveva, per i suoi falsarii, in predilezione la forca; per, prima di spacciarli per l'altro mondo, stimava utile appropriarsi i beni di quei rei.
E all'ultimo supplizio mandarono anche i falsarii Luigi XIII, XIV e XV.
Nell'articolo 132 del codice penale francese (1810) stava scritto che chi alterava le monete d'oro e d'argento aveva la poco lieta sorpresa di vedersi circuito il collo col cappio.
Il codice penale dell'Assemblea Costituente mantenne l'ultimo supplizio per delitto di falso commesso sulla carta-moneta nazionale ed affibbiava 15 anni di catena a chi alterava le monete reali.
A queste pene per la legge del 1. brumaio anno II, come codicillo, vi aggiunse la confisca dei beni, e quella del 23 floriale, anno X, vi un la nota d'infamia.
Clemente V per vedere distrutti i falsarii ricorse alla scomunica; per il Lablanc afferma che di quell'enciclica i falsarii si fecero una risata!
...
.
...
La fabbriche di monete false son poste quasi sempre in case di campagna(15), dove di notte e con tutti i voluti riguardi si trasporta il macchinario occorrente.
Nell'epoca della lavorazione sono esse guardate a vista dai pali, coadiuvati a lor volta da grossi e feroci mastini, che si tengono quali vedette ad una certa distanza dal fabbricato.
Se all'abbaiare dei cani seguono tre fischi, il torcoliere brucia le carte e coll'acido nitrico distrugge l'incisione.
Se invece trattasi di monete di metallo, queste, una al punzone, vengono gettate nel trabucco (fossa preparata nel pavimento).
Il fabbricante di false monete non  mai conosciuto dagli scambienti, perch il prodotto del suo ingegno lo vende direttamente alla prima-mano, dalla quale, secondo la perfettibilit del lavoro, riceve dal 10 al 12 %.
Vediamo intanto come gli scambienti mettono in commercio le monete adulterate.
Le carte-valori di grosso taglio vengono spacciate per le fiere frammiste alle vere.
Spesse fiate per accreditarle le trassinano ad arte.
Quando il venditore  un uomo primitivo, il falsario compratore lo invita a farsi osservare la moneta prima d'intascarla.
Al povero marrano allora, che era andato a vendere la vacca o le pecore per pagare il proprietario del fondo, si accosta, senza che fosse stato invitato, un compare del compratore camuffato da galantuomo, il quale, dopo aver fatto finta di osservare e riosservare il denaro, dice al venditore: Astepatevello!
Le carte-valori di piccolo taglio insieme alle monete di rame e di zinco vengono affidate a disonesti negozianti o ad improbi cambiavalute, i quali, o nel cambio o nel dare il resto, le frammischiano alle vere.
A sera fatta la prima-mano, nel fare il giro per i locali degli scambienti, domanda ad essi se avessero bisogno di altra zavorra (moneta adulterata), che cede per un compenso che varia dal 20 al 25 per cento.
Dal taccuino di D. Teodoro De L., abile e fortunato scambiente, copiai: Dare a Don Raffaele lire quattro per tacchetti (monete da 10 centesimi).
E pi sotto leggevasi:
"Le venti pezze di calzone (carte da 10 lire) le ebbi da Don Gennarino domenica sera".
Oltre gli spacciatori sedentarii vi sono gli ambulanti, i quali, quasi sempre di sera, sotto pretesto di acquistare questa o quell'altra cosa, offrono delle monete false.
Gli scambienti che trovansi lontani dalla prima-mano chiedono il denaro adulterato con scrittura convenzionale.
A beneficio dei nostri lettori riproduco i seguenti documenti.
Caro Amico,
Io seguito a soffrire il dolore di ventre e perci siete pregato mandarmi subito 40 di quelle stesse foglie che mi mandaste la settimana passata e che mi giovarono assai.
Sceglietemi, vi raccomando, le migliori, perch una di esse che mi resta la voleva dare ad un trainiere di Maddaloni, ma costui vedendo che era macchiata e credendo che fosse attaccata dalla perenospera la rifiut.
Per farmi arrivare con sicurezza e con sollecitudine ci che vi ho chiesto, metterete dette foglie in una risma d foglietti che mi spedirete a mezzo posta".
A questa lettera fu risposto.
Caro Antonio,
Mi rallegro che quelle foglie ti giovarono.
Io, invece di spedirtele per la posta, ho pensato portatele io stesso.
Ti aspetto gioved a Caserta e propriamente sotto il Viale destro che trovasi rimpetto la stazione.
Partir da Napoli col treno delle 12.
Non dimenticarti di portarmi i rapronobis (denaro).
Vedendo D. Pasquale gli dirai che se la ruota non si unge il carro non cammina e con ci mosca mmocca (fa silenzio, non svelare nulla a chicchessia).
...
.
...
A dimostrare poi che i nostri artisti non si limitano a falsificare soltanto la moneta nazionale; ma quando ad essi si presenta il destro non isdegnano imitare anche quella degli altri Stati, riproduco le seguenti corrispondenze di provenienza parigina.
"Un doganiere, ch'era di servizio alla stazione di Lione, ricevette da un suo compagno una dichiarazione per iscritto, perch diligentemente verificasse il contenuto di un baule allora giunto dalla stazione di Berey, a piccola velocit!
Un quarto d'ora pi tardi, cos dice lo stesso doganiere, mi accinsi a questa verifica, aiutato in ci da un mio impiegato, e procedemmo alla verifica del baule, il cui inventario era stato indicato sotto la formola "oggetti ed abiti usati". Tutto era quasi finito, quando il doganiere che mi secondava sollev involontariamente un paio di grossi stivali posti in fondo al baule, ed ecco che in seguito a questo movimento caddero dall'interno degli stivali parecchi rotoli di scudi.
Assai sorpreso di tale scoperta, esaminai le monete; esse erano d'argento ed avevano un suono ed un peso uguale a quello delle monete legali, cionondimeno il conio era difettoso. Tutte le monete portavano il millesimo 1877.
Quando il proprietario, un uomo sui 30 anni, di aspetto militare, venne a ritirare la sua merce, io gli chiesi alcune informazioni sulla provenienza del danaro scoperto; egli sembr alle mie domande molto confuso.
Dinanzi al suo imbarazzo io credetti bene allora di farlo accompagnare alla Zecca da un doganiere, incaricato di chiedere al direttore di questo stabilimento il suo parere intorno alle monete trovate, l'esame delle quali condusse a queste conclusioni: le monete erano bens di buono argento e di titolo legale ma non uscivano dal conio della vera Zecca; erano state fabbricate da un abile falso monetario.
In seguito a queste dichiarazioni, io non esitai a fare arrestare questo individuo, che condotto poi dinanzi al commissario di polizia disse chiamarsi Carlo di M., di 32 anni, suddito italiano, giunto a Parigi alcuni giorni prima.
Carlo di M. neg di essere un falso monetario e spieg la provenienza dell'argento trovato in suo pssesso dicendo che gli era stato rimesso a Napoli da un operaio di cui aveva fatto la conoscenza.
Secondo la Patrie il di M. farebbe parte di una banda internazionale di falsi monetarii.
Il commissario di polizia Lawal oper una perquisizione nella camera occupata dal di M., in un albergo n. 12 della via Lione, ma senza alcun frutto.
Il giudice istruttore Vallet interrog l'accusato ed ha fatto chiedere al Procuratore della Repubblica di Chateaudun altri particolari circa l'arresto col avvenuto di due altri falsarii di nazionalit italiana, i quali inondavano il mercato di monete da cinque franchi col millesimo 1876.
 pressoch certo che quei falsi monetarii siano complici del di M.
Questi, che si era recentemente recato in Italia, abita a Parigi da molti anni e siccome a Chateaudun furono arrestati altri due individui, i quali spendevano le stesse monete; cos si presume che queste monete provengano da Napoli, dove sarebbero state fabbricate. Quella supposizione diventa certezza ove si pensi che quel tale Tobia F., arrestato per complicit nella spendita di monete false con l'avvocato De S., e detenuto nelle carceri di San Donnino a Como, consegn all'autorit di pubblica sicurezza due scudi francesi con l'emblema della Repubblica e col millesimo 1876, consegnatigli come campione dall'avvocato De S.
Il campione proveniva da Napoli e gli scudi sarebbero stati spediti in grande quantit quando se ne fosse assicurato lo smercio. Il che fa supporre che quella vasta organizzazione di falsarii non limitasse le sue operazioni delittuose solamente all'Italia, ma si spingesse anche all'estero. Ci spiegherebbe anche perch il De S. si recasse spesso a Montecarlo, per mettersi di accordo con gli spacciatori francesi.
...
.
...
L'incisione che accompagna questo capitolo d a divedere che i due farabutti distinti coi numeri 1-4 (scambienti) portano scolpito nel volto un aspetto di bonomia singolare. Questa caratteristica, come ben fa notare il Lombroso, non manca quasi mai nei falsarii e nei ladri, essendo essa un mezzo necessario per poter menare a buon fine le loro imprese.

Falsarii
1) Giovanni Sal. (scambiente) 2) Domenico La. (prima-mano)
3) Gennaro C. (prima-mano) 4) Salvatore Son. (scambiente)
.
Il volto torvo e ripugnante che si riscontra nei due altri individui  indispensabile per la prima-mano a scopo di tenere in soggezione i suoi dipendenti.
 proprio il caso di dire che la fisonomia di questa gente rappresenta un mezzo naturale di lotta per l'esistenza.
...
.
...
I MERCANTI DI CARNE UMANA.
...
.
...
Quando le macchine non avevano nelle industrie il posto eminente che occupano ora, i fanciulli, dice Abramo Levi, non potevano essere impiegati negli opificii industriali con tanta facilit, perocch il loro lavoro si riduce ad occupazioni inoffensive per essi, occorrendo la mano maestra al compimento migliore dei prodotti.
Soltanto nelle miniere le giovani reclute potevano essere sfruttate a detrimento del loro avvenire intellettuale e fisico.
L, nelle scure e profonde viscere della terra scavata dall'uomo, avido di occuparne i tesori, i fanciulli ancora teneri potevano essere adibiti a faticosi e pesanti lavori.
L essi incontravano i pericoli tenebrosi, le vendette manifestantisi sotto forma di crolli, di seppellimenti spaventosi, di detonazioni micidiali.
...
.
...
Col progredire delle industrie e col perfezionarsi delle macchine, l'avidit speculatrice dell'uomo ha pensato che come coadiutore di questo, in luogo degli adulti, che pretendono buon salario, possono essere adibiti i fanciulli, e che questi per 10 soldi al giorno disimpegnano lodevolmente il loro mandato, anche nelle fabbriche di acido solforico, di acido nitrico, d'ammoniaca, di solfuro di carbonio, di cloruro di calcio, di cianuri, di colori a base d'arsenico, di caoutchouc, di fiammiferi, di concimi artificiali, di vetrerie ecc. Qui, quando l'aria viziata delle officine, alle quali  negata persino la gioia della luce del cielo, tarda colle sue esalazioni ad avvelenare quelle creaturine che sparute, affamate, mal vestite e sonnacchiose, perch vi lavorano da mane a sera, viene in mezzo il colpo spicciativo dell'ingranaggio o di qualche organo di trasmissione delle macchine lavoratrici, che stritolano e spappolano quelle piccole larve umane.
Per mettere un argine agli abusi e ai soprusi che dagl'interessati degli opificii si commettevano a danno di quelle infelici esistenze, si pens, nel 1886, di formulare una vera legge sul lavoro dei fanciulli, alla quale, con decreti dell'8 aprile 1888, 6 gennaio 1889 e 1 marzo 1900, si apportarono degli emendamenti.
Nel Cap. V, articolo 37 di detta legge sta scritto:
a) I fanciulli maggiori di nove anni e minori di quindici non potranno essere ammessi ai lavori negli opificii industriali, nelle cave e nelle miniere, se non quando risulti da certificati di medici, all'uopo delegati da ciascun consiglio circondariale di sanit, che siano sani ed adatti ai lavoro cui vengono destinati.
b) Nei lavori insalubri e pericolosi (sempre che non abbiano compiuti i 15 anni) se non nei limiti e con le cautele stabilite dal regolamento.
c) I fanciulli che non hanno compiuto il nono anno, o non hanno raggiunto ancora il dodicesimo, non potranno essere impiegati in una giornata che per otto ore di lavoro, nelle quali va calcolata anche la tregua relativa tra un lavoro ed un altro, come pure l'ora del pasto.
Intercettatori di fanciulli
Questa legge apport che i pi paurosi dei direttori, dei gerenti e dei cottimisti degli opificii industriali, per non incorrere nelle disposizioni penali, misero alla porta i loro piccoli operai, mentre i meno scrupolosi li tennero alla loro dipendenza fino a tanto che non furono, per tanta arroganza ed inumanit, tradotti innanzi al magistrato.
In prosieguo i negozianti di carne umana, per evitare i rompicapi delle nostre autorit, si decisero a portare in Francia la merce acquistata per i nostri paesi.
...
.
...
La tratta dei bimbi viene esercitata nelle nostre province quasi sempre d'inverno, perch allora i mezzi per tirare innanzi la vita si rendono pi difficili alla povera gente.
Il prezzo d'acquisto varia secondo il sesso, l'et e lo stato pi o meno perfetto di salute di chi deve essere venduto.
In pari condizioni d'et e di salute, le donnine vengono pagate pi degli ometti; perch quelle, dopo essersi nelle officine teoricamente avviate per la scuola del vizio, passano dopo, per conto degli altri, a far la pratica nei bordelli.
Quando le richieste dall'estero sono parecchie fra i compratori di bambini avviene una specie di gara.
Infatti, mentre nel 1899 un bambino di 10 anni non si pagava che 20 lire; l'anno successivo un fac simile della stessa merce fu acquistato per lire 60!
...
.
...
I mercanti di carne umana sono esseri infidi, astuti, falsi, coraggiosi e forniti di una grande presenza di spirito.
Niuno riesce a spaventarli, e non  neppur facile l'intimorirli.
Nelle rivendite, che essi fanno della loro mercanzia, i guadagni debbono essere rilevanti; poich, quando uno di questi mezzani s'installa in una provincia, non tollera che altri vi vadano ad esercitare lo stesso mestiere.
...
.
...
I bambini acquistati, quando non sono accompagnati ai confini dai loro genitori, vengono rilevati dalle loro famiglie a notte inoltrata, e dal luogo di acquisto, per non insospettire le autorit locali, si fanno partire nelle prime ore del mattino.
Prima di mettersi in cammino, l'acquirente tiene a queste infelici creaturine un sermoncino, che su per gi suona cos:
"Ragazzi, ricordatevi bene il nome che vi ho dato. Caso mai sarete interrogati dalle autorit, dite con franchezza che io sono vostro zio e che vi voglio molto bene.
Chi risponde nel modo che ho detto avr per regalo un soldo; chi invece si confonde sar legato e bastonato".
A questo ammonimento, i pi non fanno motto; mentre qualche altro risponde:
Ed io: Maestro, i tuoi ragionamenti
Mi son s certi, e prendon si mia fede,
Che gli altri mi sarian carboni spenti.
Il mercante poi, per corroborare con dimostrazione questi suoi ultimi ammonimenti, si toglie dalla vita la correggia e la fissa all'estremo del bastone, improvvisando cos una specie di scudiscio, che mette subito in pratica a beneficio di quelli a cui le gambe non si prestano tanto per i lunghi tratti di via.
Giunti questi piccoli schiavi bianchi alla stazione di partenza, stanchi, affamati, infreddoliti e pieni di sonno vengono a furia di spintoni fatti montare in qualche vagone di quarta classe, dove qualcuno si accovaccia e piange per le scudisciate ricevute. Qualche altro, ricordandosi dei suoi genitori, si lascia furtivamente sfuggire qualche lacrima, che tosto si asciuga col dorso delle mani, per non attirare sopra di s lo sdegno dello pseudo-zio; mentre i pi filosofi, adattandosi alle circostanze della nuova vita, placidamente si addormentano.
Questo  l'esodo!
I seguenti documenti dimostrano, in minima parte, come questi nostri piccoli connazionali vengono trattati all'estero.
Marsiglia, 26 aprile 1899.
" . . . Si occupi anche lei di far cessare immediatamente lo sbarco giornaliere di tanti infelici ragazzi attirati in questa citt da lusinghiere promesse e accompagnativi da avidi speculatori, o per meglio dire da negozianti di carne umana.
Giunti qui, penna umana non sa descrivere le miserie e le minacce che si fanno, nelle varie officine, sopportare a questi infelici fanciulli di 10 a 12 anni; e che per farli passare per 13, l'accompagnatore presenta fedi di nascita di altri, dando cos alle sue vittime nomi e cognomi che ad essi non spettano.
La settimana passata, un solo individuo condusse qui, come agnellini al macello, quindici fanciulli".
Quest'altra lettera fu scritta da Lione e porta la data del 27 settembre 1898.
". . . . Da qui son partite persone, che trovansi a lavorare nelle vetrerie, e dirette nella provincia di Caserta per negoziare carne umana, lusingando i genitori che cedessero i loro bambini con promessa di vasta mercede; mentre  tutto l'opposto: poco vitto, lavoro notte e giorno, poco salario e mal vestiti.
 sommamente vergognoso veder bruciare quei bambini dal riverbero delle fornaci; n possono emettere un lamento pel terrore che incutono ad essi i capi-officine.
Per essere sicuri del passaggio in Francia, i mercanti conducono i genitori di quei sventurati ragazzi fino a Modane o al di l di Marsiglia; poscia i genitori se ne ritornano ed i bambini sono condotti al martirio".
Da Parigi, un nostro connazionale, a nostra richiesta, ci scriveva.
"In seguito a vostra richiesta, vi dico che il detestabile commercio di carne umana, eseguito da inumani negozianti del nostro Paese, sembra non voler cessare. La sfacciataggine di questi intercettatori  arrivata a far scortare dai proprii genitori la merce acquistata fino alla frontiera. Poi, questi snaturati pacificamente se ne tornano al proprio focolare, affidando la loro prole a gente perfida ed incognita.
Niente vi dico delle torture che detti minorenni hanno a sopportare dalle due parti, miseria dal primo, minacce e percosse dai vetrieri a causa della concorrenza che si fa ai Francesi. Iddio solo lo sa, e, senza prolungarmi di pi, mi permetto dirvi che fra qualche giorno verr a bella posta in Italia Giovanni L. in compagnia di Giorgio e Michele S., per fare incetta di minorenni e poscia menarli in questo territorio infernale".
Quest'altro documento, che porta per titolo: Il dramma di un figurinaio italiano, l'abbiamo tolto dalla "Domenica del Corriere" del 5 aprile 1903.
La sera del 18 marzo scorso, una sera grigia e piovigginosa, sul boulevard Beaumarchais, a Parigi, trovavasi il ragazzo italiano Aristide Borelli, figurinaio di professione. Egli offriva invano ai passanti i suoi busti e le sue statuette di gesso: la gente non si curava di lui e passava via, e intanto egli aveva il cuore stretto... Se prima di mezzanotte non avesse riportato il guadagno nella misura voluta dal padrone, il suo tiranno, sarebbero state busse e peggio. A certo punto quattro o sei mascalzoni - i teppisti parigini, peggiori forse di quelli milanesi - circondano il povero Borelli. - Quanto costa questo Napoleone? - Venti soldi, signore.- Ecco, to'... - e con un calcio uno dei ribaldi rovescia la cassetta del figurinaio, rompendogli ogni cosa, mentre gli altri lo aiutano, fracassando alla lor volta le altre statue che il poveretto aveva collocate vicino a s. Compiuta l'impresa i bricconi fuggirono. Aristide Borelli cominci a piangere: poi, visto avanzare un pesante omnibus, in un momento di suprema disperazione, si gett davanti ai cavalli per farsi schiacciare piuttosto che tornare dal padrone senza soldi e senza merce. Soccorso in tempo, la folla lo circond, lo confort ed un signore presente gli diede 10 franchi per compensarlo del danno patito. Per quella sera, intanto, il poveretto risparmi le busse. I giornali francesi annunziano che il commissario di polizia Guicheteau sta investigando per scoprire i vandali iconoclasti: ma che dramma, intanto, in quella piccola anima di figurinaio napoletano! Una lettrice ci scrive da Parigi: "ho il cuore ancora stretto per il fatto del povero Borelli... Ma l'Italia non fa nulla per proteggere questi disgraziati contro la tirannia dei crudeli padroni che li sfruttano?".
E che potrebbe fare il Governo da solo, quando vi sono ancora genitori, specie nel Mezzod, che vendono o cedono a nolo i loro figli come abiti smessi?
...
.
...
Quando per i genitori o chi per essi non possono accompagnare la loro prole oltre i confini, i mercanti di carne umana hanno posto in pratica, con buon risultato, i seguenti mezzi, che tolgo da alcuni reclami presentati ai RR. Carabinieri, e che io lessi prima che venissero consegnati alla benemerita arma:
a) Vengo informato che Luigi G. con la cooperazione del fratello Giambattista, hanno pronti 15 minorenni per spedirli alle vetriere e per attuare il disegno attendono la rimessa della Francia.
I minorenni partirebbero senza passaporti e s'imbarcherebbero a Napoli con la connivenza del capitano del legno, che dovr trasportarli; e vuolsi che per eludere maggiormente la sorveglianza del porto d'imbarco i minorenni verrebbero chiusi in botti vuote.
b) Mi sento nel dovere di far noto a V. S. che Sabino Scav., noto intercettatore di bambini, ha consegnato al napoletano Cia. Francesco la merce acquistata in questa provincia. Il Cia., al momento della partenza del piroscafo per Marsiglia, fingerebbe di recarsi, coi ragazzi, alla pesca nelle acque vicine alla banchina. Non appena le guardie di P. S. del Porto discendono e si allontanano dalla nave, il Cia. imbarcherebbe i bambini".
...
.
...
Eppure, per porre un freno a questo turpe e detestabile mestiere dell'incetta di bambini, il legislatore con legge del 21 dicembre 1873 ebbe a sancire pene severissime, privando benanche del diritto della patria potest e di tutela quei genitori e tutori che li producessero o li affidassero per l'impiego sia all'interno che all'estero.
Malgrado per tutto il rigore della legge, le recriminazioni specialmente della stampa estera ebbero a quando a quando a farsi sentire contro siffatta speculazione. I RR. Consoli ebbero a confermare il poco edificante spettacolo, ed il Ministro dell'Interno non manc di farne oggetto di speciali raccomandazioni, perch le autorit fossero circospette nel rilascio dei passaporti a persone conducenti minorenni all'estero.
Dove maggiormente lamentasi tuttavia un forte contingente di emigrazione di fanciulli guidati, come abbiam visto, persino dai propri genitori,  nella Francia meridionale. Quivi tra l'altro, per la troppa affluenza dei nostri spostati, l'opinione pubblica spesso ebbe a risentirne.
Se tutto ci  doloroso anche di fronte al prestigio nazionale, quello che vieppi rattrista  che il vergognoso commercio, di cui ci occuppiamo, rende vittima i poveri minorenni della pi riprovevole corruzione".
Ora, ad impedire la tratta dei piccoli schiavi bianchi dovrebbero concorrere tutti coloro che sentono di aver cuore. Essi dovrebbero denunziare alle autorit competenti non solo gl'intercettatori, ma eziandio i loro inumani genitori, che dell'uomo non conservano neppur le fattezze.
...
.
...
Avevamo gi scritto questo capitolo, quando dal Comitato Nazionale Italiano contro la tratta delle bianche, sezione di Napoli, ci pervenne il seguente invito, dal quale con sommo dolore rileviamo che della tratta dei bambini si fa appena cenno.
Ecco il documento.
I fatti dolorosi che, ogni giorno, vengono in luce intorno al turpe mercato internazionale che infami speculatori fanno di fanciulle e di giovani donne, mercato comunemente conosciuto sotto il nome di tratta delle bianche(16), hanno destato una eco pietosa nella coscienza pubblica di tutti i paesi civili e una larga, feconda, benefica opera di vigilanza e di protezione sociale  gi stata da tempo organizzata nei congressi internazionali di Londra (giugno 1899), di Amsterdam (ottobre 1901), nella conferenza di Parigi (giugno 1902), e nel recentissimo congresso di Francoforte (7-10 ottobre 1902).
A quest'ultimo hanno partecipato, a mezzo di speciali delegati, la Germania, l'Italia, l'Inghilterra, il Belgio, la Francia, la Norvegia, i Paesi Bassi, la Russia, la Svezia e la Svizzera, ed importantissime decisioni vi sono state prese.
Il 23 gennaio 1901, in una solenne riunione, che ebbe luogo in Roma, nella sede dell'Associazione della stampa, fu costituito, sotto la presidenza dell'onorevole Luigi Luzzati, il Comitato Nazionale Italiano contro la tratta delle bianche, ed in esso sono nomi preclari come quelli di donna Laura Minghetti, della signora di Robilant, del marchese senatore Visconti-Venosta, del principe Chigi, del senatore Villari, dei deputati Angelo Celli, Torlonia, Torrigiani, di San Giuliano, Riccio, Socci, Talamo e di molti altri autorevolissimi.
Il nobile esempio di Roma fu presto seguito dalle altre grandi citt italiane, ed altri comitati sorsero a Milano, Torino, Genova.
In Napoli non ancora  stato fatto nulla contro la tratta che disonora la civilt contemporanea; e pure qui, pi che altrove,  urgente un'azione di sorveglianza e di assistenza, poich  da Napoli, come da Brindisi, che partono pi numerosi e frequenti, specie per Odessa e per i mercati d'Oriente, i tristi carichi di merce umana raccolta, quasi sempre, tra le pi misere e derelitte figlie del popolo.
Il porto di Napoli  il principale sbocco della esportazione delle provincie meridionali; abbondante, ricercata, lucrosa esportazione di giovane e povera carne, d'indifese, inconsapevoli anime, cui ingannevoli promesse e seduzioni di ricchi, solleciti, onesti guadagni indussero a lasciare la famiglia e la patria, e cui l'abbandono, ogni sorta d'insidie e persino la fame e le sevizie attendono nelle lontane terre straniere sino a quando le deboli creature, vinte, esauste, non siansi arrese alle voglie dei turpi, ingordi trafficatori.
Occorre per tanto che anche in Napoli sorga un comitato contro la tratta delle bianche, valida del concorso di gentili pietose anime femminili e di uomini chiari per virt d'intelletto e di filantropia, per solerte operosit, il quale si proponga di combattere l'ignominioso traffico per quanto esso riguarda l'incetta di fanciulle e in genere di minorenni, fatto mediante l'inganno e la seduzione.
Esso dovr, di accordo con gli altri comitati nazionali ed esteri:
a) Studiare i provvedimenti sociali e morali pi idonei a combattere indirettamente la tratta, giovandosi, a tal uopo, anche delle opere filantropiche gi esistenti e che abbiano affinit con lo scopo che il Comitato si propone.
b) Studiare le condizioni della tratta in Italia, e specie del Mezzogiorno, per organizzare un'efficace sorveglianza ed assistenza in senso, per quanto sia possibile, preventivo.
c) Promuovere un'azione legislativa internazionale, per perseguire con procedura spedita, uniforme per tutti gli Stati, e con pene severe, gli autori del reato della tratta cominciando con invocare dal Parlamento Nazionale provvedimenti legislativi interni.
d) Diffondere nelle classi popolari, con tutti i mezzi pi validi della propaganda, la conoscenza dei pericoli della tratta e quella dell'assistenza che il Comitato sar sempre pronto a prestare.
e) Promuovere la fondazione di altri sottocomitati nelle provincie meridionali, specie nei centri di quelle ove pi largamente si esercita la tratta.
Con questo programma un primo nucleo di cittadini si  costituito in Comitato promotore ed esso rivolge oggi, in nome della solidariet umana e della civilt, un fervido appello alla cittadinanza napoletana, a tutti gli spiriti filantropici, agli uomini di tutte le credenze politiche e religiose, perch, con concorde volere, ciascuno nella maniera e nella misura che potr, anche con un semplice appoggio morale, anche soltanto col fornire al Comitato indicazioni e schiarimenti intorno all'esercizio della tratta, vogliano tutti concorrere all'opera altamente umanitaria.
...
.
...
GIUSTIZIA RUSTICANA.
...
.
...
Chi conosce a fondo gli usi e i costumi del popolino napoletano si sar certamente accorto come alcuni dei nostri paesani, in cambio di ricorrere al magistrato, si fanno giustizia da se stessi, caso mai venissero lesi o nella persona o nella propriet o nell'onore.
Ho notato, infatti, che, quando qualche pastore si prende la briga di menare al pascolo le sue pecorelle in propriet altrui, il danneggiato, invece di ricorrere a chi  di spettanza per fare applicare al mandriano l'articolo 426 del codice penale, bolle del grano in olio ed acido arsenioso e lo va a deporre in diversi siti del prato, essendo certo che neppur una delle pecore, che manger quel grano, rester molto in gambe!
Le capre, invece, che hanno la predilezione di fare de' teneri germogli delicati bocconi, vengono castigate proprio nella gola; perch il fittaiuolo o il proprietario del fondo infilza fra tanto cibo prediletto delle spille, le quali hanno la prerogativa di mandare all'altro mondo dette bestie delinquenti.
Questo mezzo distruttivo vien posto in atto per non sporgere querela contro i caprai, i quali, in caso che venissero condannati, non mancherebbero di assestare al querelante generose legnate.
Quando qualche frutteto viene adocchiato dal ladro non resta al padrone che scegliere un albero, il quale mostrasi pi ricco di frutta, e su quelle che potrebbero attirare maggiormente la gola del visitatore lasciano cadere delle gocciole di crotontiglio.
Questo linimento, che frutta al ghiottone infrenabile diarrea,  il solo mezzo terapeutico per curare chi  amico del quinto vizio capitale.
Le piantagioni di verdura spesse fiate son prese di mira dalle galline ed il padulano, approfittando dell'articolo 429, del citato codice, che dice: "Va esente da pena chiunque uccide volatili sorpresi nei fondi da lui posseduti e nel momento in cui gli recano danno", prende dei pezzi di pane previamente imbevuti in infuso di catapuzia (Euphorbia lathyris) e li offre alle galline, spacciando per l'altro mondo e senza molto chiasso chi os attentare l'estetica de' suoi cavoli.
Quando il cane del vicino di casa si rende, per una ragione qualsiasi, importuno, allora non resta a chi vuole liberarsene che amministrargli un pezzo di spugna imbevuta in olio.
La moglie adultera non viene mai tradotta innanzi al magistrato per farle da costui applicare la detenzione, che, secondo l'articolo 353 del codice penale, pu variare dai tre ai trenta mesi; poich il marito o le sfregia, con una rasoiata, il viso ovvero le ricorda, a colpi di legnate, che certe date carezze si possono permettere solamente fra le coppie che innanzi al sindaco ed al curato si scambiarono il famoso...... s!
Non mancano per dei casi in cui qualche marito, venuto a conoscenza che in sua assenza la moglie gli aumentava la famiglia, ha posto, se non in tutto almeno in parte, in pratica il versetto 22 del capitolo XXII del Deuteronomio che dice: "Se un uomo pecca con la moglie d'un altro uomo, amendue saranno messi a morte, l'adultero e l'adultera, e cos torrai l'iniquizia di mezzo ad Israele".
...
.
...
Passiamo agli esempii.
Alla tragedia che si svolse nella bigia alba del 20 ottobre 1902, in una povera casetta del popolarissimo rione dell'Arenaccia, convergono a dar rilievo tutti gli elementi di un romanzo fosco e vibrato.
La gelosia coniugale: il dubbio sulla paternit di una bambina innocente, che portava nel volto e sembrava portare per gli occhi allucinati del tormentato protagonista dell'azione sanguinaria le stigmate incancellabili di un'origine peccaminosa; l'ira profondamente repressa per oltre quattro anni di prigionia immeritata, durante i quali egli sapeva la sua giovane e gioconda moglie insidiata dalla miseria e dalla lussuria; lo sdegno contro i nemici ignoti che avevano fatto di lui una vittima facendolo passare per falsario con l'introdurre furtivamente in casa sua una quantit di monete falsificate; tante passioni acri, travolgenti, accesero la sua anima e la spinsero al delitto contro la donna per cui aveva peccato e delle cui offese egli era stato il vituperio. Forse, anche, un fantasma pi terribile, pi imperioso si lev davanti a lui nel momento del suo delitto: il fantasma cruciato della prima moglie, della madre dei suoi tre primi figli.
Egli l'aveva sostituita troppo presto, nel letto coniugale, cos presto che le vociferazioni maligne non mancarono di accusarlo di avere il marito fatto di tutto per spingerla innanzi tempo alla tomba: sevizie, privazioni, percosse; forse anche di peggio. Ed egli, che aveva scontato una lunga pena per un delitto che la voce pubblica ora definisce insussistente e simulato dalla vendetta femminile che non perdona, aveva nei suoi momenti di sconforto alcunch di rassegnato e di fatale nelle sue parole: Io sconto, per quello che feci alla mia povera moglie, i peccati che non ho commesso! gemeva nella prigione esalante vizio e cinismo dell'abbrutimento dei mille delitti che vi sono ammassati. Allorch usc, finalmente, a respirare l'aria libera, trov una famiglia insensibile alle sue lacrime e alle sue piaghe: la moglie, pi florida di un tempo, cos come se lo avesse tenuto a una villeggiatura felice, anzich nella relegazione obbrobriosa; florida per la sua giovanissima carne appagata continuamente nel senso ardente, per la nutrizione abbondante, pei piccoli agi accresciuti grazie ai facili amorazzi; la casa, relativamente prosperosa, tanto che una beccheria linda e scintillante stava per inaugurarsi a spese della famiglia.
Egli vi si sent estraneo, confuso ed avvilito, la confusione del maschio infingardo, che deve soffocare gli scrupoli per accettare con apparente ingenuit il pane quotidiano, e gli agi della femina variamente e leggiadramente operosa. E tenta allora stordirsi in due passioni: quella pel vino e l'amore della piccina che era nata otto mesi dopo il suo imprigionamento e che gli avevano detto essere figlia sua e che la moglie giurava non essere e non poter essere di altri. Ma quattro anni erano passati dalla vita di quel piccolo essere, e avevano messo sul volto linee e caratteri che egli si sforzava per riconoscere simiglianti ai suoi, ai lineamenti ed ai caratteri che si indovinano sotto la maschera di dolore e di turbamento posta sul suo volto dai patimenti e dal dubbio.
Fu visto, assai spesso, quell'infelice contemplare nervosamente accigliato, ansioso, la Carmelina studiandone i movimenti del volto, le inflessioni della voce cinguettante, i gesti graziosi, per cogliere qualche cosa in essa che la dinotasse figlia del suo sangue; la osservava furtivamente con quell'ostinato ed acuto sguardo indagatore che conservano i carcerati malinconici, i condannati alle interminabili ore di solitudine, e la sentiva ogni giorno pi straniera al suo cuore e al suo sangue.
Cos, in questo orrendo mese di libert da lui goduto, il dubbio divent certezza nitida, profonda, una certezza che lo spingeva pi all'ubbriachezza ed al sangue.
Egli era macellaio, dopo tutto, questo infelice Alfredo S..., che  tanto da commiserare anzich da maledire, il suo occhio e la sua mano erano addestrati al sangue ed alle profonde ferite nella carne che palpita e che esala l'acre profumo della vita.
Data la sua ossessione pertinace, tormentatrice, ad onta che mancassero in lui i caratteri furiosi del vendicatore, egli doveva ferire, uccidere, per liberarsi; e, poich la moglie gli contese la vita della piccina, che lo sciagurato voleva sopprimere, egli colp la moglie, malgrado ch'ella, come in una scena dell'Assommoir, con le sue nudit procaci che assunsero in questi ultimi tempi le bionde carezze della maturit, tentasse disarmare l'ubbriacone e avvicinarlo alla sua seduzione. Ma l'ebbrezza incalzava; incalzavano le grida dei figli destati dalle tragiche urla e dal fragore della lotta e quelle dei vicini.
Egli ebbe nuovamente la visione del carcere aborrito, misur nel suo smarrimento assai male il valore della vita, giacche gli ubbriachi sono ciechi e pessimi calcolatori, e rivolse contro se stesso la rivoltella, che aveva preparata per fare un eccidio di tutta la famiglia. Cos si sottraeva alla pena e risparmiava quattro innocenti, ritenendo che con l'aspide, che credeva di aver soffocato, tutti i germi del male della sua casa fossero stati distrutti.
Cos si pu spiegare logicamente la tragedia acre e torva del 20 ottobre 1902 che commosse cos fortemente il popolo e che sembr preparata sulla trama ordita dalla mente di quegli innocui sanguinarii ideatori che sono la maggior parte dei romanzieri di appendice.
Ed ecco, ora, la nuda cronaca di essa.
Il beccaio e vigilato speciale di P. S. Alfredo S., trentottenne, rimasto vedovo di certa Maria C., poco pi di quattro anni or sono, spos in seconde nozze la giovanetta diciannovenne Luisa C., simpatica donnina bruna, grassoccia, dalla folta capigliatura nera. La Luisa prese a curare amorevolmente, come madre, i tre figliuoli dello sposo: Rosina, che ha ora 16 anni, Concettina, che ne ha 14, ed Eduardo, che ne conta 10.
Un altro figlio del S., di nome Emilio, era andato ad abitare presso una zia materna.
La nuova famiglia, stabilitasi in un modesto quartierino di via Ferrara al Vasto, pareva felice, perch il S. amava appassionatamente la moglie che aveva sposata dopo tre anni appena dalla morte della Maria.
Ma pochissimi giorni dopo la loro riunione coniugale, tratto in arresto e condannato a quattro anni e tre mesi di reclusione, per spaccio di carte-monete falsificate, il S. fu rinchiuso nel carcere di S. Francesco, dove scont tutta la pena inflittagli, nonostante le reiterate suppliche di grazia fatte al re, nelle quali egli si protestava innocente e vittima di un errore giudiziario.
Durante il tempo in cui era in carcere, la moglie si sgrav di una bambina, a cui fu imposto il nome di Carmela.
Per tirare innanzi la vita, la giovane donna, ch'era tornata presso i suoi genitori, impiant una piccola beccheria, in via Banchi Nuovi, dove, per essere coadiuvata nel mestiere, si associ al macellaio Raffaele M.
Come suole avvenire in simili casi, i malevoli del vicinato, vedendo sempre insieme l'avvenente donna Luisa col M., cominciarono a malignare sull'onest di lei, e, perch gli affari della beccheria prosperavano, la C., non ostante la lontananza temporanea del marito, viveva agiatamente.
Alle malignazioni si aggiunse la calunnia, e si propalarono cose odiosissime a carico della donna, dicendosi fra l'altro che la figlioletta nata da lei era figlia del nuovo amante, poich il S., il quale aveva dal carcere concesso che le si ponesse il proprio cognome, forse per quetare le male lingue, non avrebbe potuto essere il padre.
I quattro anni e tre mesi di reclusione, a cui era stato condannato il S., intanto, erano trascorsi, ed il 16 settembre 1902, uscito dal carcere, torn in seno alla propria famiglia e, preso in fitto un quartierino a pianterreno, in via Alessio Mazzocchi, a Poggioreale, per impiantarvi una beccheria, che doveva inaugurarsi il giorno 19 ottobre.
La casetta era divisa in due compresi: nel primo, prospiciente sulla via, era un nitido pancone di marmo, ed alle pareti vari rastrelli per sospendervi la carne; nel secondo, diviso dal primo da un'alcova, era il letto coniugale, di ottone, con accanto due comodini.
Di fronte, un armadio a specchio ed un cassettone, sul quale erano due candelabri ed un'immagine dell'Addolorata con una lampada.
L'arcata dell'alcova era chiusa da una portiera di mussola bianca a merletti.
Completava il modesto ambiente di "casa e bottega" un piccolo compreso, in cui era un lettuccio per le figliolette del S.
Durante i trentuno giorni di sua dimora in famiglia il S. rivide tutti gli amici, i quali, con le solite ipocrite reticenze, non mancarono di fargli palese la vituperevole condizione in cui l'aveva messo sua moglie, per la condotta poco esemplare serbata durante i quattro anni della forzata lontananza di lui.
In sulle prime il S. non prest ascolto a queste voci; ma le denunzie si fecero sempre pi insistenti e specificate ed allora, suo malgrado, il disgraziato fu dominato dalla gelosia torturatrice, che gli aveva tolto il sonno e la pace, tanto che egli, distratto, cupo, meditabondo, andava esclamando che la liberazione era stata per lui peggio della immeritata galera.
Prove sicure dell'infedelt della moglie non ne aveva, ed egli aspettava trepidante ed ansioso la occasione per manifestare tutto il suo livore contro colei, nella quale non aveva pi fiducia e che, messa alle strette da lui, aveva risposto con dinieghi, anche sotto la minaccia di sanguinosa coercizione.
Il giorno 19, come abbiamo accennato, doveva inaugurarsi la nuova beccheria del S. in via Mazzocchi. Il giorno precedente un banditore, con grancassa e tamburo, l'aveva annunziato clamorosamente al popolino del rione.
In attesa del giocondo avvenimento, il S., per annegare nel vino i tristi pensieri che volitavano nella sua mente scomposta, la sera bevve molto in compagnia della moglie e de' figli ed and a letto verso la mezzanotte, agitatissimo.
Alle cinque e mezzo, dopo un penoso dormiveglia, lo sventurato si lev di scatto e, afferrata nelle braccia la piccola Carmela, la guard a lungo torvamente in volto e poi respingendola esclam: Somiglia tutta a Gabriele! Essa  figlia di costui! Io copro col mio nome il sollazzo altrui! E per poco non strangol la bambina.
Gabriele era quel giovine che tempo addietro, prima del matrimonio col S., era stato ufficialmente l'innamorato della C. e poi ne era diventato in beccheria il coadiutore.
La povera Luisa, svegliata di soprassalto, ud le tristi parole del marito e rispose protestandosi innocente e dandogli dell'allucinato.
Allora fra i coniugi s'impegn il solito litigio di gelosia, che termin con una esplicita confessione della C., la quale, credendo cos di placare il marito, che le rimproverava lunghe tresche infami, gli disse, tra i singhiozzi, di avere una sola volta mancato ai sacri doveri di moglie, ma di esserne pentita e di non averlo pi ingannato. A tali parole il S. rimase taciturno, poi finse di addormentarsi. Ma, poco dopo, levatosi di nuovo, apr il comodino e ne trasse una rivoltella di corta misura, che mise a portata di mano.
Poi, destata la moglie, ch'erasi addormentata, brand un coltellaccio da macellaio e, ghermitala pel braccio, la tir gi dal letto e le inferse un primo ed un secondo colpo sul capo.
In preda allo spavento, la C. grid disperatamente al soccorso. Poi, perdendo sangue dalle ferite, giacque come morta.
A quelle grida, nel silenzio della notte, la figliuola del S., Rosina, si dest e, spaurita anch'essa, apr l'uscio della sua stanzuccia e rimase terrorizzata dalla scena che si present alla sua vista, scorgendo la matrigna insanguinata e distesa quasi supina ai piedi del letto disfatto, in cui financo le materasse erano state sventrate nella lotta terribile impegnatasi tra i due sciagurati.
Credendo di aver ucciso la moglie e udendo le grida della figlia terrorizzata, il S. al colmo della disperazione e dello strazio si esplose un colpo sotto il mento morendo all'istante.
...
.
...
Mentre il popolino faceva ancora delle chiose intorno alla scena di sangue avvenuta in via Mazzocchi, rest terrorizzato pel seguente fatto svoltosi nel vicolo S. Nicola a Nilo nel 5 novembre dello stesso anno e che io tolgo, come l'altro che a questo fa seguito, dalla stessa cronaca del Mattino.
La guardia municipale Nicola P., trentanovenne, spos nel gennaio del 1902 la trentenne Giulia P., simpatica biondina, figlia dell'ex cameriere dei Signori Maresca.
La sposa non era di carattere troppo riservato, mentre il P. era assai proclive alla tristezza e si mostr, dal principio della unione, sospettosissimo e geloso. Il vicinato si avvide subito di questa disparit di carattere. Il fiero agente municipale spingeva la sua severit sino a rinchiudere, talvolta, per molte ore in casa, la moglie, mentre egli se ne stava nelle piazze pubbliche a vigilare i cocchieri del rione Ghiaia, nella cui sezione la sua compagnia prestava servizio.
I coniugi P. abitavano un assai modesto quartierino nel vico S. Nicola a Nilo. Esso si componeva di una minuscola saletta, di una camera, poveramente arredata, di un piccolo corridoio e di una cucinetta, dalla quale si accede ad un terrazzino, che d sul cortile.
Proprietaria del casamento  la famiglia del prete don Ernesto L., trentenne, figlio di un negoziante di generi coloniali. I signori L., compreso il giovane prete, dimorano al secondo piano.
Don Ernesto, forte, animoso,  uno di quei preti che non ammettono il vincolo della castit, tanto che i continui peccati erotici gli meritarono qualche punizione disciplinare da parte della Curia Arcivescovile. Egli adocchi la sua pigionale, che se ne stava frequentemente alla finestra; gli piacque quella bionda testina e si propose di tentarla. Satana assumeva bizzarramente le vesti di un prete. Cose che accadono!
La P. non seppe resistere a lungo. Essa era una fragile creatura, era stimolata dalla solitudine e dal sospetto, e poi riteneva che la tentazione della chierica fosse una cosa santa! In breve: i due giovani, quasi coetanei, ardenti di vita, si amarono e non sempre di amor platonico. La sottana si arrese alla sottana! E lo scandalo scoppi. Il vicinato ne fu confuso e nauseato.
L'agente municipale non tard a sentirsi susurrare il suo disonore nelle orecchie. Ce n'era di che dargli le vertigini pi furiose.
Le denunzie ed i reclami fioccavano a lui: tenesse bene sotto suggello la moglie, perch colei non si stancava mai, durante le lunghe assenze del marito, di susurrare frasi romantiche dalla finestra, e nel palazzo vi erano molte ragazze oneste e timorate di Dio, madri di famiglia che arrossivano per lei!
Accaddero, in conseguenza, scene violentissime tra l'ombrosa guardia e la moglie vanarella.
Costei per negava sempre il suo fallo.
La sera del 20 verso le 22, il P., terminato il suo turno di servizio, rincas pi rabbuiato e torvo del solito.
S'ignora quello che accadde tra lui e la moglie. O cedendo a preghiere o atterrita da minacce, P. scrisse, sotto la dettatura del marito, una dichiarazione, in cui confessava di essere stata in relazione col prete L., con l'aggiunta che "ci le faceva piacere"!
Si udirono, improvvisamente, nel silenzio della sera, urla altissime, selvagge. Il marito offeso, venuto in possesso di quella dichiarazione, divent una belva. Alle grida di entrambi si mescolava lo strepito di una breve lotta, di mobili che si rovesciavano, echeggiarono sinistri due colpi di arma da fuoco. Poi fu vista sbucare dal balcone della cucinetta, sulla terrazza, la sciagurata donna discinta, lacera, sanguinante.
Aiuto! aiuto! Mi ammazza! assassino!
Le fu sopra, con un balzo, l'agente inferocito. Egli brandiva la rivoltella e voleva scaricarne i rimanenti colpi sulla infedele.
Allora Giulia P., eccitata dal terrore, scavalc il parapetto della terrazza e si precipit nel sottostante cortile. Per sua mala ventura, una breve tettoia ricoprente un piccolo vano terraneo, la trattenne nella sua caduta. La tettoia trovavasi ad un paio di metri dalla terrazza, sicch, con l'aiuto di una pertica, il persecutore implacabile poteva raggiungerla.
Cos fece il P., poich, in un attimo, afferrato un lungo bastone di granata, che era in cucina, si protese in avanti con la persona dal parapetto della finestra e respinse la misera donna caduta, facendola rotolare nel cortile.
Si ud un nuovo tonfo, un gemito lungo, poi pi nulla. La donna, a causa della duplice caduta e di due profonde ferite di rivoltella all'occipite e alla tempia destra, era morta.
Ma nell'interno della trista casetta insanguinata la tragedia si svolgeva ancora con progressione fatale. L'autore di essa, il P., ritiratosi nella sua camera e spogliatosi della giubba intrisa di sangue, barric l'uscio di scala, per impedire che i vicini vi penetrassero forzandolo, scrisse una breve lettera, diretta all'autorit giudiziaria ed ai suoi superiori, nella quale rivelava il movente del suo delitto, commesso per salvare l'onore compromesso da una donna che dichiarava di amare alla follia, e concludeva che si dava la morte per troncare un'esistenza che nessuna pena varrebbe mai a redimere.
Quindi egli si adagi sul letto e si esplose un colpo nell'orecchio destro, rimanendo tramortito.
...
.
...
Prima di lasciare in pace queste contravventrici al quinto comandamento, che, come ben dice il Giacchi, senza pagare i diritti di gabella vogliono esercitare un commercio con tutta la raffinatezza dell'audace contrabbandiere, passiamo a riferire quest'altro esempio di gelosia coniugale svoltosi nel 29 novembre 1902.
Il meccanico Generoso E., da Sarno, quarantaduenne, valentissimo capo-tecnico nella vetriera Puvelant e Dusmet, dimorava, dal giugno ultimo, in un quartierino al secondo piano del caseggiato Fiume, al n. 53 in via Nuova Poggioreale, insieme con la moglie Romilda G., formosa donna, nativa di Murano, e con sette figliuoli, dei quali il primo, Amilcare,  sedicenne, l'ultimo, Armando,  poppante.
Tra i coniugi non v'era un grande accordo.
Frequenti litigi s'impegnavano tra il B., tozzo e rude nella persona, e la Romilda, serbante, ad onta della sua maturit, la vivacit graziosa delle popolane della laguna.
Il marito aveva avuto, anni or sono, vaghi sospetti di una tresca tra la moglie e un giovinetto a nome Nicola C., ventiseenne, anch'egli di Sarno, figlio di un amico di casa. Un giorno egli sorprese una lettera di Don Nicolino diretta alla Romilda, lettera gonfia di frasi amorose infiammanti. Successe un putiferio; egli scacci la infedele e si querel contro i due di adulterio. Grazie a un tentativo, ben riuscito, di conciliazione, da parte dell'autorit di polizia, la querela fu ritirata: la pietra scagliata contro l'adultera era andata a vuoto, e costei finalmente fu riammessa al domestico lare con la sacra promessa che avrebbe da allora in poi rispettato il sacramento.
Pare invece che la Romilda ritornasse alla carica, e che carica! Scoppiarono nuovamente litigi violenti, chiassate infernali, poich sembra pure che il B. scoprisse una nuova missiva amatoria inviata alla formosa veneziana, narrante imprudentemente ed evocando le dolcezze di recenti colloquii intimi. Il B. medit la vendetta, che scoppi tremenda, efferata, estremamente feroce nella notte del 29 novembre.
Egli si pose a letto, nascondendo sotto il guanciale un lungo ed acuminato coltello, e, verso le ore quattro, quando la moglie era profondamente immersa nel sonno, nel letto ove dormivano anche gli ultimi tre figlioletti, Generoso B. le piomb addosso, armato della formidabile arma, e la trucid con una brama insaziabile di sangue, inferendole ventisei colpi profondi, non desistendo alle grida strazianti dei piccini destati di soprassalto dagli urli terrificanti della madre lottante disperatamente, non desistendo nemmeno quando dalla contigua cameretta sopravvennero, seminudi, piangenti, i figli e le figlie pi grandicelli invocanti piet per la madre loro.
Egli volle cercare con acre volutt il cuore, la gola, il ventre della donna che aveva peccato ad onta della sua maternit, castigarla nei punti del corpo pi corrotti e pi dediti all'orgia delittuosa; volle sentire pieno, immenso sulla sua faccia di uomo tramutato in belva il getto caldo, violento del sangue prorompente dalle arterie aperte, dalle vene recise, il fumo acre delle viscere estratte dal loro alveo e palpitanti.
In pochi istanti di questo feroce lavacro, volle godere tutta l'ebbrezza del castigo lungamente meditato, ripetutamente rinviato a causa della piet che destavano i numerosi figli. Poi, quando si sent appagato, quando l'atroce ossessione si fu alleviata nella soddisfazione dell'eccidio, ebbe ancora la forza di vestirsi in fretta e di meditare lo scampo.
Amilcare, il maggiore dei figliuoli, muto, impietrito per la tremenda emozione, volle trattenerlo per un braccio; gli altri figli gli si avviticchiarono, singhiozzando, alle gambe. Egli non li minacci, per liberarsene, ma mugol cupamente, da sotto la maschera vermiglia che imbrattava il suo volto inselvatichito e ferino: "Lasciatemi! Ho ucciso vostra madre, per lavare il vostro onore!" ed usc a precipizio.
Ma pi in l sost, ansando: picchi ad un uscio vicino, alla casa di tal Salvatore de Matteo, e brontol: "Vi prego, mandate vostra moglie D. Filomena dalla mia. Essa  molto ammalata, ed io corro per il medico!...."; quindi riprese la sua fuga.
Si rec ad una fontanina per liberarsi di tutto il sangue; poi err nelle campagne di Poggioreale, sotto la nebbia grave dell'alba, err per la citt, tutto il giorno, confuso, febbricitante, digiuno, inseguito dal fantasma del suo misfatto. Infine il giorno dopo al cader della notte senza scampo e senza ricetto, quello stesso fantasma inesorabile lo spinse a costituirsi prigioniero ad un'altra estremit della citt, al commissario di Avvocata".
...
.
...
Vediamo intanto fra quali popoli trova riscontro parte della nostra giustizia rusticana. Il Lubbock nel suo importante scritto "L'origine dell'incivilimento" dice: "Fra le razze umane pi basse, i capi non si occupano guari dei delitti, a meno che non abbiano un'azione diretta, o creduta tale, negl'interessi generali della trib. Per ci che riguarda le offese private, ognuno deve proteggersi o vendicarsi da s. L'amministrazione della giustizia, dice Tertre (History of the Cariby Islands), non viene amministrata tra i Caribi n dal capo n dai magistrati; ma (ci avviene anche tra i Tapinambou) colui che si crede offeso ottiene dal suo avversario quella soddisfazione che gli sembra giusta, secondo che l'impulso della passione o la forza glielo permette; il pubblico non si occupa per nulla del castigo dei delinquenti, e se taluno fra loro soffre una ingiustizia o un affronto senza tentare di vendicarsi,  messo al bando dalla trib e vien considerato come un codardo e indegno della stima de' suoi paesani".
Nella Grecia antica non esistevano ufficiali incaricati d'imprigionare e punire i delinquenti (Goguet De l'origine des lois et des sciences).
Anche nel caso di omicidio, lo Stato non prendeva l'iniziativa, che veniva lasciata all'arbitrio della famiglia della vittima.
E per finire, ricordo che presso gl'Indiani dell'America del Nord (Trans. Amer. antiq. Soc. vol. I, pag. 281), se un uomo viene assassinato, solo la famiglia del morto ha il dritto di domandare soddisfazione: essa si raduna, consulta e decreta.
I capi della trib o della nazione non hanno nulla che fare in quella faccenda.
...
.
...
Da tutto ci che abbiamo esposto si deduce che, tanto fra il popolino napoletano, quanto fra gli antichi greci, nonch fra alcuni selvaggi d'America e d'Africa, i delitti venivano e vengono puniti da coloro che ricevono l'offesa, senza far ricorso alla giustizia.
...
.
...
I PEZZENTI.
...
.
...
Se da una parte l'Evangelo ci detta di soccorrere i nostri simili nei loro bisogni colla massima: Verumtamen quod superest date eleemosynam et ecce omnia munda sunt vobis (S. Luca, cap. XI, v. 41); dall'altra  dovere del sociologo far conoscere a chi e come bisogna far l'elemosina.
In tal caso mi accingo a presentare ai nostri lettori l'accattonaggio napoletano in tutta la sua nudit, essendo convinto, come ben dice il Mantegazza, che "il psicologo naturalista non deve arrestarsi davanti al fango umano, ma deve studiarlo; perch tutto ci che  umano gli appartiene, l'alto come il basso, il sublime come il ributtante.
Non si pu migliorare l'uomo che dopo averne studiate tutte le possibilit, non  con filippiche declamatorie, n con ipocriti veli che si distrugge l'abiezione umana, ma collo studio indulgente e spassionato delle sue origini".
Ricordo che nel 1899, quando si fond in Napoli l'Associazione per la repressione dell'accattonaggio, io mi occupai, nella Tribuna Giudiziaria, dei pezzenti, che prima a centinaia e poi a migliaia imparai a conoscere in Questura, dove ogni giorno, prima di essere tradotti innanzi al magistrato per rispondere di trasgressione agli art. 453, 454, 455 e 456 del codice penale, facevano e fanno tra loro comunella. Mentre alcuni si scambiano delle idee intorno al modo di truccarsi e farsi cos beffe dei zamaschi (con questo nome designano chi crede alle loro simulazioni); altri, per non starsene, come suol dirsi, in ozio, placidamente si spidocchiano.
I componenti la casta dei pezzenti sono avanzi di galera e di bordello, i quali, avvezzi nella loro giovent a procurarsi il pane quotidiano non coll'onorato sudore della fronte, ma col furto, colla camorra e colla vendita dei loro impuri amori, cercano ora, come tante mignatte, succiare all'umanit credulona le ultime gocciole di sangue.
Di questi esseri senza energia e marciti nel letargo, come i chirotteri ed i roditori, si  scritto parecchio.
Trovo infatti nel "Dialogo sopra la honorata compagnia della Lesina" un brano che riguarda i nostri accattoni. M. Giustino Fusinati, che ad istanza del signor Lupardo Ramazzino da Carpineto compil detto dialogo nell'anno della carestia del 1601, dice a pag. 79: "Teognide diceva che la povert gli ingegnava a far molte cose male, e per questo Platone nell'ottavo della Repubblica disse: Che cosa chiara era che in quella Citt, nella quale si vedessero molti mendichi, erano anche nascosti molti ladri, tagliatori di borse, sacrileghi e malfattori;" e poi in postilla a margine "Dicalo Napoli": il che mena a dire che fin dal 1601 Napoli era considerata come terreno di cultura di ladri e di pezzenti.
Prima per che Messer Fusinati avesse scritto il citato dialogo, gi Filippo II nel 1588 aveva emanato un editto contro i mendichi che si truccavano, nel quale diceva: "Niuno vada chiedendo limosina colla faccia coperta in abito di confrate".
I pezzenti d'allora, che non dovevano essere meno astuti di quelli di oggi, per covrirsi del manto della giustizia si facevano rilasciare dai Tribunali dei permessi speciali per elemosinare. Del che lo stesso Re venuto a conoscenza, ordin l'anno dopo: che niun Tribunale di questo Regno possa spedir patenti per questuare, spettando al Re soltanto di far ci.
Di detti Comandamenti non si dovette tener calcolo; poich fino al 1740 le Autorit continuarono a rilasciare detti permessi. Per lo che Carlo Borbone fu costretto emanare un editto nel quale sta scritto: "Per estirpare quella vecchia corruttela ed abusi che apportano aggravii ai popoli e specialmente alle Comunit di tutto il Regno, si vieta dal dispensare lettere e patenti per limosinare".
Verso la met del secolo 18esimo e specialmente negli anni di carestia immigrarono in Napoli molti pezzenti, per la qual cosa nel 25 maggio 1764 Re Ferdinando se ne preoccup a tal punto che fu costretto emettere un'ordinanza, nella quale si diceva che in tempo di penuria di viveri non trovando gli accattoni nei propri paesi modo di sostentar la vita venivano in questa Capitale, ove giunti molti di essi, sia pel disagio del cammino e sia perch non sapevano dove chiedere l'elemosina, si vedevano esalare l'anima nelle pubbliche vie, e perci tutti i poveri potevano essere rinchiusi nell'Albergo dei Poveri, dove potevano stare fino a tanto che trovavansi in gambe per poter rimpatriare.
In prosieguo per i pezzenti, vinti dalla pigrizia o indolenza ed approfittando del principio innato nei napoletani che il soccorrere il povero sia una delle prime leggi morali imposte dalla natura e dalla religione, in luogo di ritornarsene ai loro patrii lari pensarono eleggere per loro domicilio questa citt, il che produsse che nel 1848 il numero di questi oziosi dov essere s grande che Ferdinando II fu indotto a creare de' ricoveri di mendicit.
La relazione che precedeva il decreto di detta istituzione era cos concepita: "Il numero degli accattoni sempre pi crescente, o perch loro manca il lavoro, o perch sono inclinati a poltrire nell'ozio, o perch inabili da mali o da fisiche deformit, il fermo volere di richiamare i primi a vita laboriosa ed utile alla pubblica comunanza, di allontanare gli altri dal cadere nel vizio e dal porgere esempio pernicioso ai malaccorti, di stendere agli ultimi una mano soccorrevole nelle loro sventure, ha mosso il Nostro Reale Animo a volgere ogni cura perch questa piaga civile pi non intristisse".
A noi non  riuscito ottenere una statistica dei tempi andati; per dal seguente specchietto si deduce che nello spazio di anni quattro e mezzo sono stati tradotti in Questura non meno di trentaduemilatrecentodiciannove accattoni.
Nel 1 semestre 1901 furono deferiti al potere giudiziario 2909 pezzenti (2417 uomini e 492 donne), dei quali 2246 erano recidivi (1972 uomini e 274 donne).
Nel 2 semestre fecero la conoscenza del magistrato 2309 accattoni (1919 uomini e 390 donne), dei quali 1908 erano recidivi (1780 uomini e 200 donne). Totale dell'anno 5218.
Durante il biennio 1902-1903 furono arrestati, come pu vedersi dal seguente specchietto, 16209 pezzenti: il che mena a dire che questa casta in luogo di diminuire aumenta di numero.
.
1902 1903
Gennaio 794 492
Febbraio 705 375
Marzo 870 578
Aprile 752 637
Maggio 849 611
Giugno 767 600
Luglio 696 747
Agosto 735 642
Settembre 622 577
Ottobre 753 696
Novembre 648 593
Dicembre 762 708
Totale 8953 7256
.
Dalle nostre ricerche abbiamo dedotto che fra i 32319 accattoni improbi, che si riferiscono alla prima tabella, 10997 sono napoletani puro sangue; 16799 appartengono agli altri comuni che compongono questa provincia; 963 ce li ha regalati la provincia di Caserta; 230 vi immigrarono dal Salernitano. Il paese degl'Irpini ce ne ha inviati 437; quello delle streghe ce ne ha forniti 339. Il forte Abruzzo ce ne ha mandati 266. I sitibondi Apuli ce ne affidarono 626.
Di Siculi ne abbiamo enumerati 333.
Un piccolo nucleo di 32, diretto dalla Signora dei cani, ha lasciata la citt santa per rifugiarsi fra noi, essendo detti accattoni convinti che  proprio in Napoli e non gi in Roma che si mette in pratica ci che il vecchio Tobia diceva a suo figlio: "Se avrai molto, d abbondantemente; se avrai poco, procura di dar volentieri di quel poco... perocch la limosina libera dal peccato e dalla morte e non permetter che l'anima cada nelle tenebre."
E per finire ricordiamo che 1297 abitanti del Nord non hanno sdegnato di venire a chiedere l'elemosina a noi altri barbari e sudici del Sud.
...
.
...
L'elemento muliebre per Napoli citt  rappresentato dalla percentuale del 31,25 %; per i cafoni (cos chiamano i pezzenti di Napoli i loro colleghi delle altre province meridionali) del 15 % e per i forestieri (romani e settentrionali) del 7,40 %. Di questo immenso esercito di cenciosi, 2941 ingannarono il prossimo col chiedere la carit dicendo d'essersi dati a pitoccare perch privati ingiustamente dell'impiego; 6393 fecero credere di aver difetto alla vista; 3940 d'essere affetti di mal caduco; 3401 mentirono a meraviglia l'asma; 457 finsero d'aver amputato qualche arto; 1800 mostrarono gli arti contratti ad arte; 1123 si fecero dichiarare ebeti; 1097 furono presentati come pazzi; 2091 come paralitici; 5000 chiesero l'obolo perch ammalati di lesione cardiaca. Mostrarono di avere le piaghe, a base di sangue di agnello impastato con terriccio, non meno di 2341 individui; finsero d'avere l'idropisia 740 ed altri 4000 come scusa addussero la loro avanzata et.
In quanto all'emigrazione ed immigrazione di questa gente petulante, fo notare che nei mesi di giugno, luglio, agosto, settembre ed ottobre le nostre vie sono meno ricche di pezzenti, perch alcuni ronzano nei pressi delle stazioni balneari, ed altri si conducono finanche nei paesi preferiti dai signori per villeggiatura. D'inverno invece incalzano i forestieri presso gli alberghi e li caricano di contumelie, se ad essi non danno i soldi.
...
.
...
Se a qualcuno dei nostri lettori venisse il ticchio di rendersi familiare la fisonomia di detti burloni, non avr che a percorrere i marciapiedi di via Foria e di piazza Cavour, dove poco discosto dall'implacabile giocatore della rollina ti si fa a chiedere l'elemosina il finto cieco.
Il creduto amputato occupa ancora le sue native contrade di via del Duomo e salita Museo; per si permette di fare delle momentanee escursioni per piazza Plebiscito e per via Monteoliveto.
Ed  anche per piazza Cavour che si vede girare qualche cafone, il quale, vergognandosi di chiedere la carit nel proprio paese, e non avendo mezzi come tirare innanzi la vita, perch non fatto per toccare il manico dell'aratro, si conduce in questa citt e, quando a questo tale la carit mostrasi matrigna, allora si getta a terra e, colla cooperazione di qualche compare, finge di essere assalito dall'inedia, che cessa non appena si fa viva qualche guardia di P. S.
Il volto del pezzente cafone ha un aspetto di languore, che raramente mostra ilarit, ma pi spesso noncuranza e tal fiata astuzia e sdegnosit.
L'asmatico preferisce le Rampe del Salvatore. La creduta paralitica da 25 anni sfrutta le alunne che frequentano un istituto sito in uno dei vicoli di strada Tribunali.
L'epilettico invece ama il Rettifilo.
Gli attacchi epilettici li fanno durare secondo l'introito; perch se i passanti non si commuovono, allora il finto ammalato cambia domicilio andando a rappresentare la commedia in altra via. I creduti epilettici sono individui cachettici e sembrano debitori di questa calamit, al cattivo nutrimento, al rigore del clima ed alla mancanza di appropriati abiti.
Importante poi  la categoria di quelli che simulano la cecit. I finti ciechi si dividono in pontonieri, visitatori ed ambulanti. I primi esercitano il loro ignobile mestiere, dalle 7 alle 13, o all'entrata di qualche chiesa o coccoloni sopra qualche marciapiede. Si dice che quelli che se ne stanno presso la soglia delle chiese paghino una tangente del 20 % agli scaccini e le male lingue affermano che parte di questo . . . lecco va a beneficio dei Padri Rettori. Se invece se la passano sulla via, parte dei loro lucri vien data agli avvisatori, cio a quelli che richiamano l'attenzione dei passanti sul simulatore. Gli ambulanti sono quelli che in giorni stabiliti si recano dai loro clienti fissi per avere l'obolo della carit. Questi tali vivono come tanti principotti, dando il segnale della loro presenza con colpetti di bastone. Lucrano in media da 5 a 10 lire al giorno.
Il cieco visitatore, saputo il vostro nome, vi onora fino a casa in unione dell'accompagnatore col quale divide l'introito giornaliero. Tutti i finti ciechi esercitano questa poco onesta industria fuori i loro quartieri, dove tengono preparato l'occorrente per truccarsi. Una lente fumo di cannone basta per trasformare i visitatori; mentre un abito rattoppato, un lungo bastone, una corona ed un pezzo di cartone con la scritta: 
.
FATE L'ELEMOSINA AL POVERO CIECO E CONSIDERATE!!
.
sono cose indispensabili per gli altri.
"N mancano di quelli, dice il Gauthier(17), che ricorrono ad altro non meno deplorevole inganno, circondandosi di bambini laceri, squallidi, quasi sempre presi in fitto da disamorati genitori, trascinandoseli attorno per le vie, percotendoli perch col pianto destino la piet nei passanti, poco curandosi se il sonno, la stanchezza, la fame od il freddo facciano andare a stento innanzi, cadenti, quelle povere creature, vittime pi che d'altro dei maltrattamenti di chi, fingendosi loro madre, specula a mezzo di essi sulla piet cittadina.
Locataria di carne umana
E sovente questi falsi accattoni, che ci ricordano la corte dei Miracoli di Parigi, in virt della loro arte infinita riescono a fare lucrose giornate, che chiudono con abbondanti libazioni di vino nelle bettole, o ad accumulare somme abbastanza rilevanti di denaro, speculando sempre sulla carit pubblica o sull'altrui buona fede, a danno della vera miseria, cui tolgono larga messe di soccorsi.
A tanta bassezza si connette la pi ributtante speculazione. Infami speculatori spesso ottengono dei trovatelli dall'Ospizio dell'Annunziata, sotto pretesto di volerli adottare per figliuoli, ovvero se li procurano a viva forza trovandoli abbandonati, od anche li pigliano in fitto da genitori cui  ignoto ogni sentimento di amor filiale. E su questi poveri fanciulli poi stabiliscono un'infame speculazione od affidandoli, dietro compenso, a quelle megere che li trascinano seco come loro figliuoli, o consegnandoli come guida ai ciechi e storpi veri o falsi per conto loro mendicanti, o mandandoli soli per le strade a limosinare con l'obbligo di portare un determinato numero di soldi al giorno, pena severe battiture e castighi anche peggiori. Ed ai tempi dell'abolita Opera di Mendicit questa speculazione abominevole aveva il suo centro in alcune botteghe di via Carriera Grande.
Che diventino questi fanciulli e fanciulle fatti adulti, quale avvenire sia il loro,  facile intendere!"
...
.
...
La speculazione che si fa coi bambini non  cosa recente; perch nella seconda edizione del "Ragionamento nulla Mendicit" del cav. Vincenzo Marulli dei Duchi d'Ascoli, stampato in Napoli nel 1804 nella stamperia Simoniana, con licenza dei Superiori, sta scritto a p. 6. "Dove il mendicare  permesso, molti uomini, sebbene non vadano mendicando essi stessi, attendendo a qualche mestiere, v'inviano la moglie oziosa, o i figliuoli; alcuni danno in fitto i loro bambini ai mendici, perch muovano l'altrui compassione; altri per lo stesso oggetto distorcono loro le braccia, o le gambe; i figliuoli dei mendici seguono la professione dei genitori; cos aumentasi il numero degl'infingardi, e grande stuolo di fanciulli viene educato al vizio, all'avvilimento, al furto e alla prostituzione".
...
.
...
Oltre i fittaiuoli di bambini vi sono anche quelli che prendono a nolo cifotici, paralitici ed ebeti.
Ricordo che in una famiglia, dov'era un microcefalo, il pane quotidiano non mancava mai, perch il capofamiglia cedeva, al maggiore offerente, alcune volte a settimane ed altre volte a giornate, la sua infelice creatura che gl'infami speculatori trascinavano di qua e di l a mezzo di un carrettino tirato a mano.
Ho visto parecchie volte qualche vecchia cadente chiedere la carit non per s ma per l'ozioso suo figlio, dal quale veniva pedinata. Quando la vecchia non aveva forza di gridare riceveva dal frutto dei suoi visceri delle pedate, e, quando stracca dal cammino si sedeva sul marciapiede tenendosi la testa fra le mani versando cos delle lagrime furtive, il figlio prima la copriva di villanie e poscia le faceva intendere che la sera non avrebbe mangiato!
Qualche volta avviene che questa gente di mal fare, non trovando materiale vivente da esporre, fa con cenci simulacri di bambini.
Ecco un esempio che tolgo dal giornale Roma del 10 febbraio 1902.
"Certo Antonio Apicella, di anni 24, ieri, andava girando per le vie della sezione Montecalvario conducendo un carrettino in cui vi teneva un bambino avvolto in miseri cenci.
"Tratto tratto soffermandosi l'Apicella stendeva la mano e con voce lamentosa diceva: Facite na carit a sta povera criatura malata.L'aneme sante d' 'o Priatorio ve n'accrescene 'e salute.
Ma alcune guardie, trovandosi a passare, dettero uno sguardo al carrettino e notarono che il viso del piccolo infermo non era visibile.
- Giovanotto, dissero gli agenti rivolgendosi all'Apicella,  tuo figlio questo bambino? E dove lo vai portando cos imbacuccato? lascia vedere un po'.
Il bambino non era che un fantoccio, un gomitolone di pezze vecchie fatto a bella posta per ingannare la gente pietosa. L'Apicella fu arrestato.
...
.
...
Un'altra astuzia che i nostri delinquenti mettono in mezzo per isfruttare la gente di cuore consiste nel riempire un cesto con cocci di stoviglie o con avanzi di utensili di vetro, che il burlone si carica sul capo, poscia con tutte le cautele si getta a terra.
Al rumore la gente si fa ai balconi, i passanti si fermano ed il caduto con alte grida sembra darsi alla disperazione. Il compare finge di commuoversi ed in poco tempo raccoglie dagli astanti un discreto gruzzolo, che poco dopo si divide con l'amico. 
Quando la gente si allontana tutta soddisfatta per aver soccorso il creduto infelice, il burlone raccoglie i cocci, li ripone nel cesto e va via per andare a riprodurre la scena in altra contrada.
...
.
...
I pezzenti di Napoli non vivono, nel vero senso della parola, in associazione; per hanno un gergo speciale, del quale si avvalgono quando si trovano nel cortile della Questura. Essi chiamano rogna le guardie di P. S.; cammarone denominano il ricovero di mendicit di S. Domenico; cartapesta chiamano il pane dei carcerati e nocra e socra la zuppa che ricevono nel carcere. Il pretore che li condanna vien da essi distinto col nome di frisetiello; mentre azzeccano l'agnome di sciuleppino al P. M.
Quando i veri pezzenti non fanno nella giornata affari, per farsi arrestare, si aggirano per via Toledo, essendo sicuri che giunti in Questura verr ad essi consegnata la pagnotta.
 a tutti noto che non pochi dei nostri accattoni danno il ricavato dell'elemosina ad usura a scopo di aumentare il loro biasimevole patrimonio; anzi la cronaca ha, pi di una volta, registrato che non pochi di tali esseri petulanti alla loro morte hanno lasciate delle cospicue somme, le quali, se non hanno raggiunta la cifra del francese Carlo Didier, tuttavia non eran da disprezzarsi. Intorno al Didier, che per giunta era figlio di mendicante, ecco quanto fu scritto in un giornale francese.
Il Didier, che sapeva leggere e scrivere, lasci morendo: 1 un patrimonio in denaro sonante di oltre mezzo milione; 2 "L'arte del mendicare". Il mezzo milione si trova ora sotto sequestro per conto del fisco, perch, ritenendosi dal Procuratore Generale della Repubblica che questo denaro rappresenti il ricavato di una truffa continuata, si vuole che debba andare a beneficio dello Stato. Il manoscritto, invece,  stato pubblicato nelle appendici di un giornale giudiziario ed  interessantissimo.
Ecco alcuni curiosissimi precetti ed alcune interessanti massime del Didier sull'Arte di elemosinare.
"Il mendicante non deve essere stracciato, n sporco, e deve fare di tutto per non avere un aspetto ributtante. I passanti, e specialmente le signore, non si fermano avanti al mendicante che ispiri ripugnanza al solo vederlo. Quando il freddo o la pioggia costringono i passanti a tenere le mani in tasca, a portare i guanti, a camminare in fretta, o a portare l'ombrello,  meglio che il mendicante se ne stia a casa. Questi non sono giorni di affari, perch  impossibile che il passante si fermi, chiuda l'ombrello, si sbottoni il palett e si tolga i guanti per fare la carit. Sarebbe questo un atto eroico che nessuno fa.
Il mendicante non deve mai abbandonarsi a lunghe querimonie, perch finir coll'infastidire i passanti e rendersi antipatico, e non deve mai ricorrere a quello stupidissimo ritornello: "Fatemi la carit: non mangio da tre giorni". Ci provoca lo sdegno e talvolta anche il riso nei passanti. Il mendicante deve stendere tacitamente la mano, alzare gli occhi melanconici, meglio se lacrimosi, verso il passante, ed accompagnare quest'atto con un profondo sospiro.
Bisogna scartare assolutamente il sistema di presentarsi al pubblico con la cos detta "numerosa famiglia", perch oramai il trucco dei bambini presi in affitto  scoperto. Non  vero che i luoghi migliori per chiedere l'elemosina siano nelle vicinanze delle chiese, dei conventi, degli istituti clericali ecc.
In generale, i preti, i frati, le monache, insomma tutta la gente di chiesa non  molto inclinata alla elemosina. Io ho fatto i miei migliori affari vicino alle osterie, accanto alle trattorie nelle ore piccine e specialmente a quei pubblici passeggi che sono preferiti dalle coppie amorose. Le persone allegre e gl'innamorati fanno subito la carit e con molta abbondanza".
E con ci ti sei convinto, egregio lettore, che i nostri fratelli di oltrealpi ci superano anche nell'arte di... elemosinare.
...
.
...
Di veri accattoni Napoli ne enumera non pi di 1027 e di questi, meno 187, gli altri 840 provengono dall'infima classe sociale.
Il che mena a dire che questa citt con un po' di buon volere si potrebbe epurare di questa gente che d ai forestieri una orribile idea del nostro paese.
Io non passo a rassegna i mezzi proposti dal Marulli e dal mio egregio collega prof. Gauthier, perch i lavori di questi signori si conservano in varie biblioteche di questa citt e possono essere consultati e giudicati da chi ne abbia voglia.
Per me la piaga dell'accattonaggio, con un po' di buon volere dei cittadini napoletani, potrebbe guarire in pochi giorni.
Lo specifico che propongo  questo: Non fare pi l'elemosina in pubblica via e mettere garbatamente alla porta chi viene a disturbarvi fino a casa per avere il vostro obolo.
Questo mezzo radicale apporterebbe che gli accattoni forestieri dovrebbero ritornarsene ai loro paesi e quelli di Napoli, per non andare incontro allo stimolo della fame, dovrebbero dedicarsi al lavoro.
Dei veri accattoni poi se ne dovrebbero fare due categorie: una, la meno numerosa, pezzenti vergognosi, dovrebb'essere soccorsa in casa; l'altra, la pi ricca in numero, dovrebb'essere raccolta in un ricovero-officina, dove ciascun componente, secondo la propria abilit e lo stato di salute, per non seguitare a poltrire nell'ozio, si dovrebbe dedicare ad un dato lavoro.
Quelli adunque a cui la religione, l'umanit, e la giustizia dettano di soccorrere i nostri simili nei loro bisogni non avranno che a versare il loro obolo direttamente all'Associazione per la repressione dell'accattonaggio, perch gli elementi che la compongono sono dei gentiluomini a tutta prova.
Facendo ci si metter in pratica quella parte dell'evangelo di S. Matteo che dice:
Quum ergo facis eleemosynam, noli tuba canere ante te, sicut hypocritae faciunt in synagogis et in vicis, ut honorificentur ab hominibus. Amen dico vobis, receperunt mercedem suam.
Te autem faciente eleemosynam, nesciat sinistra tua quid faciat dextera tua.
Ut sit eleemosyna tua in abscondito et pater tuus, qui videt in abscondito, reddet tibi.
...
.
...
LA PARANZA DELLE ZOCCOLE.
...
.
...
Chi ha occasione di recarsi verso l'avemmaria all'antica stazione marittima, all'Immacolatella, scorger fra i diversi casotti in legno, adibiti in massima parte per trattorie, una stanzetta nuova parimente in legno, dipinta in grigio e portante la scritta: "Guardiani privati autorizzati."
Se il viandante, col pretesto di fumarsi una sigaretta, avr l'accortezza di fare un tantinello di sosta presso quel piccolo ritrovo, vedr, nell'interno di esso, parecchi individui intenti a confabulare con un tale, che chiamano capo. Richiama, a primo acchito, quel gruppo alla mente del curioso una di quelle riunioni di bravi medioevali intenti a ricevere ordini per rapire qualche fanciulla ed offrirla in olocausto al loro signore, ricevendone come guiderdone una manata di monete per convertirle in boccioni di vino.
Sono invece, o lettori, ex guardie di P. S. o ex militari, autorizzati dalla questura, governati da uno speciale regolamento e pagati da parecchie compagnie di navigazione, a scopo di veder distrutte le zoccole, che, da tante decine di anni, si trovano a danneggiare il nostro porto.
E qui, per evitare equivoci,  bene chiarire che per zoccole noi non intendiamo quelle bestie appartenenti all'ordine de' roditori, chiamate dai naturalisti topi decumani o topi delle chiaviche, che, secondo il Pallas, furono, dopo un forte terremoto (1827), riversate dalle spiagge del mar Caspio. N vogliamo alludere a quelle larve umane, che cercano, per un paio di soldi, far gustare agli accattoni e agli spazzaturai gli avanzi della loro tramontante lussuria.
Dissipato l'equivoco, diciamo subito che le zoccole costituiscono nel nostro caso ci che i pirati sono per altre acque; cio una combriccola di ladri resisi specialisti per i furti di mare.
Dipendono le zoccole dai camorristi, e vengono da questi incaricate di andare a rubare ci che trovasi nei legni ormeggiati nel nostro porto, quando i proprietarii o i capitani di essi si rifiutano di pagare spontaneamente la camorra; perch  da sapersi che qualsiasi barca, veliere o piroscafo, di qualsiasi portata e bandiera, non appena arriva nel nostro porto, ha l'onore di essere visitato da qualche capo camorra, il quale va a chiedere la immancabile tangente, offrendo nel contempo di garentire i loro legni dai ladri.
Molti comandanti, per evitare rompicapi, si assoggettano a questa tassa forzata.
Chi si rifiuta di pagare avr la sorpresa di avere la visita delle zoccole.
...
.
...
L'essere ammesso nella paranza delle zoccole non  cosa facile, perch l'aspirante deve prima fornirsi di requisiti riferentisi ad altre ruberie, dalle quali  uscito, per la propria astuzia, incolume dagli artigli della giustizia; poscia deve attirarsi la benevolenza di qualche camorrista, il quale, in giorno ed ora stabiliti, presenta il novizio al capo, che a sua volta lo invita a scendere in una barca (fig. 1), e quando questa si  allontanata dalla spiaggia, il capo sottopone l'aspirante a zoccola al seguente interrogatorio:
- Come vi chiamate?
- N. N.
- Sapite ire a raffo? (sapete rubare?)
- Sempre che lo comandate.
- 'A communione come v' 'a facite? (in qual modo?).
- A zoccola.
- Che vuol dire a zoccola?
- Vuol dire arrampicarmi sui legni, sia per le funi, sia per le catene (fig. 2).
- E se la gatta vi vede? (se il padrone se ne avvede?) 
- I' 'a mozzeco (io lo ferisco).
- E se essa caccia primm' 'e vuje 'e diente? (se caccia le armi prima di voi?)
- Allora faccio 'o purpo (mi getto a nuoto).
- Bravo, 'a prudenza e 'o core (coraggio) v'hanna sempe regol. Vi faccio zoccola, e da questo momento avrete dai vostri superiori i comandi.
Finito l'interrogatorio, il novizio, tutto commosso, distribuisce ai suoi superiori i sigari.
...
.
...
L'area di diffusione di questi mariuoli  compresa in un rettangolo le cui parallele maggiori sono la banchina e la via nuova della Marina.
La maggior parte di questi parassiti passano in ozio le ore diurne, con lo starsene, cio, sdraiati lungo la spiaggia. Pochi altri se la fanno per la Villa del Popolo e per la nuova stazione marittima, per involare agli emigranti qualche oggetto, mostrandosi cos edotti anche nella specialit dello scippo.
Le zoccole, di giorno, non rifuggono, come fanno gli altri ladri, la presenza delle guardie di P. S.; perch, con lo starsene sdraiate e per conservare, per ci che le circonda, un'apparente indifferenza, non attirano sopra di esse l'attenzione della forza pubblica.
Le ore migliori in cui questi nostri ladri danno l'assalto ai legni sono quelle che vanno dalle 11 p. m. alle 4 a. m.; ore che per alcuni marinai rappresentano appunto il terrore.
Non voglia per credere il lettore che di notte le zoccole diano soltanto la caccia ai legni ormeggiati; perch, quando esse non hanno da fare in mare, rubano carboni, legname; e poco tempo fa rosicchiarono anche un casotto delle guardie doganali!
...
.
...
Chi sia stato il primo a battezzare la paranza dei pirati napoletani col nome di zoccole a noi non  riuscito conoscere.
Crediamo, per, che questo gruppo della mala vita napoletana s'ebbe tal nome perch alcuni dei loro usi si riscontrano appunto nei topi delle chiaviche.
Infatti detti animali sono, come i mariuoli in parola, veri maestri negli esercizi ginnastici, corrono velocemente, si arrampicano sui piroscafi, nuotano a meraviglia, spiccano dei salti abbastanza arditi, non mancano di coraggio, poich si rivoltano contro gli avversarii pi robusti.
...
.
...
La refurtiva viene dalle nostre zoccole portata all'intercettatore, il quale ne versa il prezzo al camorrista.
Del ricavato un terzo soltanto va a beneficio del ladro.
Per distruggere i topi delle chiaviche furono inventati diversi mezzi, come l'arsenico, l'asfissia, il sublimato ecc.; ma tutto riusc vano.
Per dare la caccia alle zoccole di fattezze umane s' formato, come abbiam detto, la compagnia dei Guardiani privati autorizzati; per, o lettori, le nostre zoccole sono troppo astute per inciampare nelle mani di questa nuova istituzione e per parecchio altro tempo seguiteranno a vivere alle spalle dei naviganti!
...
.
...
LA PARANZA DELL'ORO FALSO.
...
.
...
Questo gruppo della mala vita, designato coll'appellativo di paranza dell'oro falso,  una delle pi antiche istituzioni del mal vivere; poich essa, fin da secoli addietro, di, per le sue furberie, talmente all'occhio, che i governatori di quei tempi furono costretti, per tenerla a freno, emanare contro di essa parecchi editti.
Io credo che, quando questa congrega ebbe origine, lo statuto che la governava non imponeva altro che ingannare il pubblico offrendogli argento per oro.
La civilt poi, col passare del tempo, ha imposto che detta istituzione, grazie alle molteplici imitazioni che ci ha regalato l'ultima met del secolo 19esimo, avesse potuto prendere maggiore incremento.
Alcuni paranzuoli, infatti, sono entusiasti del modo come essi spacciano bocchini di gesso per bocchini di spuma. Altri mi riferirono che la celluloide si fa passare per ambra, per avorio e per tartaruga.
Certi altri asseriscono che la creta, previamente preparata, imita a maraviglia il corallo; e, per finire, ricordo che Vincenzo B., agnominato Schiavone, la cui onorabilit non pu mettersi in dubbio, mi parlava dei buoni risultati da lui ottenuti dando, ai suoi molteplici avventori, cilindretti di carta contenenti segatura di legno per sigarette egiziane.
I componenti la combriccola di cui ci occupiamo si dividono in sedentarii ed ambulanti: questi cercano chi deve essere corbellato nei treni, sui piroscafi in partenza, nei caff, nelle trattorie e negli alberghi; quelli, invece, se la fanno o nelle vicinanze dell'Immacolatella ovvero presso le stazioni ferroviarie, lato partenza; e ci trova la sua spiegazione, perch il ladro sedentario, che d il falso per vero, per non andare incontro a denunzie e quindi ai soliti rompicapi della questura, desidera che l'ingannato s'accorga dell'inganno dopo aver lasciata questa citt.
Le ruberie di maggiore importanza vengono commesse dai ladri sedentarii colla complicit dei pali (spie) o di uno o pi compari.
Quelle degli ambulanti, invece, si eseguono eludendo l'attenzione del compratore colla parlantina, giacch uno dei requisiti principali di un abile paranzuolo dell'oro falso  la parola facile e spigliata.
Anche in questa, come nelle altre paranze, non manca il gergo; cos chi viene ingannato dicesi stanga, alla quale, secondo che trattasi di ricco o povero, si aggiunge bianca o nera.
La catenina dell'orologio dicesi breglia; l'orologio casarella d 'o tarlo, forse per il rumore che produce; il braccialetto 'a manetta; l'anello 'o verticillo ed in fine parrucchiano addimandasi chi fornisce gli oggetti falsi.
Vediamo intanto se i seguenti esempii da soli bastano a dimostrare come il prossimo viene truffato da questa casta di ladri.
Giovanni Ea., attraversando via Marina, e propriamente nei pressi della Pescheria, fu chiamato da un vecchio, il quale gli mostr un anello, domandandogli quanto potesse valere.
L'Ea. non seppe che rispondere; ma, allontanatosi di pochi passi, fu fermato da un altro vecchio, il quale gli fece vedere una catenina d'orologio e due anelli, chiedendogli se il banco della Piet li pegnorava. In quel mentre sopraggiunse un giovane, il quale, senza essere interrogato, osserv gli oggetti e propose di acquistarli per lire 50, pregando il possessore di non muoversi, perch voleva andare a cambiare un biglietto da 100 lire.
In assenza di questo nuovo intervenuto, che era uno dei compari, il possessore degli oggetti propose al giovane Ea. di acquistare i due anelli per lire cinque, cosa che Giovanni Ea. fece; ma poi, pensando al modo come s'era svolta la scena, corse da un orefice per fare osservare gli oggetti e con sommo rammarico apprese che erano di.... ottone.
E questo, che accadde nel marzo 1898, si ripet nell'agosto dello stesso anno.
Amendue queste truffe furono denunziate alle autorit di P. S.; per quest'altra  inedita.
Un cittadino di Guardia Sanframondi agnominato Cotaluongo, prima di lasciare Napoli, dove erasi recato per far curare la moglie, s'incontr nei pressi della ferrovia con un individuo, il quale gli offr, per lire 80, un involto contenente molti oggetti di oro. L'astuto contadino sbors il danaro, dopo che si fu assicurato da un orefice di Corso Garibaldi che gli oggetti erano veramente di oro e che il valore di essi oscillava dalle 200 alle 250 lire.
Dopo che il truffatore s'ebbe le lire 80, fece noto al buon villico che, per far fare a quegli oggetti bella figura, doveva metterli in un astuccio, che avrebbe ceduto per lire due. Il contadino acconsent; ma il mariuolo, in luogo degli oggetti d'oro venduti, ve ne sostitu altri di rame dorato; e di tale inganno quel discendente dei forti sanniti si accorse quando, giunto nel paese nativo, mostr la roba acquistata.
Devesi quindi a tale repentino cambiamento di oggetti il sinonimo di Compagnia della doppia faccia, che, da poco in qua, ha acquistato la Paranza dell'oro falso.
I nostri lettori non si facciano adunque trarre in inganno da questi mariuoli, e, prima di fare acquisto di oggetti d'oro, si ricordino ci che il Cortese scrisse:
.... a prima fronte
Pare cosa de priezzo,
Tutto nganna la vista,
Tutto ceca la gente,
Tutto  schitta apparenzia.
Poi consiglia:
Non ire summo summo,
Non ire scorza scorza,
Ma spercia e trase drinto,
Ca chi non pesca nfunno
Ha no bello catammaro a sto munno.
E no bello catammaro l'ebbe anche quel tal Luigi Polzella di Morcone, il quale nel 21 dicembre del 1901, in luogo di 800 lire, si fece sostituire nel fazzoletto quattro pezzi di... giornale.
A dimostrare poi che i nostri mariuoli fanno messeri anche gli astuti ed intelligenti abitanti del nord, riproduco dal Roma del 5 maggio 1904 quanto segue:
Provenienti da Genova, arrivarono nella nostra citt nel 4 maggio 1904 gli operai piemontesi Giuseppe Marte e Giorgio Basso, che dovevano partire per l'America.
Appena sbarcati dal piroscafo Citt di Napoli, sul piazzale della nuova capitaneria del porto furono avvicinati da uno sconosciuto, il quale in pretto dialetto piemontese domand se andassero in America, ed alla risposta affermativa propose ai due di fare il viaggio insieme, essendo egli ignaro delle abitudini, dei luoghi e della lingua di quei paesi. 
Lo sconosciuto con una cert'aria sconsolata raccont ai due operai piemontesi che doveva recarsi in America per andare a trovare una sorella che, mesi or sono, era fuggita col suo amante, portando con s cinquantamila lire. Lo sconosciuto aggiunse che aveva avuto tale incarico dal padre, il quale per le spese di viaggio gli aveva dato ottomila lire, che mostr ai due piemontesi.
Costoro si lasciarono prendere nel tranello e fissarono con lo sconosciuto un appuntamento per ieri alle ore 9.
Difatti ieri all'ora stabilita lo sconosciuto in compagnia di un altro, elegantemente vestito, si rec al convegno.
Dopo le presentazioni il nuovo arrivato, che diceva dover partire anch'egli per l'America, propose di mettere insieme il danaro che ognuno possedeva e di chiuderlo in una valigia; anzi aggiunse che avrebbe pagato il viaggio per tutti.
I due piemontesi non trovarono nulla a ridire e tutti e quattro si misero in cammino e, dopo aver comperata una piccola valigia, si diressero in un'osteria, ove i due sconosciuti fecero finta di legare in un fazzoletto le ottomila lire che avevano, ed alla lor volta i due piemontesi sborsarono lire 800, che possedevano, e le consegnarono ai due truffatori, i quali fecero finta di metterle nello stesso fazzoletto, che poi fecero sparire nelle loro tasche, sostituendolo con un altro.
II fazzoletto intanto dai due sconosciuti fu messo nella valigia, che venne affidata in consegna ai piemontesi.
Poco dopo gli sconosciuti truffatori dissero che dovevano allontanarsi, ma che subito sarebbero ritornati.
Pregarono i due piemontesi di custodire bene la valigia e di starsi bene attenti ai ladri, ed anzi dettero ad essi lire 25, caso mai avessero bisogno di fare qualche piccola spesa, affinch non avessero aperta la valigia.
I due truffatori dopo ci si allontanarono dicendo che si sarebbero rivisti a bordo.
Intanto ai due piemontesi sorse nell'animo qualche dubbio ed, aperta la valigia, trovarono il fazzoletto, ma con tre pezzi di carta di giornale e nulla pi.
Allora, senza perder tempo, corsero a denunziare la truffa patita all'autorit di pubblica sicurezza.
...
.
...
I GIORNALI CHE NON ESISTONO.
...
.
...
Che i nostri delinquenti, per far quattrini, approfittano financo della vanit e della credulit delle persone, si rileva da questo articolo di Nicola Bernardini che io tolgo dal suo bel libro: "Guida della stampa periodica italiana".
"Una volta a Napoli mi  accaduto un fatto abbastanza curioso.
Un bel mattino il portalettere mi reca un elegante giornale sotto fascia. Apro ed in testa alla prima colonna della prima pagina, sotto la rubrica Schizzi e profili, leggo il mio riverito nome. Confesso che la cosa mi riusciva del tutto inattesa, nuova: potevo avere un vago sospetto che il mio oscuro e modesto nome avesse valicato i confini della provincia natia; ma non credevo davvero che i miei meriti, oltre ad avere valicato questi confini, meritassero l'onore di due o tre colonne di prosa.
Comunque sia, mi metto a leggere, curioso io stesso di sapere quali servigi avessi resi all'umanit languente nei brevi anni di mia vita, e, di questi, quali dovessero tramandare il mio nome alla pi lontana posterit riconoscente.
E devo dire che la mia vanit - se mai ne avessi avuta - non poteva essere maggiormente lusingata: un articoletto pubblicato sull'Illustrazione popolare diventa uno studio accurato e profondo; qualche modesta corrispondenza alla Gazzetta d'Italia o al Piccolo, quistioni sociali trattate coll'umorismo aguzzo di Swift e di Heine; una rassegna teatrale, un poema di sentimentalismo degno di Taine; un libro, semplicemente annunziato, forse neanche scritto, un capolavoro di scienza, di erudizione, degno di essere tradotto da un capo all'altro del mondo. Bersezio, Farina, Bonghi, de Zerbi non potevano desiderare una profusione maggiore di lodi, d'incoraggiamenti, di ammirazioni sincere e cordiali.
Il periodico, di cui mi duole di non ricordare il titolo, aveva altri cinque o sei profili, in ognuno dei quali gli aggettivi laudatori supplivano all'assenza completa di fatti e di date.
...
.
...
Il giorno dopo, quando non mi ero ancora riavuto della sorpresa, ricevo per la posta una lettera dell'amministratore del giornale, il quale - coi modi pi insinuanti del mondo - gentilmente m'invitava a prendere l'abbonamento al periodico, che, appartenendo alla stampa onesta, non poteva vivere che d'abbonamenti; dopo poi un diluvio di gentilezze, l'amministratore mi faceva sapere che, qualora avessi desiderato stampato a parte il mio profilo, la spesa era minima: 50 lire ogni cento copie, e che, se per caso avessi voluto intercalare il ritratto nel profilo, bastava aggiungere altre lire 10 alle 50.
Si poteva essere pi discreti?
Pure io non risposi alle offerte e alle richieste, non tanto perch volessi stoicamente seppellire col mio corpo il mio nome, ma perch fra i miei meriti, vantati dal generoso giornale, non era detto che io fossi un merlo.
...
.
...
Il giornale dei profili apparteneva alla categoria dei giornali che non esistono.
Un Tizio qualunque, a cui ripugna la professione sfacciata o volgare del borsaiuolo, ma che si trova alle prese colla fame, conosce soltanto di nome cinque o sei persone rispettabilissime non meno ignote al mondo intero.
Queste cinque o sei persone, perdute nelle pi lontane e disparate province, diventano i soggetti di altrettanti profili, infarciti di frasi pompose e di lodi sperticate. Poi, il neo-giornalista si rivolge a una tipografia qualunque; fa al proto il racconto immaginario di una divergenza insorta fra lui e il tipografo Tal dei Tali, che voleva aumentare le spese di stampa del giornale, e domanda che questo gli si pubblichi subito, per non far soffrire ritardi agli abbonati.
Del giornale, s'intende, si tirano solo una cinquantina di copie, tante quante bastano. - Lo Specchio, il Libro d'oro, il Cernitore o il Crivello sono in generale i titoli scelti da questo genere di giornali, i quali non contano mai meno di 10 o 12 anni di esistenza.... immaginaria.
I profilati non sempre sono persone a giorno di queste magagne giornalistiche: in generale i soggetti si cercano fra i segretarii comunali, fra i sindaci di microscopici paeselli, fra letteratucoli smaniosi di notoriet, o magari fra i decorati dei Salvator di Francia, fra i consoli onorari della repubblica di S. Marino e quelli del regno di Araucania-Patagonia.
I merli che si lasciano prendere alla rete, commossi che il loro nome sia noto a Napoli o a Roma e che finalmente i propri meriti si vadano facendo strada nel pubblico scettico, si affrettano a mandare il prezzo d'abbonamento, che non  mai inferiore alle 20 o 30 lire, e non son pochi quelli che chiedono anche l'estratto del giornale per procurarsi la soddisfazione di dispensarne una copia al farmacista, una all'arciprete o ai consiglieri comunali.
Ma dopo una settimana i merli ricevono una circolare manoscritta dell'amministratore del giornale, il quale annunzia che il periodico, per la prolungata assenza di un redattore e l'improvvisa malattia del direttore, sospende le pubblicazioni, le quali per saranno riprese appena le difficolt verranno rimosse.
Il giornale - con altro titolo - va in cerca di un nuovo uccellame.
...
.
...
Non  raro il caso che uno dei gabbati, mentre si gode in santa pace la celebrit acquistatasi per una miseria di 50 franchi, un mese dopo riceva un nuovo giornale di formato diverso perfettamente dal primo, con titolo diverso, perfino con redazione diversa; ma questa volta egli, invece di trovare due colonne di lode al suo indirizzo, rinviene, in terza pagina, fra due asterischi ben marcati, un articoletto cos concepito:
"Nel N. tale del giornale tale, abbiamo letto or non  guari un lungo articolo del signor Tal dei Tali. La Redazione del nostro egregio confratello dev'essere stata tratta in errore sul conto di costui; egli  un poco di buono e disimpegna molto male l'ufficio affidatogli, senza dire che usa due pesi e due misure a seconda delle convenienze. Noi diremo in altro numero chi sia precisamente questo messere: se non lo facciamo ora,  perch stiamo consultando alcuni documenti importanti sul suo conto".
Il povero diavolo non sa come gli capiti questa tegola fra capo e collo: tiene sotto chiave il giornale maledetto per timore che anche l'aria glielo legga e intanto, senza perder tempo, scrive al direttore del giornale di risparmiarlo, di non rovinarlo, perch, si sa, la calunnia, anche quando non ha basi solide, trova sempre creduli. Il direttore del giornale risponde che non potrebbe usare verso di lui una parzialit, ma che per sola cortesia sospender la pubblicazione dei documenti, della cui spesa sopportata, per procurarseli, egli, il soggetto, deve rivalere il giornale: non si tratta che di 50 lire e la partita  accomodata.
E il merlo cava fuori le altre 50 lire, senza avere neppure alla lontana sospettato che tanto lo scrittore laudatorio del profilo, quanto il Catone minaccioso coi documenti alla mano erano la stessa ed unica persona.
...
.
...
Nella specie di questi giornali che non esistono, ossia esistono per una volta soltanto, si trova una altra variet e questa pi comunemente a Napoli.
A Napoli il giuoco del lotto  una mania, una frenesia, una passione morbosa, cieca.
Tutti giocano al lotto; basterebbe a provarlo il fatto che, sul totale dei giocatori, due terzi appartengono a Napoli, l'altro a tutto il regno.
I giornali cabalistici che si stampano a Napoli sono, per conseguenza, innumerevoli: fra questi ve ne sono parecchi di quelli che non esistono.
Alla porta di un banco-lotto, sotto un gran cartello che contiene dei numeri smisurati a colori vivaci, c' un modesto avviso di questo genere:
"Fatti e non parole", questo nostro giornaletto, che da 15 anni forma la provvidenza settimanale dei giuocatori del lotto, anche in questa estrazione  stato fortunato: i suoi calcoli non si sbagliano. Il foglio passato dava per sicuri tutti e cinque i numeri, che infatti sono usciti sabato ultimo alla ruota di Napoli....."
E qui i cinque numeri realmente estratti nella settimana, stampati a caratteri grossi e marcati.
Poi pi gi:
"Prezzo di ogni copia del giornale cabalistico Fatti e non parole, cinque franchi.
N. B. Il giornale si vende in busta suggellata".
Ci sono tanti poveri travet, tanti disgraziati padri di famiglia che, lusingati dall'evidenza dei fatti, bruciano l'ultima cartuccia, sacrificando cinque lire tolte dal sostentamento quotidiano.
Comprano la misteriosa busta suggellata, giuocano i numeri in essa contenuti; ma questa volta la sorte non  meno crudele dell'ultimo sabato.
Il giornale Fatti e non parole, s'intende, non si vede pi. Un altro giornale, ossia lo stesso con titolo diverso, per esempio il Pescatore, attacca al banco-lotto l'avviso medesimo dei Fatti e non parole; non vi sostituisce che i numeri ultimi estratti.
E cos si gabba il pubblico credulo.
...
.
...
Chi ha rubato un pezzo di pane, vinto dalla forza irresistibile della fame, sta in galera come ladro; queste canaglie, che ricattano i vanitosi e i creduli o lusingano gli spiantati, passeggiano accanto ai galantuomini in guanti e tuba."
...
.
...
A tutto ci che ha scritto il Bernardini aggiungiamo del nostro che di giornali che non esistono se ne contano, ora, a Napoli, tre. Le copie ai corbellati vengono consegnate a mano da straccioni che si spacciano come segretarii di redazione.
Nel 1884 fummo dalla Sferza chiamati "Apostolo della Carit" perch da studente avevamo prestata l'opera nostra nell'epidemia colerica. Per un articoletto zeppo di aggettivi laudativi, scritto a nostro vantaggio dalla magistrale penna del direttore della Sferza, ci si chiesero lire quindici a titolo di abbonamento al giornale.
Nel 1903, ci si tese un altro ricatto dall'"Onesto".
Anche questa volta mettemmo poco garbatamente alla porta il segretario dell'immaginaria redazione.
I bollettini cabalistici pi in fama, e che si vendono a preferenza dai tabaccai, sono: Il Sole, Il Sollievo, Non pi miseria, L'Assistito, L'Esiliato, Il vero cabalista e Fatti e non Parole.
La sfacciataggine di questi fabbricanti d'immaginarie ricchezze, di questi sfruttatori della miseria arriva, alle volte, a tale da tappezzare le mura delle case con grossi manifesti. Quello che riproduciamo faceva bella pompa di s nelle ultime feste pasquali.
.
PADRE STEFANO DA NOLA. AGLI OPERAI NAPOLETANI.
.
Un gran regalo per la S. Pasqua.
.
Il mio nome  ben riconosciuto da voi, o Napoletani, perch un giorno mi chiamaste: Il sincero amico del popolo.
Parla per me l'epoca storica passata per le migliaia di Pubblicit che feci in questa Citt e Province, e parlano per me le grandiose vincite datevi; e se mi ritirai a vita privata lo fu perch spoetizzato dai tanti che oggi si vantano cabalisti.
Ma ora, vista la persistenza delle cattive estrazioni, ritorno a voi per darvi novella pruova e posso dirvi con certezza, come prima, mettete la caldaia che i maccheroni son pronti; Sabato Santo, giorno di gloria per la risurrezione di Gesti Cristo, risorger anche io all'antica gloria e la Pasqua del 1904 sar memorabile a tutti per l'uscita della mia Quaterna secca di 5 colpo.
Operai, sappiate che  propriamente per voi che ho fatto questo studio, voi che consumate la vita dalla mattina alla sera qui sulla strada percipendo poi una s meschina paga mal retribuita alle vostre fatiche; rallegratevi perch per voi sono finalmente finite le pene e non perdete tempo, lasciate per poco l'oscura officina e gli affari e andate dai due soli depositarii della Quaterna, colla regola: 1. Signora Anna Mastropietro, Tabaccaia, Via Chiaia N. 145, accanto a Caflisch; 2. Francesco Stornaiuolo, negoziante, Rettifilo N. 76, dirimpetto ai Magazzini Milanesi; affinch tutti potrete usufruire di questo colpo di fortuna. Il mio bollettino non costa come le altre volte lire Due, ma soltanto 70 meschini centesimi per le grandi spese fatte, e quando Sabato avrete incassata la Quaterna scriverete come le altre volte:
Padre Stefano da Nola  il vero amico dei lottatori pel pane quotidiano.
Spesso succede che i cabalisti, per diffondere le loro pubblicazioni, si procurano una guida della citt a scopo d'inviare a domicilio i loro bollettini.
Il fac-simile che qui riproduciamo fu mandato al Dott. Luigi Palumbo di Ernesto nel 21 settembre del corrente anno.
Il Sollievo Universale dalla parte dell'indirizzo portava scritto: Onde evitare dispiacevoli conseguenze, trattandosi di cosa urgente e d'importanza, preghiamo caldamente i sigg. Portalettere di consegnare la presente al destinatario od a persona di sua famiglia.
.
SOLLIEVO UNIVERSALE.
.
Resoconto delle vincite date da Padre Gustavo del buon Ges nel mese di Giugno giusta la circolare speditaci verso la fine di Maggio scorso.
All'estrazione di Napoli del 4 Giugno
14 17 AMBO nel biglietto mensile
All'estrazione di Napoli del 11 Giugno.
43 TERZO vinto nei tre numeri mensili, che sono la vera rendita mensile di Padre Gustavo. La vincita non poteva in nessun modo fallire, tanto vero che i tre numeri furono stampati con la parola "Infallibili" nonch con queste testuali parole: "Un numero di esso  certissimo, non ve lo perdete dunque!"
e 81 QUINTO con la regola spiegata di 7. colpo!
Altre due vincite all'estrazione del 25 Giugno.
Alla ruota di Napoli 23 PRIMO, altro numero della rendita mensile che, come sopra ho detto, fu dato con parola infallibile!
Alla ruota di Firenze 14 52 Ambo vinto nella Quaterna Infallibile di cui tanto se ne parl nella circolare speditavi. Detta quaterna si doveva giuocare pi forte per la ruota di Napoli, nonch per le altre sette ruote, giusta la raccomandazione fatta a tutti coloro che acquistarono il bollettino.
Altra e pi grandiosa vincita data all'estrazione di Napoli del 2 luglio giusta la seconda circolare inviata da Padre Gustavo in data 27 Giugno.
3 55 64 Terno che vi fu dato con le parole: vincita sicurissima e se invece di 26 fosse sortito 27 si sarebbe vinta l'intera quaterna secca!!
Il gran colpo riservato di Padre Gustavo del buon Ges
L'addio ed il suo memorabile ricordo!!
Leggete attentamente quanto segue!
.
ORNATISSIMO SIGNORE,
Il nome di Padre Gustavo del buon Ges non  a voi sconosciuto, esso oramai ha tante simpatie nel mondo che si  reso oltremodo popolare e ci per i grandi miracoli da lui fatti al Lotto nel corso di brevissimo tempo! Padre Gustavo del buon Ges! Suona questo nome amore del prossimo, fratellanza, suona provvidenza, e un succedersi continuo di eroismo al Lotto! E voi forse quante volte avendo ricevuto una circolare come questa da lui speditavi non vi siete nemmeno curato di leggerla, e forse con rabbia l'avete stretta fra le mani buttandola nel cestino delle carte inutili, come una cosa qualunque, come si gitta via uno straccio che ci ripugna e c'incomoda? Intanto le vincite al Lotto si succedevano sempre interrottamente, i fatti andavano avanti in modo vertiginoso e voi dormivate nell'oscurit pi cieca, e nelle tenebre, non comprendendo che in quel momento disprezzavate la Provvidenza che per mezzo di Padre Gustavo vi veniva dalle mani celeste: voi forse dicevate: Ecco un'altro ciarlatano che vuol buscarsi qualche cosa di danaro! tutt'altro, o signori; poich le parole e le promesse di questo grande Gesuita non vennero mai meno, essendo egli uomo sincero per eccellenza, ministro di Dio Santo e giusto e ne fanno fede le continuate vincite da lui date al Lotto.
Signore, una estesissima circolare, come la presente, fu spedita nel mese di Maggio, mediante la quale Padre Gustavo garentiva una vincita certa e sicura per l'estrazione del 25 Giugno scorso. Coloro che acquistarono detto bollettino oltre a trovare in esso la quaterna che si doveva giuocare per tutte le ruote il 25 Giugno, e che infatti diede a Firenze la vincita dell'ambo 14, 52, rinvennero anche un regalo particolare. Questo regalo consisteva in un biglietto mensile merc il quale si vinse all'estrazione del 4 Giugno il 14 e 17 ambo, nonch nel bollettino rinvennero anche tre numeri situati stampati con queste parole: Infallibili, un numero di essi  certissimo non ve lo perdete dunque! Infatti all'estrazione dell'11 Giugno si vinse il 43 Terzo datovi per infallibile, nench l'81 Quinto, ed all'estrazione del 25 oltre la vincita dell'ambo nella quaterna 14 52 alla ruota di Firenze, si vinse anche il 23 Primo, che era un'altro numero dei tre mensili parimenti dati come infallibili. Questa regola dei tre numeri situati  la vera rendita mensile di Padre Gustavo essendo pi di cinquanta anni che d la vincita certamente in ogni mese, e varie volte  successo che la regola ha dato la vincita di due numeri situati nel corso del mese, come accadde nel mese di Giugno; e qualche volta si sono avverati anche tutti i tre numeri situati.
Abbench, signori, le vincite date nel mese di Giugno non furono di una certa importanza, purtuttavia Padre Gustavo cedendo ad una commissione di vincitori che si port da lui a pregarlo per metter fuori un'altro bollettino, egli, uomo di cuore non seppe negare e ne pubblic un'altro per il mese di Luglio che era prossimo, e siccome il tempo opportuno per diramare un'altra circolare agli stessi che ebbero la prima non era sufficiente cos il buon Padre ne fece una piccola inviandola ai soli vincitori di Giugno, cio a quelli che acquistarono il primo bollettino, infatti costoro non se ne trovarono pentiti perch la fortuna li arrise, ed ebbero un discreto colpo di fortuna perch il secondo bollettino di Padre Gustavo diede la vincita all'estrazione del 2 Luglio del terno 3, 55, 64 e se invece di 26 fosse sortito 27 si sarebbe vinta l'intera quaterna secca!
Queste vincite, o signori, che per Padre Gustavo rappresentano un nulla dal perch ne ha date di moltissime superiori e pi grandiose di terni secchi e quaterne, se fossero state date da uno dei tanti sedicenti cabalisti da strapazzo, da quei tanti che scarabocchiano delle regolette di poco conto e che vigliaccamente si danno il nome di cabalisti avrebbero gridato: Osanna! Vittoria! avrebbero sparso insomma ai quattro venti l'annunzio delle favolose vincite: ma Padre Gustavo, modestissimo quanto mai, vi dice che la vincita del terno 3, 55, 64 non  quella da lui desiderata, non  il suo sogno felice, non  il suo ardente desiderio, essa non  altro che il lampo che precede il tuono,  il preludio di un'altra vincita pi grandiosa ancora di quelle da voi fatte, perch se all'estrazione del 2 Luglio scorso per un sol punto perdeste la quaterna; questa volta Padre Gustavo del buon Ges vi giura sui sacri panni che indossa, che guadagnerete l'intera quaterna secca. Questa grandiosa vincita former finalmente la vostra fortuna e da parte di Padre Gustavo sar il gran colpo di grazia che dar a tanti impostori; a tanti falsi cabalisti, che per avvalorare vieppi i loro bollettini sparlano contro tutti i cabalisti, asserendo che sono tutti impostori e soltanto con i loro bollettini si hanno vincite grandiose (sic) al lotto!
Ma Padre Gustavo del buon Ges, (voi lo sapete per infinite prove)  lungi da tanta corruzione; Egli  l'uomo di cuore, l'amico del popolo, il vero benefattore dell'umanit, il matematico austero e savio e la sua gloriosa fama ha oltrepassato le Alpi. Padre Gustavo in una parola  il pi grande cabalista del mondo e ci che promette sempre si avvera. E come non pu avverarsi se questo santo monaco fa parte della pi istruita corporazione del Mondo, la quale ha seminato in tutto l'Orbe i grandi frutti di sapienza e di amore del prossimo? I Gesuiti?  la corporazione che onora il mondo! Tutti sanno che la Sigla del monastico riconoscimento sono tre famose lettere che racchiudono quanto di pi bello, di pi soave, di pi eccelso possa comprendersi; I. M. I. sono le tre lettere, cio Iesus, Maria, Ioseph. Essi sono pieni di scienza ed uno scrittore della santa Chiesa, dottore in Sacra Teologia, ebbe a confermare che i Gesuiti sono illuminati dallo Spirito Santo.
Gioite o signori, rallegratevi, aprite il cuore alla gioia perch Padre Gustavo del buon Ges dopo infiniti studi, dopo tanti sudori, dopo aver confrontato le sue operazioni sui libri dei pi illustri matematici antichi e moderni, col cuore pieno di gioia, spinto dalla fede incrollabile del pubblico bene, ha rinvenuto un'unica e sola quaterna, quattro numeri secchi secchi, da verificarsi per la ruota di Napoli alla 3. estrazione di Ottobre 1904. L'avverazione di detta quaterna ricavata da una splendidissima e potente operazione matematica cabalistica dester nel mondo un'eco di grande gioia e porr il nome di Padre Gustavo del buon Ges tra pi grandi benefattori del presente secolo!
Avrei voluto qui esporvi un cenno monco della regola di 5 colpo che dal 1829 ogni quindici anni alla 3 estrazione di Ottobre ha dato sempre vincita, osservando nella quale la grande esattezza e precisione vi sareste vieppi convinti della sicurt della vincita, ma la brevit del tempo e la strettezza dello spazio me lo vietano. Vi dico solo che detta quaterna si avverer a dato certo, essendo ricavata da una delle pi sublimi operazioni matematiche, scoperta degna di un Gesuita e che former l'ammirazione e la felicit di tutti!
Che cosa vi bisogna nella vita? Siete forse in continue angustie per quelle cambiali pronte a scadere? Ebbene con la vincita della quaterna voi pagherete quegli effetti che vi agitano, che vi tolgono il sonno, che consumano lentamente la vostra vita. Avete forse dei debiti e che non potete soddisfare? Ebbene riunite i vostri creditori, e dite loro con aria altera, con parola franca e sicura, che cessassero di gridare e minacciare dal perch sabato 15 Ottobre sarete ricchi e di una posizione invidiabile e quindi li soddisferete non solo di tutto il loro avere, ma potrete ad essi regalare un vistoso interesse!
Rallegratevi quindi una buona volta, perch il momento di dare l'eterno addio al Lotto finalmente  giunto! Sabato 15 Ottobre le casse dello Stato saranno a nostra disposizione! Le tasse e i balzelli di ogni sorta che tutti i cittadini pagano debbono centuplicati ritornare nei nostri scrigni! Chi vi dice questo non si sbaglia, Egli, Padre Gustavo del buon Ges  talmente sicuro che la sua quaterna uscir trionfante dall'urna alla ruota di Napoli Sabato 15 Ottobre che dice, non a voi perch ben lo conoscete (avendo da lui avute tante e tante prove della sua valentia numerica) ma a qualche incredulo a cui forse potr capitare in mano la presente deridendola, che Egli  pronto a scommettere non mille, ma cento lire, che sono alla portata di tutti, depositandole nelle mani di chi si voglia e perdendole qualora la sua quaterna promessavi non sortisse dall'urne Sabato 15 Ottobre 1904.
Signori e massimamente voi operai che stentate crudelmente la vita sappiate che  vero che il giuoco del Lotto  difficile ed oscuro per se stesso, ma noi dobbiamo ricordarci le parole del gran cancelliere Tedesco Bismarch che nel 1870 all'epoca della famosa guerra franco-prussiana tra un bicchier di birra ed un sigaro, diceva ad un generale "che l'impossibile esiste solo per gli sciocchi!" e se a profezie anche di altri celebri uomini a tutto si pu giungere perch la scienza non ha limite, e specialmente in quest'epoca di grande progresso, io convengo che la quaterna dietro i grandi studi fatti da Padre Gustavo uscir trionfante dall'urna e potr farci una buona volta felici ed agiati.
Si  dato perci in istampa un bollettino e che sar l'ultimo e definitivo che contiene oltre la quaterna preceduta dalla sua brillante operazione, e per coloro che di regole non ne capiscono troveranno la quaterna in parola a grossi caratteri con questa dicitura: "Ecco la vostra fortuna per Sabato 15 Ottobre 1904 per la ruota di Napoli" e come se ci non bastasse Padre Gustavo vuol darvi ancora una pruova palpabile della sua generosit regalandovi anche un biglietto da giuocarsi per tutto il mese di Ottobre e nel corso di esso si avr la vincita garentita del terno, nonch i tre numeri mensili che come ben sapete sono la vera rendita di Padre Gustavo.
Per le grandi spese di stampa, posta ed altro, che sono state ingenti e stante la vincita del terno 3, 55, 64 datavi ultimamente all'estrazione del 2 Luglio Padre Gustavo avrebbe potuto benissimo elevare il bollettino ad un prezzo favoloso, sicurissimo che tutti i vincitori l'avrebbero acquistato; davvero gli venne questa idea, ma pensando che sarebbe venuto meno al suo scopo umanitario e siccome questo bollettino  l'ultimo che egli pubblicher e volendo beneficare vincitori e non vincitori, quelli che acquistarono il primo e secondo bollettino e quelli che non li acquistarono, cos vi chiede come le altre volte Due lire e centesimi cinquanta, misera moneta, la quale verr almeno in parte a supperire le grandi opere fatte dal santo Gesuita; inviate perci come al solito cartolina-vaglia di lire Due e centesimi cinquanta a questo preciso indirizzo: "Rev. Padre Gustavo del buon Ges presso il signor Antonio delle Donne Largo Arianiello al Purgatorio N. 33, palazzo Rossi Napoli" e ricevete franco di posta in lettera raccomandata il bollettino che former la vostra agiatezza merc il quale giuocando una meschina lira a secco sulla quaterna guadagnerete la bella ed invidiabile somma di lire 60 mila!!
Ed ora, o signori, addio! Ricordatevi che questa  l'ultima voce di Padre Gustavo del buon Ges,  l'ultimo bollettino che esso pubblica, nel quale vi  il vostro tesoro, la vostra fortuna, vi  di che prolungare con agiatezza la vostra vita. Io ho l'incarico da lui di porgervi le sue benedizioni, estensibili alla vostra famiglia, ai vostri figli e a tutti coloro che vi appartengono. Tutto quello che egli poteva per voi fare ha fatto, e non mentisce se vi dice che per voi molte volte si  sottratto dal sonno, ha gittato infiniti sudori pur di riuscire nel suo nobile intento, che era quello di condurvi alla via della vittoria! Possa la benedizione di questo sant'uomo rendervi una buona volta felici e fare che godiate a lungo della grande vincita al Lotto che vi attende.
Il sacro dovere del suo ministero, la sua lunga vita spesa sui libri con grandi stenti ed affanni, che pi volte gli lacerarono l'animo di speranza, lo costringono a darvi quest'addio, egli ve lo d di tutto cuore allegro e giulivo contento di avervi dato la felicit, la gioia e la ricchezza! Egli  come il soldato che con le lagrime agli occhi d l'addio ai suoi ufficiali dopo di essersi ricoperto di gloria, dopo aver onoratamente dissimpegnato ai suoi doveri, dopo di aver sostenute le dure fatiche dei campi e della caserma. Se dunque non leggerete pi i suoi avvisi tuttavia il nome di Padre Gustavo rimane nel mondo coperto di gloria, benedetto da pi generazioni, amato e venerato dal perch le buone azioni, le grandi opere umanitarie mai si dimenticano e passano ai posteri con riconoscenza eterna.
Piacciavi dunque, se non volete pentirvene amaramente, udir l'ultimo suo consiglio e fate subito la richiesta raccomandandovi ad evitare dispiacevoli conseguenze di scrivere a tergo della cartolina vaglia ben chiaro il vostro nome, cognome ed indirizzo.
Accettate intanto i miei pi cordiali saluti e con i sensi del pi profondo rispetto credetemi
N. B. La spedizione del bollettino vien fatta merc lettera raccomandata chiusa e suggellata a ceralacca con questo suggello.

Dev.mo Vostro Antonio delle Donne.
Segreterie di Padre Gustavo del buon Ges.
...
.
...
I RUFFIANI DELLA VICARIA.
...
.
...
A dimostrare che financo nel tempio di Temi alligna la mala pianta dell'affarismo, riproduco dal Corriere dei Tribunali il seguente scritto dell'avvocato Marrama.
" da anni ed anni che si  gridato contro l'"affarismo" in tribunale, e, se si mettessero insieme tutti gli articoli, le noterelle e i trafiletti, che si sono scritti intorno alla spinosa quistione, si finirebbe con l'elevare una piramide alta quanto quella di Cheope, sull'alto della quale il Bonaparte scorgeva i famosi quaranta secoli in agguato... E il risultato di tutto questo sciupio di carta? L'affarismo  andato prosperando sempre pi, in tutte le forme, con tutte le gradazioni, sviluppandosi in una gerarchia impressionante. La putrida fungaia che cresceva, all'ombra, discretamente, germoglia, adesso, in pieno sole, e si spande dovunque, e si abbarbica alle vetuste mura della Vicaria, e penetra, selvaggia e rigogliosa vegetazione, attraverso le finestre, per le porte, negli ufficii, nelle aule, nei gabinetti, e dove  passata lascia le sue radici, ed ogni nuovo passo  una conquista, e, come le male piante invadenti un orto, soffoca ogni altra cosa viva, intorno...
Alla porta di Castelcapuano l'armigero veglia, solenne e terribile come un angelo dalla spada di fiamma; ma sotto i suoi occhi l'avanguardia dell'affarismo tende i suoi lacci: losche figure di giovinastri, avanzi della mala vita, delinquenti a riposo o in aspettativa... di giorni migliori, turpi figure di femine, vestali che trovano il tempo, fra una carezza ed una danza bacchica, di occuparsi di affari, matrone che preparano ai ludi fallici la novella generazione, vecchie megere, che non possono pi rubare n peccare, preparano la clientela ai loro "principali".  una caccia in tutte le regole, con i suoi agguati, le sue trappole, magari le violenze; sono contrattazioni vivaci di lire, di soldi, dialoghi concitati che somigliano ad aggressioni, e i crocchi si stringono al muro, sotto l'arco di una porta, e le braccia gesticolano e gli occhi lampeggiano, e pare che da un momento all'altro debba brillare una lama di coltello ed il gruppo sciogliersi, lasciando un corpo insanguinato a terra... E i modesti gruzzoletti di soldi, che il contadino accumul stentatamente, vengono fuori, a poco a poco, svolgendosi da una cocca di fazzoletto, da un fondo di calza, sgusciando da un vecchio portamonete sdruscito... E le povere lire che covavano da anni in un pagliericcio per fare una piccola dote alla bardascia o per comprare, in un giorno lontano, atteso e sospirato, un pezzetto di terra, passano nelle mani avide dei mezzani, che promettono di fare tutto quello che  necessario, per il cliente: tutto, anche ci che  immorale ed illegale: questo, anzi, a preferenza di ogni altra cosa.
...
.
...
E, di l dalla soglia del tempio di Temi, l'"affarista" meno oscuro, meno lacero, ma non meno losco,  gi penetrato: e si fa chiamare avvocato, e fa l'avvocato, con successo: talvolta, anche,  cavaliere della corona d'Italia. Donde  sbucato? Chi ? Come vive? Tutto questo poteva domandarsi, forse, nei primi giorni; oggi nessuno lo domanda pi. L'affarista  diventato un "collega": un collega che quasi sempre vi ruba qualche cliente, vi tende qualche gherminella di accordo con qualche funzionario di cancelleria poco scrupoloso (ve ne sono, pur troppo!); sa acquistarsi le grazie di qualche magistrato miope (ve n' anche di questi, con buona pace del donchisciottismo sfiancato, che difende ad oltranza ogni brandello di toga come i coloni custodiscono gelosamente gli spauracchi di cenci nei campi per tenerne lontani gli uccelli), e, infine, s'impone e vince e trionfa e mette da una parte un bel piedistallo per la sua ambizione dell'et matura e dei buoni titoli di rendita per la vecchiezza tranquilla. Nessuno gli ha chiesto come fosse entrato in tribunale, come avesse patrocinato le sue prime cause, senza titoli e senza meriti, come fosse riuscito a farsi iscrivere all'albo. Egli  "arrivato"; e i nostri colleghi, spesso, sono onorati a stringergli la mano....
Questione di gusti; che volete? Falstaff, per esempio, diceva che l'onore non riempie la pancia...
...
.
...
Se l'affarismo impera, perch non dovrebbe avere una scuola fiorente? Ed  cos che gli allievi dell'affarismo vengono su, a poco a poco, e si preparano altri avvocati e cavalieri, per l'indomani... Ed  cos che noi, poveri ingenui, che sgobbammo sedici anni sui libri di scuola, e ci logorammo il cervello e la borsa per conquistare quel pezzetto di pelle d'asino che  la laurea in pergamena, vediamo questa apoteosi crescente di facce equivoche, di tipi ignoti, di figure laide, che contrattano affari per i cortili del tribunale e vanno a discutere innanzi al magistrato, talvolta rubando il nome onorato di un avvocato assente ( avvenuto per parecchi nostri colleghi!), spesso, spudoratamente, col loro nome. E il cancelliere scrive quel nome nel verbale di udienza senza chiedere se quell'individuo sia o no un avvocato, e il magistrato lascia correre, e spesso indovina, e qualche volta sa....
E noi, che gridammo e ricorremmo a tutti, alla magistratura, ai sonnecchianti Consigli dell'Ordine e di Disciplina, abbiamo finito col rassegnarci! C'est la fatalit, come diceva la bella moglie di Menelao: lasciamo correre! E se oggi due o tre affaristi sono incappati nelle reti della giustizia e stanno per pagare il fio delle colpe altrui, non esultiamo; mostriamoci logici, cooperiamoci, anzi, perch essi siano liberati al pi presto e rimettiamoli in circolazione con le parole dei monatti a Renzo Tramaglino: "Andate, poveri untorelli, non sarete voi quelli che spiantano... ci che  gi spiantato da un pezzo!"
...
.
...
I MEZZANI DEI MEDICI.
...
.
...
Accanto ai ruffiani di Vicaria, tanto bellamente descritti dal Marrama, collochiamo un'altra categoria di farabutti "i mezzani dei medici". Sorse questa sporca associazione fin dal 1881, epoca in cui cominci la decadenza finanziaria della classe medica.
La tradizione c'insegna che i seguaci di Esculapio residenti in Napoli, fino ad anni addietro, hanno ricevuto il pane quotidiano dai forestieri e propriamente dai cos detti cafoni dell'Italia meridionale; ma, dopo che la filossera, la peronospera, la mosca olearia e la emigrazione hanno, di comune accordo, apportata la desolazione nel mezzogiorno del nostro paese, di cafoni ammalati pi non ne vengono a Napoli e quei pochi che vi si recano si dirigono da Capozzi e Cardarelli.
Pei Napoletani puro sangue,  inutile pensarci; poich essi, per le conoscenze che hanno, non hanno pagato mai il medico: anzi, prima di andarne in cerca, sfruttano i farmacisti e ci, dopo che hanno avuto cattiva prova dal calomelano e dall'enteroclisma, che, come si sa, costituisce oggi un arnese di casa.
Devesi quindi a tanta deficienza d'introito, se parecchi dei nostri maestri non si vedono, come un tempo, girare per la citt in carrozza e, per mancanza di clienti, non dicono pi: come  duro calle lo scendere e il salir l'altrui scale.
Ammessa dunque la miseria, ecco come alcuni dei nostri rispettabili colleghi hanno risoluto il problema di non far soffrire lo stomaco.
Questi tali hanno detto che oggi chi  onesto finisce per morirsi di fame, e perci hanno cercato accaparrarsi l'amicizia di coloro che se la fanno per i pressi delle abitazioni di Cardarelli e Capozzi, e che con varii raggiri cercano deviare gli ammalati che da questi si recavano.
La tattica usata dai mezzani per procurare i clienti agli untori (cos sono chiamati i sostituti di Capozzi e Cardarelli)  la seguente. Non appena il ruffiano si avvede che Caio va per via Costantinopoli o Bellini, per pescare le abitazioni di cos esimii clinici, subito gli si accosta e con modi persuasivi fa comprendere all'infermo che il Capozzi, per esempio, non abita pi in quella casa e che, se si desidera consultarlo, bisogna recarsi in quella tale farmacia ovvero in via B. numero C. I minchioni, inutile dirlo, corrono alla tale via, dove lo pseudo Capozzi, dopo avere sciorinato allo infermo una filastrocca di chiacchiere e dopo aver ricevuto lire dieci per la visita, obbliga il malcapitato di andare a spedire la ricetta in quella data farmacia e ricevere cos il contropelo.
Per avvalorare con esempi ci che ho esposto, mi piace far noto che nell'ultimo settembre, trovandomi in Guardia Sanframondi, ebbi occasione di osservare un ammalato di Pontelandolfo, reduce dall'America, il quale mi mise sottocchio una ricetta firmata dal Capozzi: per il carattere non era del tanto stimato maestro.
Un'altra volta l'avvocato Domenico De C. e suo cognato Domenico A. furono avvicinati dal solito mezzano, il quale, quando venne a conoscenza che uno dei detti signori era affetto da catarro ricorrente delle vie digerenti, subito propose un untore, che, come sana-trippa, portava, secondo il mezzano, il primato in Napoli.
Ricordo anche che il Professore Agnello D'Ambrosio, per fare allontanare dai pressi della sua abitazione detti ruffiani, fu costretto ricorrere alla Questura; mentre il Prof. Cardarelli, per non far trarre in inganno i poveri sofferenti, fa, in sua assenza, attaccare ai pilastri della sua abitazione il seguente avviso:
"I malati che mi onorano di loro fiducia sappiano, nella mia assenza, dirigersi a medici stimabilissimi e che godono pubblica rinomanza, e non si facciano sedurre da volgari mezzani che si aggirano per la strada accaparrando con male arti clienti per medici che certamente non sono i primi di Napoli".
Del ricavato delle visite l'untore versa la met al mezzano.
...
.
...
Intorno ai mezzani dei medici richiam l'attenzione del pubblico La Propaganda del 26 marzo 1903 col seguente brano di cronaca:
A proposito delle tante camorre esercitate a danno degli emigranti,  degno di nota, tra l'altro, un mezzo efficacissimo escogitato da una banda di faccendieri per estorcere denaro al povero cafone. Questo, giunto a Napoli, chi sa dopo quanti sacrificii,  sottoposto ad una visita medica privata, col pretesto di esaminare se la costituzione fisica di lui si trova in condizioni da non poter essere scartato alla visita di bordo. All'uopo dei medici, nei dintorni della Piazza della Ferrovia, si prestano compiacentemente al giochetto di riscontrare nel paziente un male qualunque, onde l'ignaro contadino, previo pagamento di dieci lire, che sono divise a met tra il medico e l'albergatore, si ottiene la ricetta per la cura.
Vien quindi la volta del farmacista: un collirio al solfato di zinco costa dieci lire, una pomatina si fa pagare quindici franchi, un roob depurativo, come si dice in gergo farmaceutico, non meno di quaranta! E cos l'ipotetico ammalato rimano spogliato fino all'ultimo quattrino.
Tale ignobile per quanto lucrosa speculazione attualmente ha raggiunto il massimo grado, visto e considerato che le autorit competenti ed in ispecie la P. S. (non pu non esser nota la cuccagna) lasciano indisturbati simili truffatori.
E dire che dei professionisti autentici (di cui, se sar il caso, daremo i nomi) fan parte di questa nuova associazione di delinquenti! Altro che Vallo di Bovino!!
E, come se ci non bastasse, nel 31 Dicembre 1903 l'Ordine dei Sanitarii della provincia di Napoli faceva pubblicare nel suo Bollettino quanto segue:
Un altro inconveniente, anch'esso molto grave, di cui parecchi colleghi si lagnano,  quello dell'illecita sottrazione di clienti della provincia, sottrazione che viene esercitata su larga scala in Napoli alle stazioni ferroviarie ed agli scali marittimi, da parte di bande completamente organizzate di mezzani, che, ingannando la buona fede degl'infermi, li conducono da medici di infimo ordine.
Anche di quest'abuso, oramai inveterato, si occup il Consiglio direttivo nella seduta del 9 luglio e. a.
L'onorevole presidente fece anzi noto di aver egli parecchie volte reclamato presso il questore perch avesse cercato di colpire in flagrante coloro che si danno a questa bassa e poco dignitosa speculazione.
Dopo lunga discussione si stabil d'inviare a tutti i medici ed i farmacisti delle province una circolare rendendoli avvertiti dell'abuso summentovato e pregandoli d'inviare gl'infermi in Napoli direttamente ai sanitarii da essi prescelti munendoli di lettere di presentazione.
Sugl'inconvenienti che si osservano frequentemente nelle perizie giudiziarie e sulla scelta dei periti riceviamo numerose lagnanze. Ma, poich la quistione  di una grande importanza ed i provvedimenti da richiedersi debbono essere energici, abbiamo incaricato il prof. Cesare Colucci di trattare a fondo l'argomento in un prossimo numero del Bollettino.
...
.
...
I ZENNAIUOLI.
...
.
...
I comuni dizionarii non registrano la voce zennaiuolo; per posso assicurare in buona coscienza i nostri lettori che zennare  sinonimo di ammiccare.
Chi brama conoscere de visu questi pericolosi parassiti della societ deve recarsi o all'Immacolatella, all'approdo dei piroscafi provenienti dalle Americhe, ovvero alla stazione centrale, dove quelle losche figure, prima dell'arrivo dei treni, si vedono confabulare fra loro o stringere la mano a qualche mezzana di carne umana.
Al dire di un componente la mala vita, furono i nostri protagonisti chiamati zennaiuoli perch, quando essi accompagnano gli emigranti e gl'immigranti, per farli ben bene depilare da' negozianti di loro conoscenza, in luogo del comune linguaggio articolato, se la intendono coi venditori merc la mimica degli occhi; mimica che si rende pi espressiva, se ad essa si aggiunge qualche movimento del capo o qualche contrazione delle labbra. Da un accordo preso tra i venditori e detti accompagnatori fu stabilito il seguente compenso:
Per un paio di calzoni L. 1,00
Per una giacca L. 1,25
Per un panciotto L. 0,50
Per un cappello L. 0,55
Per un paio di stivalini L. 0,70
Per una catenina d'argento L. 1,25
Per oggetti d'oro senza titolo il 25 %
Per oggetti d'oro a 12 carati il 20 %
Per biancheria e stoffa in genere il 30 %
...
.
...
Vediamo intanto come queste mignatte stringono amicizia con i nuovi arrivati.
Non appena il zennaiuolo adocchia lo sciame (emigranti), subito s'accosta al pecorone (subagente) e come vecchia conoscenza gli si affibbia alle calcagna e gli propone la locanda e la cantina, dove, per pochi soldi, i cafoni possono dormire e mangiare.
Fissato il tanto per il letto ed il quanto per ciascuna pietanza, il pecorone, che gi ha avuto la promessa di avere paglia e fieno gratis (vitto ed alloggio), si fa pagare da ciascuno emigrante cinquanta centesimi, che versa al locandiere come caparra.
Arrivati gli emigranti nelle locande o, per meglio dire, in alcune catapecchie, dove la fauna dei parassiti umani  meravigliosamente rappresentata; l'albergatore raccomanda ai suoi avventori, caso mai dovessero fare degli acquisti, il zennaiuolo.
Intanto, mentre quei poveri marrani si gettano sopra i miseri giacigli e tirano dalle bisacce qualche pezzo di pane di granone per calmare i crampi dello stomaco, il zennaiuolo non manca di adocchiare dove quella gente primitiva tiene conservata qualche calza contenente gli spiccioli o qualche pelle di gatta conformata a borsa, nella quale la povera moglie dell'emigrante, per non farsi rubare, ha creduto, prima di toccare Napoli, nascondere i suoi gioielli. Il fagotto contenente denaro o oggetti d'oro  chiamato dai nostri protagonisti butto.
Il butto, il pi delle volte viene involato agli emigranti dallo stesso uomo di fiducia dell'albergatore; per, caso mai il colpo non riuscisse, allora si d l'incarico di combinare il volo a qualche ladro di destrezza.
Il seguente reclamo, diretto all'Ispettore di Sezione Mercato, chiarisce quest'ultimo asserto.
Signore,
Il giorno 27 gennaio 18..... mentre dalla locanda di Giuseppe Pan. facevamo sopra un carretto trasportare la roba all'Immacolatella, ad un certo punto di via Marina  sbucato un giovane di circa 20 anni, il quale, facendo finta di volerci dare una mano di aiuto, ci ha rubato un fagotto contenente 25 piastre d'argento e cinque oggetti di oro.
In questa truffa ci doveva essere certamente l'intesa dell'accompagnatore, Domenico Pro., propostoci dal locandiere; perch quel mascalzone, che conosceva che nel mio fagotto v'era del denaro, ha fatto del tutto per far capitare la mia bisaccia sopra gli altri bagagli.
PIETRO ALBANESE
...
.
...
Le gesta dei zennaiuoli non si limitano solamente alle truffe di cui innanzi abbiamo fatto cenno, poich i nostri contadini, appena arrivano nelle locande, vengono dai zennaiuoli invitati a fare scrivere alle loro famiglie; e siccome lo sciame trova giusta la cosa, cos ciascuno emigrante versa al zennaiuolo centesimi trentacinque, cio 0,05 per carta, 0,10 per scrittura e 0,20 per affrancatura.
L'accompagnatore finge prendere degli appunti; per nessuna lettera arriva a destino, perch nessuna ne viene scritta.
Questa  un'altra variet di camorra che si esercita sugli emigranti gonzi, i quali, in questo secolo di civilt e con tanto d'istruzione obbligatoria, ancora rappresentano una discreta maggioranza.
...
.
...
I SERPI ED I GRILLI.
...
.
...
La paranza dei Serpi  costituita da una combriccola di piccoli malviventi, i quali passano parte della loro vita nei giardinetti di piazza Cavour.
I cocchieri da nolo dettero a detti scugnizzi l'agnome di Serpi; perch quando a sera fatta li invitano per loro conto a rubare la gramigna da' carretti, questi piccoli delinquenti, per eludere la vigilanza del gramignaro, si vedono strisciare fra le aiuole come tanti rettili.
L'et dei Serpi oscilla dai 7 ai 14 anni: raramente se ne trovano de' pi giovani o dei pi avanzati.
La zona da essi occupata  temporanea. Compiuti i 14 anni, si vedono ad un tratto scomparire: il che avviene o perch trovano in altra zona terreno pi propizio per le loro gesta, ovvero (e questo  il caso pi frequente) perch il decoro detta a chi  prossimo ad entrare nell'Omert come giovinotto onorato di segregarsi dai fanciulli e di affiancarsi ai futuri loro superiori, i picciuotti, ai quali, per rendersi bene accetti, prestano cieca obbedienza, come pu dedursi dal seguente esempio, che tolgo dalla cronaca del Pungolo Parlamentare.
"La signorina Anna Desiderio si rec nella chiesa di S. Antonio Abate ad udire la messa.
Fu avvicinata da un giovanotto, che destramente le rub l'orologetto d'oro del valore di lire sessanta, spezzandone la catenina. Ma la signorina, che pure aveva notato l'aspetto pericoloso del giovine, non si accorse del furto, che quando il ladro erasi gi messo al sicuro.
Ella, quindi, dalla chiesa and sull'ufficio di P. S., dove raccont l'accaduto al delegato Del Gaudio. E, poich i suoi sospetti erano caduti sul giovane che l'aveva avvicinata, ella ne diede esattamente i connotati al bravo funzionario. Costui si pass la destra sulla fronte, come per rievocare meglio una immagine; poi esclam:  lui!..... lo conosco.
Chiam la guardia scelta Iaconis e la incaric di arrestare certo Eugenio Amato, ladruncolo di Sezione Stella. E stamane l'agente ha sorpreso il farabutto e lo ha condotto alla presenza di Del Gaudio.
L'Amato, naturalmente, dapprima si  protestato innocente; ma in seguito, stretto dalle domande del funzionario, ha finito per confessare tutta la verit.
Ecco quanto ha raccontato: 
Egli, ieri, camminando per via Foria, s'imbatt in un picciuotto, il quale gli disse senz'altro: Guagli, te v 'o masto. 'O masto, per chi nol sappia,  il camorrista, cio il capo della paranza.
Infatti poco lungi era un camorrista, il quale domand all'Amato, quando gli fu innanzi: Guagli, tu vaje a mestiere? (sai rubare?).
- Gnors!
- Emb, cammina nnanze, ca nuje venimmo appriesso.
Tipi di scugnizzi
E cosi i tre rappresentanti della mala vita si misero in camino, ed entrarono nella chiesa di S. Antonio Abate, dove la festa ed il concorso dei fedeli avrebbero certamente data un'occasione favorevole perch l'Amato avesse dato un saggio della sua abilit".
Spesso per accade che gli specialisti pei furti in chiesa, in luogo di rubare i fedeli, rubano o i santi o gli oggetti che servono per le varie cerimonie ecclesiastiche. Ecco come il Mattino del 7 febbraio 1903 riferisce la cosa.
"In seguito all'arresto di quel tale Raffaele Moli., specialista pei furti in chiesa, - di cui ci occupammo ieri, - il commissariato di S. Ferdinando dette incarico al delegato Simonetti di procedere alle indagini per assodare bene i fatti e constat che ad opera del Moli., coadiuvato da altri furfanti, specialisti che presto saranno imprigionati, erano stati perpetrati furti nelle seguenti chiese:
1. Parrocchia di Mergellina, dove, nell'aprile ultimo, fu rubato un calice ed una patena di argento; 2. Chiesa del Purgatorio a Capodimonte, gioved Santo ultimo, furto di otto candelieri e calice con patena d'argento; 3. Chiesa di S. Tommaso d'Aquino, Venerd e Sabato Santo, pisside, calice e patena di argento; 4. Chiesa di S. Anna all'Arenella, luglio 1901, lampada d'argento; 5. Chiesa di S. Ciro e S. Biagio dei Librai, novembre 1901, calice e patena di argento; 6. Chiesa presso il municipio di S. Giovanni a Teduccio, aprile ultimo, patena d'argento; 7 e 8 Chiesa di S. Ciro, giorno della festa nello scorso anno, navetta d'argento per l'incenso e, nell'aprile ultimo, calice e patena d'argento; 9. Chiesa dei Monaci a Torre del Greco, maggio ultimo, due calici con patene e secchie d'argento; 10. Chiesa di S. Vitale a Fuorigrotta, patena d'argento; 11. Chiesa di Ges e Maria presso l'ospedale omonimo, gennaio ultimo, calice e patena d'argento.
E forse l'elenco potrebbe continuare".
...
.
...
L'onorevole sodalizio de' Serpi  diretto da un capo chiamato 'o masticiello, il quale colla sua sagacia dirige il regolare andamento della cosa: esso prende parte alle escursioni furtive seguendo ad una certa distanza i suoi dipendenti, e quando questi se la danno a gambe, dopo avere involato qualche oggetto, ei, per non farli allontanare dalla zona di azione, li richiama a s gridando: Rio!.... Rio!....
Nessuno pu occupare la carica di masticiello, se prima non ha fatto buona prova come serpe; nessuno pu essere accolto come serpe, se non presenta i requisiti di capacit.
Acciocch poi il lettore possa farsi un'idea generale delle abitudini di questi scugnizzi, che se la fanno per i pressi della mia abitazione, descrivo i loro usi e costumi pi caratteristici.
Quando i pretendenti a masticiello sono due, s'invitano i rivali a fare fra loro una lotta.
I guagliune (ragazzi) in tal caso formano un circolo, in mezzo al quale compaiono i due candidati. Questi, prima di aggredirsi, si guardano con piglio iroso; poi balzano l'uno contro l'altro, cercando di atterrarsi.
Se i due combattenti sono di egual forza, la lotta non finisce tanto presto. Gli altri della comitiva s'accostano sempre pi ai lottatori per osservarne il valore, ma senza prender parte al combattimento.
I due rivali si addentano, si graffiano e si strappano i capelli.
 eletto chi resta meno conciato.
...
.
...
I ragazzi di cui ci occupiamo appartengono alla povera classe del popolo, in cui l'abitudine dei bisogni insoddisfatti aumenta loro l'energia morale ed intellettuale.
Molti di essi ignorano perfino il loro nome, perch fin dalle fasce sono stati distinti con soprannomi; molti altri, perch fin dalla tenera et si trovavano di aver abbandonato il tetto paterno, hanno dimenticato anche le fattezze de' loro genitori.
E se questa vi pare un'eresia,
Lasciatemela dire e cos sia.
...
.
...
D'estate, questi piccoli malviventi passano la maggior parte della giornata trastullandosi o sonnecchiando sui verdi tappeti delle aiuole, convertendo in latrina le vicinanze dei grossi alberi e mettendo in mostra, a dispetto della decenza, dai loro sdruciti calzoni tutta la loro nudit!
Nel luogo in cui vivono stanno fra loro in ottimi rapporti.
All'ora dell'Avemaria emigrano per via Stella, Antonio Villari e Vergini, per darsi convegno in piazza Mario Pagano, dove vanno a sfamarsi di cortecce di melloni.
Essendo ghiotti di frutta, di giorno dnno la caccia ai venditori di esse.
Non isdegnano per neanche la verdura, e si vedono quatti quatti accostarsi ai carretti che la portano e rubare insalata ed altro.
Solo in caso di eccessiva fame si spingono ad involare ai bambini che si recano a scuola i panierini contenenti la colazione e si rendono dannosi alle persone di servizio, perch con insolita abilit sottraggono loro dalle tasche i fazzoletti dove tengono custodito il denaro.
In genere questi piccoli mascalzoni non si creano molti nemici, perch rubano a bambini, a donne ed a vecchi, lasciando in pace tutti gli altri, poich sono convinti che fra l'astuzia e la forza esiste sempre un disaccordo.
Gli scugnizzi dei giardinetti sono allegri, disinvolti, attivi e vivaci.
Si arrampicano sugli alberi come scoiattoli e di quivi lanciano ai vecchi passanti dei torsoli di verdura.
Al comparire delle guardie di P. S. alcuni se la danno a gambe; poich l'arma migliore, per chi di essi ha qualche neo sulla coscienza,  la fuga: ed in ci sono maestri.
Durante le notti di estate e nelle tiepide sere di aprile, divisi in gruppetti, intuonano, per le vie adiacenti alla loro sede, il canto a Figliola, il canto della mala vita.
Le loro note, ora acute, ora monotone ed ora tremule, echeggiano all'improvviso nel silenzio della notte, come per effetto di un ordine immediato, e non cessano se non al comparire delle pattuglie.
D'inverno passano filosoficamente la notte in qualche stalla combattendo il freddo collo starsene fra loro agglomerati.
Quando di giorno vengono sorpresi da qualche acquazzone si riparano sotto i porticati delle case, dove appena giunti fissano gli orologi delle signore, come il bracco contempla la selvaggina, poi con una rapida e sicura mossa strappano la cosa agognata e via di corsa.
Per la divisione del baratto (ricavato dal furto), spesse fiate vengono i serpi a diverbio fra loro ed in tal caso i verdi tappeti dei giardinetti di piazza Cavour, che costituiscono il paradiso di questi nostri scugnizzi, si macchiettano di..... sangue!
...
.
...
Accanto ai serpi pongo un'altra categoria di ladruncoli, detti, dagli abitanti dei pressi della Ferrovia, Grilli, i quali fanno zona delle loro gesta quella contrada.
Essi portano con pieno diritto il loro soprannome, perch alla leggerezza delle gambe uniscono una costanza invincibile nel saltellare ed un ardimento straordinario nel malfare. All'alba, d'estate, si recano lungo la via nuova di Poggioreale, dove fanno a gara per rubare degli oggetti ai poveri carrettieri.
Ecco un esempio che tolgo dalla cronaca del Roma del 29 giugno 1903:
"Domenico Veneroso di anni 36, contadino, ieri, nelle ore pomeridiane, proveniente dal villaggio di Poggioreale, entrava in citt guidando un carretto carico di lattuga.
In piazza Nazionale, uno dei tanti ladruncoli, che rubano sempre ai poveri trainanti, si avvicin al carretto del Veneroso e rub tre fasci di lattuga, allontanandosene placidamente.
Il derubato, allora, si credette in diritto di rincorrere il ladruncolo e raggiuntolo a pochi passi gli tolse la lattuga. In questo, ecco che tre malfattori si fecero davanti al povero ortolano e gli imposero di restituire al ragazzo l'insalata. Il Veneroso, trovando strano di dover consegnare al ladro la merce rubata, giustamente si rifiut; ma, per tutta risposta, uno di quei malfattori lo fer con un colpo di coltello al torace".
Quando i grilli riescono ad introdursi nel mercato delle frutta, non mancano di far di queste buoni bocconi.
All'arrivo dei treni, sotto pretesto di esservi di aiuto, v'involano dei piccoli fagotti. Spinti dalla fame s'introducono nelle bettole per avere dagli avventori qualche cosa da mangiare, tracannando, senza la pi piccola ripugnanza, i cibi guasti che ad essi offrono i bettolieri.
Quando per questi li redarguiscono, allora i grilli, giunti sulla soglia della porta, si voltano indietro e, poggiando le mani sulle anche, lanciano, a chi le tante volte li ha sfamati, dei sonori sberleffi e via di corsa.
Questi nostri conoscenti non si allontanano dalla loro zona che in via eccezionale soltanto, migrando alle volte di qua e di l senza scopo e senza norma fissa.
La paranza di cui ci occupiamo vanta parecchi adepti.
D'inverno, uniti in branchi, pernottano in certi luoghi prefissi.
Nel cuore dell'estate tutti i marciapiedi sono per essi de' soffici giacigli.
Siccome fra dieci di essi vi ho trovato otto recidivi, per furti; cos cercano scansare il pi che possono le guardie di P. S., difendendosi a colpi di pietre, caso mai venissero da queste inseguiti.
Un'altra prerogativa dei Serpi e dei Grilli, che col passare degli anni subiscono la metamorfosi in Ratti o ladri di destrezza,  quella d'avere un buon orecchio musicale e d'imitare a perfezione le voci dei venditori ambulanti; capacit questa che si acquista da chi  costretto a menare, come i selvaggi, vita all'aperto.
Si attribuisce a questi piccoli delinquenti, come carattere generale, una corporatura slanciata piuttosto che tozza e vigorosa: le braccia, le anche e le gambe sono molto esili; la muscolatura non  molto forte, tuttavia , come negli australiani(18), flessibili ed elastica. Da ci proviene quella straordinaria pieghevolezza delle membra, per cui nel riposo sovente essi prendono le posizioni pi singolari, che per noi riuscirebbero penosissime.
Frequentemente hanno una mobilit quasi di scimmie.
Nei tipi di cui ci occupiamo la forma delle gambe  caratteristica; il polpaccio nel 60 % di essi mostrasi poco sviluppato, quasi atrofico, in modo che in esso non si ravvisa pi la forma conica, che  specifica della nostra razza.
Negl'individui in cui il ladroneccio  ereditario ed i piedi non hanno subita l'influenza depravatrice degli stivali, manca l'inarcamento del dorso del piede e la concavit di esso mostrasi pianeggiante come in alcuni negri.
Il piede, in tal caso, poggia tutto sul suolo e non gi soltanto colla sua parte anteriore e posteriore.
Quest'anomalia deve addebitarsi al perch i nostri scugnizzi camminando sempre a piedi nudi il pannicolo adiposo, che trovasi raccolto sotto la pianta, assume maggiore sviluppo e quindi la concavit sparisce.
E perch nel 20 % dei nostri monelli, che presentano il piede piatto, vedesi il calcagno molto sporgente, cos sono indotto a credere che detto osso non sia del tutto estraneo a far perdere alla pianta del piede la forma concava.
In quanto allo sviluppo del calcagno,  opinione diffusa che i negri avessero il tallone pi lungo degli europei, senza riflettere, come ben fa notare il Topinard, che essi hanno un fisico che si approssima pi a quello dell'animale. Infatti la porzione postarticolare del calcagno, presso i mammiferi corridori,  pi sviluppata per dar maggiore inserzione al muscolo tricipite che vi s'inserisce.
...
.
...
Siccome molti di questi microbi della mala vita sono stati adibiti come apprendisti in parecchie officine meccaniche, cos ho fatto delle inchieste sul modo come essi si adattavano al lavoro, e son venuto alle seguenti conclusioni. Nel maneggio degl'istrumenti, questi figli di nessuno, non erano inferiori a quelli educati dai babbi e dalle mamme al duro lavoro delle officine fin dalla tenera et: per mancava loro la concentrazione della volont e del pensiero sopra un dato compito; anzi molti di essi, mentre sembravano essersi assuefatti ad una vita sedentaria e ad un regolare lavoro, un bel giorno, imitando gli zingari, non ritornarono pi ai laboratori! gettando cos al vento tutte le eccitazioni e gl'impulsi verso la civilt!
...
.
...
Le pene che, nei remoti tempi, si affibbiavano ai rapinanti erano varie.
Sotto il regno di Carlo I d'Angi, chiunque commetteva, la prima volta, una rapina, se non era nobile, veniva frustato pubblicamente e, se non poteva restituire o pagare la roba al derubato, veniva segnato sulla fronte. "Se nobile, diceva il decreto, si componga per sei once d'oro al Fisco, paghi il triplo alla Regia Corte, e il danno al padrone; se voglia piuttosto esser frustato che emendare, e pagare il danno, e la pena, si frusti e si marchi nella fronte."
"Se non potr pagare, n essere frustato si ponga nel carcere per un anno. Dopo la seconda rapina, se ignobile forastiere, perda la mano; se regnicolo, il piede: se nobile, perda l'arnese, i gaggi, e quel che la Corte a lui deve; se la Corte niente gli deve, paghi alla medesima venti once d'oro, se non potr stia nel carcere, ed esiliato dal Regno - Per la terza volta, il nobile si punisca col capo e l'ignobile colla forca."
...
.
...
'A SEMMANA. (L'usura).
...
.
...
Una delle piaghe pi fetide di Napoli, e che anche dopo la scoperta del Lister nessun chirurgo  riuscito a curare,  l'usura. Sino a pochi anni or sono era opinione generalmente accetta che essa attaccasse esclusivamente la classe artigiana; ma dopo pi esatte ricerche si  visto che tale malanno affligge pure i proprietarii ed i professionisti: anzi talune osservazioni starebbero a far credere che il vero terreno di cultura del bacillus foeneris  formato dai ventisettisti.
Io non intendo in questo capitolo occuparmi di quegli avvoltoi che scheletrizzano gl'impiegati governativi; perch, se ci facessi, dovrei cominciare dal dire che un magistrato residente in Napoli, per non venir meno al pagamento di una cambiale, chiese a prestito ad un sacerdote capitalista lire duecento. Il pio uomo, a dirla schietta, non si fece ripetere la cosa due volte, a patto per d'avere dal magistrato, come pegno, un pianoforte; e, scaduti i due mesi, in luogo delle duecento lire, ne pretendeva .... trecento!!
Il che mena a dire che quel ministro di Dio non aveva mai letto il versetto 36 del cap. XXV dell'Esodo, che dice: Non prenderai usura da lui, n pi di quello che gli hai dato; ed aveva dimenticato che chi aduna ricchezze per mezzo dell'usura e di scrocchi, le aduna per un uomo liberale verso i poveri (Proverbii, cap. XXVIII, v. 9).
...
.
...
"Nella nostra citt (cos leggevasi nel Commercio del 1. novembre 1902, in occasione della sequestrabilit del quinto) la mala pianta dell'usura alligna pi che altrove e gli usurai sono a centinaia, a migliaia, incominciando da quelli che succhiano il sangue della povera gente dando la lira ad un soldo al giorno d'interesse e terminando a' grossi, a quelli che stanno accovacciati nel Caff Calzona, nel Fortunio, nel Bar Centrale in via Roma 203 ed in altri posti centralissimi, pronti a piombare sulla vittima e farne scempio. Si capiva, dunque, che a Napoli l'approvazione di una legge simile, che sembra fatta a posta per finire di rovinare i poveri impiegati, avrebbe prodotto una vera gazzarra fra gli strozzini.
Infatti essi, forti delle prerogative che la legge loro concede e profittando delle dure necessit che inducono la maggior parte degl'impiegati a ricorrere a questa operazione fatale per loro, stanno perpetrando, alla luce del sole, le nefandezze pi ignominiose!
A noi basti il dire che uno di codesti aguzzini, che ha la sua tana al supportico Astuti ed  molto noto in piazza, ha avuto il coraggio di far sapere a due nostri amici, impiegati dello Stato, che erano andati da lui per domandargli un prestito in base alla famosa legge in parola, che avrebbe dato lire 1200 per 2000!
Intanto la maggior parte degl'impiegati, che aspettavano questa legge per aggiustare cose urgenti ed importanti, non avendo altro scampo, sono caduti e cadono alla giornata negli artigli di queste belve, le quali, fra l'altro, si appiattano perfino nelle scale della Tesoreria, dove gl'impiegati si recano per ritirare i moduli necessarii alla cedibilit e l stesso esplicano il loro vergognoso mercato!(19)".
...
.
...
L'usura dell'infima classe sociale viene dal nostro popolino chiamata 'a semmana e credo che il 99 % dei nostri concittadini, per non pensare alla dimane, paga volontariamente questo contributo alle mastresse. Il tasso non  fisso, ma si fa pagare in ragione diretta dell'insistenza del richiedente e varia dal 128 al 300 %.
Quando qualche povero diavolo ha bisogno di denaro, da non superare per mai le 10 lire, si reca da qualche mastressa, che  la moglie o la mantenuta di qualche sanguinario, e le domanda a prestito del denaro.
Tipi di usuraie
La capitalista, dopo aver guardato il proprio interlocutore con un'aria che sa del disprezzo e della compassione, gli dice:
- "Pe mo dicitime chi site, che facite e add stat' 'e case; p turnate dimane a mieziuorno, e allora veco si ve pozzo cuntent".
Quando, il giorno dopo, all'ora imposta, il bisognoso si reca dall'usuraia; la dissanguatrice, che gi ha preso delle informazioni sul conto del richiedente, si fa trovare in compagnia del camorrista, il quale, su per gi, tiene al nuovo cliente della sua protetta il seguente sermoncino:
- "'A femmena mia, cc prisente, m'ha fatto cap ca vuje avite bisogno e na rednella e lire. Nuje, comme gente 'e core, nun sapimme fa suffr 'o prossimo; per, v'avviso ca chesto che ve dammo 'nce l'avimme levato propet' 'a vocca. V'arraccumanne e nun fa attrass' 'e semmane; se no, 'nc pigliammo collera.
Vuie 'o sapite nuje comme facimmo? Diece pe vinticinche, a na lira 'a semmana. Cchi 'e chesto nun ve putimmo f..."
E l'altro, di rimando: - "'O Signore v'o rrenne!..."
Alla fine di ciascuna settimana si presenta in casa del debitore la mastressa per ricevere il tasso stabilito.
Le qualit di una buona mastressa sono: statura alta, con tendenza alla pinguedine, sguardo austero e linguaggio aggressivo e pornografico. Le mastresse nel giorno e nell'ora fissato si presentano in casa del debitore ravvolte in scialli di seta, col collo circondato da matasse di perle, colle dita vestite di anella e coll'appesa agli orecchi.
Nelle loro saccocce, in luogo del rosario, nascondono rasoi e pugnali; mentre nel seno celano il denaro.
I loro protettori, armati di nodosi bastoni e di rivoltella, accompagnano le loro sovvenzionatrici in queste immorali peregrinazioni.
Del losco guadagno una met viene convertita in altro capitale e l'altra vien depositata nella cassa di risparmio, e serve per far fronte alle spese che occorrono per le feste di Montevergine, Piedigrotta e Madonna dell'Arco.
Il debitore all'ora stabilita fa, il sabato, trovar pronto il denaro, che depone, senza far motto, nelle mani della sua creditrice.
Per quando il debitore, per una circostanza qualsiasi, vien meno al proprio impegno; allora l'usuraia, dopo avergli lanciato uno sguardo di disprezzo, accompagnato da un tentennare del capo, gli dice:
- "Ma vuie nun sit'omme...! Site nu chiachiello e 'i cu 'e chiachielle nun voglio averce che ff.... pirci ascite, 'mpignateve o cuorijo e pavateme: se no faccio fa 'e nummere!".
E, l'altro: - "Sentite, ma, vuj' avite ragione e nisciune saparria darve tuorte; per avisseve cunsider che 'a lluner i' nun trovo chi pace, pecch me murette figlieme. Cu 'a liretta vosta pavaie 'o miereco... Aggiate pacienza. Sabbate che vene, a Ddio piacenno, ve donche doie lire e 'o 'nteresse 'ncoppa a lira che nun v'aggio dato a tiempe." 
Il camorista intanto, che col cappello a sghembo se ne sta fuori la porta ad aspettare la sua protetta, vedendo che questa tarda a venir fuori, entra anch'esso in casa del debitore e chiede il perch di tanta perdita di tempo.
Fra il debitore e questo nuovo arrivato, che non vuole ammettere ragione, si avvera prima uno scambio di male parole, poi si sentono dei colpi di rivoltella, ai quali seguono: Madonna d' 'o Carmene, aiutateme! San Bicienzo mio, io mo moro! Chiammatem' 'o prevete!
Il camorrista, pallido come un cencio, avente ancora fra le mani la micidiale arma, se la d a gambe; mentre la mastressa, voltasi al pubblico, che trovasi raccolto innanzi alla casa, ove avvenne il guajo (assassinio), esclama: - Bona gente, allicurdatev' e dicere, quanno venite chiammate da 'o rillicate (delegato), ca nun avite canusciute chi ha sparato.
 inutile dire che nessuno dei presenti va a deporre contro il camorista, e lo stesso ferito, quando viene accompagnato all'Ospedale, risponde al delegato, che lo interroga e gli domanda il nome del feritore:  stato nu scanusciuto!!.
Fra i tanti esempii che potrebbero avvalorare ci che ho test esposto scelgo i seguenti.
"La sera del 19 ottobre 1902 giunse all'ospedale dei Pellegrini M. Lo R. gravemente ferito di coltello al torace ed al braccio sinistro.
- Chi ti ha ferito? domand l'appuntato di guardia addetto all'ospedale.
- Nun' 'o saccio, rispose seccato il Lo R. Io nun porto 'e manette dint 'e sacche pe attacc chi m'ha feruto.
- Che c'entra quest'affare in mezzo... Via, dite il fatto.
Ma il ferito non volle pi saperne di profferire una sola parola.
Quando fu messo a letto gli si accost un prete dell'Ospedale e cerc anche lui di sapere qualche cosa.
Il Lo R., dopo un pezzo, rispose in tono canzonatorio:  stata na disgrazia... Zi pr,  effetto 'e gravidanza.
A quindici anni e con una ferita in petto pericolosa di morte il Lo R. cos parlava, affettando uno stoicismo ripugnante e provocante ad un tempo. - Sopraggiunsero intanto il delegato de Cristofaro ed il maresciallo dei carabinieri della sezione Montecalvario; e nemmeno essi riuscirono a trarre di bocca al Lo R. la confessione del fatto.
...
.
...
Fra le vittime della miseria riferisco questo commovente caso che tolgo dal Roma del 26 marzo 1904.
Quindici o sedici giorni prima che il calendario ricordasse l'entrata di carnevale, un povero mendicante, certo Giovanni Martucci, unendo alle sue le preghiere della moglie, ottenne da certa Nannina, usuraia della sezione Porto, tre lire in danaro, un chilogramma di carne ed un chilogramma di maccheroni, assumendosi l'obbligo di pagare dieci lire.
Quella provvidenza in ristretto, funesta provvidenza della durata d'un paio di giorni, l'infelice uomo doveva scontarla pagando dieci soldi tutte le mattine; e bisognava pagarli irremissibilmente, a tutt'i costi! Chi avrebbe avuto il coraggio di affrontare l'ira pericolosa della terribile Nannina?
Guai a non darle la mezza lira quotidiana! Quella l avrebbe messa in rivoluzione tutta una strada. Peregrinazioni dunque, peregrinazioni lunghe e faticose dall'un capo all'altro della citt, fino al compimento dei cinquanta centesimi, accostandosi alle carrozze dei signori, alle botteghe, facendo capolino in qualche trattoria di terz'ordine, con la voce lamentosa e la mano tesa, pregando, insistendo, fino ad essere scacciato, allontanato, spinto via con modi bruschi e violenti.
Le gambe non gli reggevano pi, la forza gli veniva meno; ma era necessario andare avanti, avanti ancora. Il cammino gi fatto non era ancora sufficiente e la carit del prossimo era giunta appena a cinque soldi. Ne occorrevano altri cinque per potersi presentare a Nannina.
Il sole declinava e il povero mendicante non ne poteva pi; ma l'ombra spaventosa della inflessibile usuraia gli era alle spalle e gli gridava: Avanti, cammina e pensa che mi devi pagare!
L'infelice seguitava a trascinarsi per le vie della citt; ma le guardie lo arrestarono per accattonaggio ed il pretore urbano condann il Martucci a dieci giorni di carcere.
Era ben naturale che stando in carcere quel disgraziato non potesse pagare.
Ma l'usuraia non seppe che farne di tale circostanza e cominci a minacciare Carmela, la moglie del Martucci. Questi, decorsi i dieci giorni, ieri fu messo in libert.
Poco dopo il mezzod, in via Nicola Amore egli trov un cognato di Nannina, certo Luigi Siciliani, il quale con grande spavalderia gli ricord:
- Neh, galant? Tu 'o ssaie ca staie arretrato e cinche lire?
Il Martucci, con tono umile, addusse la ragione dell'arresto e del carcere, promettendo che con l'aiuto della Madonna si sarebbe rimesso in carreggiata.
E il Siciliani a rimproverarlo, a rinfacciargli la carne ed i maccheroni strafucate - diceva lui - senza curarsi pi del debito delle tre lire avute.
Le pi amare invettive, i pi atroci improperii venivano lanciati senza piet contro l'infelice mendicante.
Alla fine la pazienza scatt, e la moglie del Martucci snocciol un rosario di maledizioni e d'imprecazioni contro l'infame Nannina. Luigi Siciliani, fattosi indietro d'un passo, pun la donna con una bastonata sul capo.
Vista aggredita la moglie, il Martucci aggiunse qualche cosa del suo, ed il feroce Siciliani, non contento del bastone, trasse un coltello e vibr un colpo al mendicante ferendolo gravemente al fianco destro.
Passava in quel momento su di un tram la guardia municipale Ernesto Cappetta. Questi subito discese per disarmare ed arrestare il feritore. Ma Luigi Siciliani, ribellandosi anche contro l'agente, lo fer alla coscia destra.
Sopraggiunte altre guardie si riusc, non senza fatica, ad arrestare il feritore.
La guardia Cappetta ed il Martucci furono insieme trasportati ai Pellegrini, ov'egli solo, il disgraziato mendicante, rest ricoverato in pericolo di morte.
...
.
...
Non mancano per dei casi in cui il debitore, anzich essere ferito, ferisce; e prova ne siano i seguenti due esempi.
1. Nel porto di Castellammare, essendosi scaricata una partita di grano, i facchini della carovana locale si divisero gli utili spettanti ad ognuno di essi. Come il pi accreditato, certo Antonio C. di Michele, ventunenne, dava le quote ai compagni.
Mentre si faceva ci, presso la Fontana Grande, sopraggiunse l'altro facchino Francesco Mar. di Leopoldo, ventottenne, il quale, a torto od a ragione, pretendeva dal C. 50 centesimi in pi della quota che gli spettava.
Il C. si rifiut a tale pretesa, e perci, venuti alle mani, i due facchini si scambiarono busse alla cieca.
Avutone, per il destro, il C. vibr due terribili coltellate al Mar. ferendolo al fianco sinistro ed all'addome.
Il Mar. stramazz privo di sensi e, prima che accorressero i compagni in suo aiuto, cess di vivere.
L'omicida, inseguito da una guardia di finanza, fu tratto in arresto e gli fu pure sequestrato il coltello.
Da ulteriori indagini fatte sul posto, si seppe che anche altre ragioni, oltre i 50 centesimi della quota di pagamento, furono causa dell'omicidio.
La moglie del Mar. - detto 'o scugnato - s'industria a dare a rate quindicinali e fra l'altro aveva dato 6 fazzoletti di seta bianca, del valore di 20 lire, alla moglie del C. di nome Maria Pen. col patto espresso dello scomputo a mezza lira la settimana.
In forza di ci il Mar. pretendeva i 50 centesimi in pi dal C., che pag il suo debito uccidendolo con due coltellate.
2. Il 12 ottobre 1902 la giovane Liberata Gra., di anni 18, da qualche giorno avanzava pochi soldi da Maria Esposito, che a caso incontr al vico S. Domenico e le chiese il suo denaro.
Pare che la Esposito avesse risposto non trovarselo pel momento.
Certo  che le due donne si accapigliarono e Gra. rimase ferita all'orecchio destro da un colpo di coltello.
Anche la Gra., egregi lettori, quando fu interrogata rispose all'ispettore:  stata na scanusciuta!
Finalmente quando debitore e creditore sono di pari audacia allora si scannano a vicenda. Quest'ultimo esempio lo togliamo dal Giorno del maggio 1904: "Tempo fa, il falegname Ciro Zinno prese in prestito duecento lire dall'usuraio Vincenzo Amato, a patto per che avrebbe pagato questa somma a quarantacinque soldi al giorno.
Ma dall'altro ieri egli non aveva pagato e, siccome l'usuraio pretendeva assolutamente le rate arretrate, ieri sera tennero entrambi un abboccamento alla via Carlo Troia al Rettifilo a fine di venire ad un accomodamento.
La discussione fu abbastanza lunga ed animata, essendosi lo Zinno ostinato a voler pagare ventidue e non gi quarantacinque soldi al giorno.
Passati a vie di fatto, l'Amato, prepotente ed uomo sanguinario come la maggior parte degli usurai, estrasse un acuminato coltello e vibr tre colpi allo Zinno, in fronte, alla bocca e alla gola.
Il falegname allora, vistosi a mal partito, tanto pi che l'avversario continuava a menar colpi, estrasse anche lui un coltello e vibr due colpi, alla gola e al settimo spazio intercostale sinistro, all'Amato, che, avendo avuta recisa la carotide, rimase a terra moribondo.
La sua amante, certa Rosina, la quale era andata a raccogliere la giornata dell'usura, quando torn e vide l'Amato giacente e privo di sensi al suolo, corse a chiamare una guardia di piantone presso i magazzini Spinelli al Rettifilo, la quale, coadiuvata da alcuni passanti, raccolse il ferito e lo adagi in una carrozzella per farlo trasportare all'Ospedale, dove, appena arrivato, mor."
Ed ora una domanda: perch i malviventi non rivelano mai i nomi dei loro feritori?
La risposta  perch i componenti l'Omert, anzich ricorrere alla giustizia, cercano vendicarsi da s stessi non appena si presenta loro l'occasione.
...
.
...
IL SOPRANNOME DEI CAMORRISTI.
...
.
...
Poich Gennaro Grande si occup, fin dal 1756, con la solita licenza de' Superiori dell'Origine dei Cognomi gentilizii nel regno di Napoli, sia concesso anche a me, dopo 148 anni, di fare delle ricerche intorno ai soprannomi dei nostri camorristi.
Alcuni componenti l'Omert, seguendo infatti il sistema degli antichi Romani, pigliano degli agnomi che deducono dalla forma o dai difetti del loro corpo.
Infatti, se la gente Cornelia si merit il cognome di Cossa e quello d'Arvina, che significano corpo grinzo e pingue, e se la Licinia s'ebbe quelli di Crasso e di Macro, ci vuol dire che qualche componente di dette famiglie attir su di se l'attenzione del pubblico per la sua obesit o magrezza.
Nella mala vita, similmente, abbiamo Stannardo, Maracco, Spito e Vuttazzo, che sono sinonimi di alto, basso, magro e pingue e sono soprannomi regalati ad Antonio Cal., ad Angelo Cuo., a Giovanni Mic. e a Gennaro Esp. 
Festo, Svetonio, Plinio, Acrone, Porfirione, Lucilio, Cicerone, Livio, Nonio Marcello, Plutarco, Isidoro ed Antonio Agostino affermano, chi per un verso e chi per un altro, che alla gente Flaminia fu fatto assumere il cognome di Cilo, perch un individuo di detta schiatta aveva il capo stretto e la fronte elevata.
A Marco Sempronio si affibbi il cognome di Tuditano, perch aveva la testa conformata a martello.
Il padre di Pompeo Magno fu detto Strabone, perch affetto da strabismo.
I componenti della gente Licinia furono cognominati Calvi e quelli della Domizia Calvini, perch in un discendente di questi la calvizie era incipiente ed in uno di quelli avanzata. E, perch uno dei componenti della gente Sergia aveva il naso ritorto, detta gente fu denominata Sila.
L'ondulazione de' capelli procur i cognomi di Crespo e Crisponi ad alcuni rami della Bebia, della Nevia, della Marcia, della Vibia ecc.
Non altrimenti fra i componenti la camorra, per la forma e grandezza del capo, ho conosciuto: una cap' 'e treppete, diverse cap' 'e mummare, parecchi capacchioni e qualche cap' 'e purtualle, che vogliono indicare testa a triangolo, grande e piccola.
Per la forma dei capelli, abbiamo i Ricciolilli e, per il grado di calvizie, gli Scucciati e gli Scucciatielli.
La grandezza ed il profilo del naso ci ha fatto registrare dei Nasoni(20), dei Nas' e cane, dei Nas' e piecoro e dei Piscimbocca(21).
Per la variet degli occhi; abbiamo conosciuti tre uocchi' 'e cocola(22), due uocchi' 'e vuoie(23), un uocchie 'ntaverna(24), parecchi ucchizzulli(25), degli uocchie stuorte(26) e di quelli sgargiati(27).
La scilinguatura se nei vetusti tempi forn alla famiglia Sempronia il cognome di Bleso, alla Cornelia quello di Blasio e a Decio Cecilio quello di Balbino, presso la Bella suciet rifurmata ha dato, detta anomalia, l'agnome di Mezalengua al Capintrito Luigi Ca. e quello di Cacaglia al giovinotto onorato Michele d'Ant.
Plinio scrisse che un ramo della famiglia Antistia fu cognominato Labione, perch un discendente di detta stirpe aveva le labbra tumefatte.
Varrone e Nonio asseriscono che parte della gente Furia s'ebbe il cognome di Brocchus o Broncus a causa che fra essi vi erano dei prognati.
Un ex Ispettore di Vicaria era di parere che il sanguinario Antonio De Car. si chiamava Carcioffola appunto perch aveva le labbra sporgenti e che a don Ferdinando Cap. si dette il soprannome di Mussoluongo perch una buona parte del suo scheletro facciale ci ricordava qualche cosa del.... porco.
Il colore della barba dette a Lucio Domizio il cognome di Enobarbo, che vuol dire barba del colore di rame; mentre nella camorra abbiamo per detta tinta dei Russi e dei Russolilli.
Il colorito della pelle ci ha donato solamente qualche Schiavuttiello(28) e qualche facci' 'e San Gennaro(29), mentre ad un ramo della famiglia Postumia fu dato, per detto colorito, il cognome di Albo, alla Sempronia di Atratino, alla Papiria di Carbone, alla Cecilia di Negro, alla Minucia di Rufo, alla Furia di Purpurone e alla Largia di Flavo.
Dalla deformazione degli arti inferiori s'ebbero i Vari ed i Valghi, cognomi dati alla gente Quinzia e Vibia; mentre dette deformit hanno creato nell'Omert i soprannomi di Corac, Papera e Sarciniello.
La faccia butterata ci ha regalato qualche facci' 'e rattacasa.
Le cicatrici al collo ci hanno donato i Tracchiuse; la bazza le vocch' 'e sguesse; i cifotici ci hanno fornito gli Scartellati ed hanno preso l'agnome di Sconcigli coloro che presentano parecchie deformit scheletriche.
Le qualit d'animo fornirono ad Antonino il cognome di Pio, a Lucio Tarquinio quello di Superbo e a Mamerco, figliuolo di Numa, quello di Lepido.
Noi, nella mala vita, abbiamo conosciuto Pasquale Lan. 'o Sgraziato, Gennaro Bar. 'o Santariello e Ciro D'Amb. 'o Pazzariello, detti cos per le loro qualit d'animo.
Altri soprannomi vengono assunti nell'Omert o dalle cariche o dai successi avuti nella camorra; oppure dal quartiere di nascita o dall'arte o mestiere che si esercitava dall'individuo o da qualche suo affine: perci Salvatore Mil. viene soprannominato 'o masto, Salvatore Esp. 'o sparatore, Giovanni Gioc. 'o Cangianese, Domenico E. 'o Barrettaro; mentre a Francesco S. si d il soprannome 'o nipote d' 'o boja, perch uno dei suoi zii materni spesse volte era invitato da' Borboni a dare fuori Porta Capuana qualche saggio del suo nobile... mestiere!
E, per finire, ricordo che l'abbondanza o la deficienza d'ingegno ci hanno regalato, da una parte, un Catone e, dall'altra, una capa sciacqua.
...
.
...
GLI SFRUTTATORI.
...
.
...
Quando il cav. Giungi fu nominato questore di Roma, inizi su tutte le donne libere, che avevano scelta la Capitale come campo delle loro gesta, un'inchiesta a scopo di conoscere il numero di quegli oziosi vagabondi, che traevano dalle libere pensatrici il mezzo della loro esistenza; e, quando queste veneri vaganti per paura si rifiutavano di dare delle spiegazioni intorno ai loro protettori, allora l'accorto funzionario o le faceva rimpatriare o le consigliava, se volevano vivere in pace, di andare a fare, come si dice in gergo, altrove la loro "stagione".
Dall'inchiesta risult che in Roma gli sfruttatori di donne ascendono a parecchie migliaia, che essi sono costituiti in lega di reciproca resistenza, e che hanno perfino un segno di riconoscimento affinch, in caso di bisogno, l'uno accorra in soccorso dell'altro.
Bench il Giungi avesse avuto da Palazzo Braschi tutt'i possibili aiuti, pure non  riuscito, com'egli desiderava, a purificare la citt da tanta sozzura, perch l'elemento putrido che la compone non  costituito soltanto dalla parte infima del popolo, ma anche da sfaccendati blasonati e da non pochi che, sotto il nome di artisti, si sono come crittogame abbarbicati alle serve, alle prostitute ed alle canzonettiste, obbligandole a spacciare la propria merce e a versarne il ricavato nei loro taschini!
.
L'associazione degli sfruttatori romani pu, rispetto alla napoletana, considerarsi come recente istituzione; perch, mentre le prime basi della romana furono gettate in via Moretti nel 27 giugno 1881, quelle della napoletana vantano nientemeno che quattrocentocinquantaquattro anni di vita! L'associazione dei lenoni napoletani  un avanzo della Sociedad de las Mignattas, che fioriva nel 1450, abbracciando nel suo ampio seno anche la congrega degli Squarcioni; i quali quando andavano al mercato soffiavano, al dire di uno scrittore del 1600, in culo a' tordi e a' beccafichi; a' cappon grassi tastavan le vene per gettarsi poi ad un.... quattrin di fichi. Il Basile, nella sua egloga "La Coppella" cos fa dire a Iacovuccio di questi tali millantatori:
Vide mo no vaggiano,
No cacapozonetto(30) ed arbasciuso,
Che stace mpretennenzia
De casecavallucce(31) e che se picca,
Co gran prosopopea,
Che t'abbotta pallune,
Che sbotta paparacchie,
Sputa parole tonne e squarcioncja,
Torce e sgrigna lo musso,
E se zuca le lavra, quanno parla,
Mesura le pedate;
Va tu nevina chi se pensa d'essere!
E spanfeja e se vanta:
"Ol, venga la ferba o la pezzata(32)!
"Chiamma venti de miei!
"Vedi se vuol venire alquanto a spagio(33)
"Neputemo, lo conte!
"Quanno l'erario nuostro
"Mi recar il carugio(34)
"Dite al mastro ch'io voglio inanti sera
"La cauza a braca racamata d'oro!
"Respunne a chella sdamma,
"Che spanteca pe mene,
"Ca fuorze, fuorze le vorraggio bene!"
Ma comm'a sta coppella  cementato,
Non ce truove na maglia;
Tutto  fuoco de paglia;
Quanto chi se l'allazza, chi fa alizze(35):
Parla sempre de doppie, e sta nsenzifjlio;
Fa de lo sbozza, o niente ave a la vozza(36)
Lo collaro ha nerespato, e sta serespato(37);
Trippa contenta, senza no contante;
E, pe concrusione,
Ogne varva le resce na garzotta(38),
Ogne perteca piuzzo(39),
Ogne mpanata(40) allessa
E la ponnnarda se resorve a vessa(41)!
...
.
...
Prima di tornare a bomba, mi piace far notare che gli scandali commessi dai componenti las Mignattas dovettero, in quei remoti tempi, dare talmente all'occhio del pubblico, che Ferdinando I, nel 1480, fu costretto ad emanare, contro detta mala genia, un editto, col quale mandava all'ultimo supplizio i lenoni, dopo aver dimostrato che "i lenoni sono uomini pestiferi e violatori della castit e pudicizia delle fanciulle, che le tirano a vita lussuriosa profittando del loro corpo con mercimonio turpe. Quindi come depravati delle malvage lascivie frequentano le taverne, si ubbriacano, lussuriano, giuocano, bestemmiano, scorrono armati pei vicoli, fanno furti, commettono omicidii e non si astengono dalle pi pessime scelleraggini e delitti"(42).
...
.
...
I souteneurs napoletani menano, per lo pi, vita notturna; poich seguono ad una certa distanza le loro protette, allorquando queste si dedicano a lussuriose peregrinazioni.
Quando vedono le guardie di pubblica sicurezza, che potrebbero arrestare chi ad essi fornisce il pane quotidiano, fanno sentire un fischio monotono, ma abbastanza acuto. A tal fischio seguono altri fischi: sono i ricottari (cos si chiamano), che si dnno la posta per difendere chi potrebbe cadere nel laccio della Polizia.
Ho dedotto dalle mie ricerche che la struttura della maggior parte di questi parassiti  massiccia e quindi la loro forza muscolare  veramente straordinaria.
Per ci che riguarda la loro espressione, possono esser considerati come il vero specchio dell'animale, vale a dire scaltri ed astuti in sommo grado.
Tipi di sfruttatori
La loro andatura  caratterizzata da una certa sfacciataggine leggermente affettata.
Per rendersi graditi alle loro donne vestono con una certa ricercatezza, preferendo i colori chiassosi ai serii.
Calzano quasi sempre stivalini di pelle verniciata; mentre un cappelluccio a strette falde, posto a sgembo sull'orecchio destro, completa la loro toletta.
Quando il ricottaro ha bisogno di altro denaro, spinge la sua donna ad uscire anche di giorno, obbligandola di cedere la sua merce a buon mercato, come appunto fa chi  prossimo a dichiarar fallenza.
Per chi non si adatta a tali pretese, ci pensa il coltello o il rasoio. Ne riferisco due esempii. 
Nel 30 maggio 1896, in via Porto, avvenne un grave ferimento. La cos detta donna allegra Maria Prudente aveva per amante il pregiudicato Giuseppe Er., che, essendo un masto, si degnava cavare dalla donna in cambio un poco di denaro.
Mi pare che le richieste di danaro dell'Er. si moltiplicassero sempre pi, perch finalmente la sera del 30 maggio seccatasi la Prudente, poco prudentemente, dimenticando di aver da fare con un guappo, mand l'amante "a carte quarantanove."
Allora il terribile amante, per far risaltare la sua superiorit, impugn un rasoio e fer ripetutamente al viso colei che non voleva pi sovvenzionarlo.
Quest'altro, che abbiam tolto anche dalla cronaca cittadina,  di data recentissima.
Una sera del settembre 1902, verso le ore 22,30, fu medicata all'Ospedale dei Pellegrini la donna libera Luisa Giannotti, ventunenne, nativa di Capua, per tre ferite di coltello, una al sesto spazio intercostale, un'altra al quarto, con sospetto di penetrazione negli organi interni, ed una terza al collo, interessante il connettivo.
La Giannotti, condotta in Questura, al delegato Giliberti dichiar quanto  detto nel seguente rapporto:
"Da una decina di mesi, ha ella per amante certo Eduardo Tam., che domicilia in via Magnocavallo e che seralmente si faceva versare il ricavato del suo ignobile mestiere, fornendole solamente il vitto ed il vestiario. Iersera, dopo aver mangiato in una bettola al vico Canale a Taverna Penta, la povera donna fece capire al prepotente che non voleva essere pi vittima delle sue quotidiane estorsioni; ma il Tam. con la violenza si fece prima versare ci che ella aveva in tasca e poscia si offerse di accompagnarla. Fatti per pochi passi, il vigliacco, cavato un coltello, la fer ben tre volte."
...
.
...
Le donne dei ricottari si dividono in due classi, cio: in quelle che versano ad essi un tanto al giorno ed alla settimana, ed in quelle che consegnano tutto l'introito del loro immorale mestiere, ritenendo per s solamente quel tanto che  bastevole per alimentarsi e vestirsi.
Per ci che riguarda il cerimoniale per essere accettato come protettore e il modo come esigere la tangente dalle prostitute, rimando i lettori ai miei precedenti lavori(43).
Quando la donna per l'et o per qualche lesione patologica si rende infruttifera, allora il souteneur l'abbandona, per procurarsene un'altra. Per nessuna circostanza la protetta pu lasciare il protettore; perch, se cos facesse, verrebbe da costui conciata per bene.
Tipi di sfruttate
Il seguente esempio, unito ai due altri innanzi riferiti, chiarisce questo nostro asserto.
"Maria Durazzi, una bella giovane, fino a pochi anni or sono faceva da modella ai pittori di Roma; ma poi, essendo stata sedotta, abbandon il suo paese e venne a stabilirsi nella nostra citt. Quivi ebbe la mala ventura di conoscere certa Angela S., madre del pregiudicato Alfredo Sim.. Costui con la promessa del matrimonio riusc a stringere intime relazioni con la Durazzi, la quale prest fede alle parole di lui e prese ad amarlo. Per il Sim. non lasci passare molto tempo e cominci a maltrattare la Maria, pretendendo lire quindici al giorno, e quando non aveva il denaro la percoteva spietatamente. La Durazzi, stanca dei continui maltrattamenti, un giorno riusc a fuggire di casa e si rec a Salerno in casa di Raffaela Villani; ma il Sim., venuto a conoscenza ove la sua vittima si era rifugiata, in compagnia di due altri pessimi arnesi si rec a Salerno e costrinse la disgraziata a seguirlo a Napoli. Le scenate cominciarono di nuovo, finch un bel giorno la Durazzi riusc a fuggire una seconda volta e si rec a Caserta presso Assunta Palazzola. Ma anche quivi fu nuovamente scovata dal Sim. e costretta a seguirlo nuovamente in Napoli, ove prese alloggio al vico Lungo Gelso n. 123. I maltrattamenti continuavano da parte del Sim., ed alfine la Durazzi stanca, poco curandosi delle minacce, disse al suo sfruttatore che se non la lasciava in pace avrebbe fatto ricorso alle autorit di pubblica sicurezza. Tale minaccia non impensier punto il Sim., il quale la sera del 18 giugno si rec in compagnia dei pregiudicati Salvatore C. e Guglielmo M. nella casa della Durazzi e, dopo minacce e ingiurie, alz il bastone e fer diverse volte al capo la disgraziata giovane.
Il giorno appresso la Durazzi si rec sull'ispezione Montecalvario a denunziare il fatto e si querel contro i suoi aggressori. Il delegato Orlando, dopo aver raccolta la dichiarazione, fece accompagnare la Durazzi dal pretore di Montecalvario, al quale la infelice raccont i fatti. Intanto, quando la Durazzi scese dalla Pretura, mentre rincasava nel vico Lungo Gelso, fu avvicinata dal Sim. e dai suoi compagni, i quali invitarono la giovane a seguirli. Ai gridi di costei accorsero le guardie di pubblica sicurezza Tifalini e Siracusa, le quali dovettero lottare non poco per arrestare quel pessimo arnese del Sim.."
I ritratti che accompagnano questo articolo ci ricordano alcuni tipi di sfruttate e di sfruttatori, i quali ultimi, al dire di un componente la mala vita, ascendono a pi di... trentamila!
...
.
...
IL TATUAGGIO.
...
.
...
Di questo deturpamento del corpo o di una parte di esso, chiamato dagli etnologi tatuaggio e dai nostri delinquenti, che formano l'anello di congiunzione fra il selvaggio ed il civile, signe (segno) o pugneture (punture), se ne fa menzione in Isaia, in Geremia, in Ezechiele e nel Levitico, dove, fra l'altro, leggesi: "Non farete incisione sulla vostra carne a causa di un morto: e non farete figure o segni sopra di voi." Questi precetti furono da Dio dettati a Mos; perch lo straziarsi le carni nei funerali era usatissimo fra gl'Idolatri, credendo essi che il sangue che usciva dalle loro ferite valesse a calmare l'ira degli Dei infernali. E siccome i Pagani s'imprimevano sulle carni le figure o qualche simbolo delle loro Divinit, alle quali si consacravano; cos il Signore vedeva a malincuore che il suo popolo ebreo, spesse fiate, si abbandonasse a simili eccessi ed avesse troppo presto dimenticato questi precetti del Decalogo: Tu non avrai altro Iddio innanzi a me - Tu non ti farai scultura n rappresentazione alcuna che  lass in Cielo, o quaggi in terra, o nelle acque sotto terra - Non adorerai tali cose n ad esse presterai culto.
Vuolsi che tale costumanza gli Ebrei l'avessero introdotta in Egitto: a me sembra essere la cosa non vera; perch  noto che, prima che i figliuoli d'Israele occupassero la valle del Nilo, gi la casta sacerdotale ornava la pelle degli Egiziani con gli emblemi d'Iside ed Osiride.
Paride, al dire di Erodoto, quando rap Elena ed approd al promontorio di Canossa, si fece tatuare presso il tempio di Ercole, perch sapeva che il tatuaggio era non solo una consacrazione a Dio, ma lo credeva anche atto a renderlo invisibile al furibondo Menelao. E, se la tradizione non  stata viziata di et in et, bisogna convenire che lo stesso Tolomeo si fece bucherare la pelle in onore di Bacco.
Scrittori di fede, quali Plinio, Isidoro, Cesare, Ermogene, Luciano, Vegezio e Procopio Cesariense, hanno lasciato scritto che gli Assiri, i Celti, gl'Illiri, i Daci, i Sarmati, gli Sciti ed i Bretoni si facevano variamente tatuare; mentre dai segni riscontrati sopra alcune mummie dell'antico Per s'inferisce che anche i figli del Sole non i sdegnavano di farsi punzecchiare.
Bertholon dice che attualmente i Krumiri, per distinguersi dai loro vicini, si fanno tatuare una crocetta nel mezzo della fronte.
Le signore Anos invece, secondo afferma Michaut, si fanno fare sulle guance alcuni segni, che corrispondono alla loro et.
Capus ha notato che nella Bosnia e nell'Erzegovina gli uomini si fanno tatuare sul dorso delle mani i simboli dei loro mestieri e delle loro arti. Perrier ha visto che alcuni vecchi Kabili portano impressa sulla fronte una crocetta.  il segno con cui i cristiani si distinguono dai musulmani.
Nell'isola Nuova-Hiva Berchon vide che il tatuaggio veniva usato dai soli nobili e che, quando detta operazione si praticava sopra il figlio del capotrib, si faceva una solenne cerimonia chiamata Koima. Altri scrittori invece affermano non esser vero che ai soli nobili toccasse quest'alto onore, perch di tatuati se ne vedevano anche fra i plebei. Ci per non toglie che i nobili ne abbiano, per i primi, dato l'esempio; poich anche fra noi si avvera ci che diceva Lorenzo dei Medici, riportato dal Machiavelli:
E quel che fa il signor fanno poi molti,
Ch nel signor son tutti gli occhi volti.
Wilson afferma che nelle isole Pelew il tatuaggio si pratica a dodici anni e tale operazione viene affidata alle tachelbisart (donne artiste), le quali con istrumenti scordanti attutiscono, come fanno i nostri dentisti di piazza, le grida di quelli che vengono operati.
Le signorine di Rotoma, che desiderano accaparrarsi un marito, oltre di cospargersi i capelli con polvere di corallo, si fanno dipingere sulle guance alcune linee rosse, che si fanno cancellare non appena diventano fidanzate.
Le veneri da strapazzo di alcuni paesi d'Oriente, che sono meno sfacciate delle nostre, invitano i passanti non ammiccando, ma mostrando ad essi il dorso della mano ministra dipinto in rosso.
E, per finire, ricordo che gli Eschimesi ed i Figiani considerano il tatuaggio come segno per andare in Paradiso. Dai selvaggi passando ai civili, troviamo che dette stigmate furon prese in considerazione da alcuni anni soltanto, quando cio il Lombroso ed i suoi numerosi seguaci conobbero nei nostri tatuati un segno d'inferiorit psichica.
Il tatuaggio dei delinquenti  visibile ed occulto; quello a forma di neo, adorna le smorte guance delle libere pensatrici e di qualche cinedo; questo invece pu riscontrarsi su tutte le regioni del corpo, meno alle piante dei piedi, alle palme delle mani, al collo ed al viso.
Dal 1892 ad oggi ho conosciuto 1597 tatuati e dai disegni e diciture che ho riscontrato in essi ho potuto del tatuaggio fare la seguente classifica: tatuaggio religioso, d'amore, di nomignolo, di vendetta, di graduazione, di professione, di bellezza, di epoca, di paranza, etnico e psichico.
Fra i pi importanti  lo psichico, perch da s solo basta a farci conoscere l'indole del tatuato. Infatti, se nell'assassinio il dolo  premeditato, bisogna convenire che i tatuaggi di vendetta costituiscono gli atti preparativi al dolo e perci, se dette stigmate si tenessero presenti dalle autorit tutorie, molti misfatti si potrebbero evitare.
Il seguente esempio chiarisce questo nostro asserto:
Giovanni G., conosciuto nella mala vita coll'agnome 'o figlio d' 'a munacella, trovandosi in carcere si avvide che la sua ronna (amante), Angela Baro, non gl'inviava pi la solita semmana, perch questa aveva ceduto il suo cuore al protettore Totonno 'o canteniere. Il G., accorato per tanto tradimento, si fece tatuare, prima che avesse lasciato il sottochiave (carcere), la seguente epigrafe.
Ebbene non appena 'o figlio d' 'a munacella acquist la libert cerc la Baro e con un rasoio sgranato (dentellato) le fece sulla mbigna (faccia) 'o X cio lo sfegio a croce. La fotografia che abbiamo riprodotta a pagina 199 ci ricorda l'aspetto dell'ex ladro di destrezza Salvatore Gar..
Le condanne riportate da questo figliuolo dell'omert (camorra), e che riguardano sempre i delitti contro la propriet, si fanno ascendere a 34; per, al dire del tatuato, tre di esse, cio quelle del 1866, del 1878 e del 1890, per le quali dov scontare 17 mesi di carcere, gli furono affibbiate ingiustamente. Devesi quindi a tanto sbaglio dei magistrati se nel settembre del 1891 si decise a farsi tatuare sull'arto inferiore sinistro le epoche e le pene ingiustamente scontate.
Era il Gar. un accanito frequentatore di chiese, dove si dilettava a togliere gli orecchini alle bambine; per dalla scritta che gli si legge sul petto e che s'interpetra 
Anima Santa del Purgatorio
Ricordati di me
Perch io penso a te
si deduce che una parte della cosa rubata serviva per farne elemosina e cos suffragare le anime del Purgatorio.
...
.
...
Nel Mattino del 19 gennaio 1903, nella rubrica Fatti diversi, si legge:
"Ieri, nella visita fatta dalla P. S. a bordo del piroscafo Szapary in partenza per Marsiglia, fu sorpreso, nascosto nella stiva, senza regolare passaporto, un individuo dalla ciera equivoca, il quale interrogato dal delegato De Silva, dello scalo marittimo, dichiar in sulle prime di chiamarsi Antonio Napoletano fu Antonio, da Nola, capraio.
Insospettito dal contegno del sedicente Napolitano il delegato lo fece denudare per fotografarlo e, con sua sorpresa, gli riscontr tutto il busto e le braccia tatuate con versetti, motti e figure.
Sul petto, a semicerchio, l'arrestato, che aveva mentito le sue generalit, teneva scritto:
Carcere, galera e tomba
A me non fanno ombra!
Donna sciagurata che mi giurasti amore,
Giammai di me non fu il tuo cuore!
Sulle spalle aveva disegnati dei vasi con fiori e delle sciabole, rivoltelle e pugnali incrociati e sulle due braccia due donne nude, sotto ad una delle quali era scritto: Amalia De Falco.
Vistosi scoperto, l'arrestato declin le sue vere generalit: Sebastiano Pugliese di anni 30, capraio, da Nola; e, non sapendosi perch volesse espatriare, fu inviato in questura e di l al carcere del Carmine".
Noi, che avemmo occasione di vedere il tatuato, possiamo assicurare il lettore che al petto portava scritto:
Carcere, galera e tomba
A me non mi fa ombra.
Abbasso la sbirraglia!
Viva la camorra!
Sull'avambraccio sinistro: Donna scellerata fino alla tomba mi giurasti amore.
Sull'avambraccio destro teneva dipinta una figura d'uomo sotto la quale stava scritto: Ricordo; poi vi era un fiore, accanto al quale vedevasi un guerriero a cavallo e sotto di questo una palma fra due cuori con la scritta Emilia - Fedelt - 1897 e pi sotto ancora una catena, una rosa ed una testa di morto colle iniziali A. M. V. N. Nola.
Infine sull'antibraccio sinistro vedevasi tatuato un busto di donna colla dicitura: T. Maria De Falco; poi due pugnali, che la facevano da ornati ad una tomba, in mezzo alla quale vedevasi scritto 1900.
Le molteplici punzecchiature, che unite insieme costituiscono i varii tatuaggi dei nostri delinquenti, sono pruova pi che sicura che in questa classe di gente la sensibilit dolorifica  quasi abolita. Ci per non deve farci meraviglia, se si consideri che alcuni negri d'Africa e molti selvaggi d'America sono tanto insensibili al dolore che i primi si tagliano le mani per non lavorare ed i secondi si lasciano bruciare a lento fuoco cantando allegramente le lodi della propria trib.
Facendo poi la differenza fra i vecchi e i giovani pregiudicati, ho trovato che il tatuaggio, in questa classe di gente, tende a scomparire; perch la percentuale delle pugneture in quelli segna il 63, in questi il 48,75 %.
La tavolozza degli altri colori artificiali del corpo umano segue per un itinerario inverso; perch essa in questi ultimi tempi ha acquistato maggiore incremento e perfezionamento. Infatti il nero artificiale sotto e sopra gli occhi; il rosso per le guance; il nero, il castano, il biondo ed il rosso pei capelli; il belletto e la biacca; il coldcream e la cipria ci testimoniano ancora, come dice il Riccardi, della persistenza di usi barbari in mezzo alla pi alta civilt. Fortuna per che detto materiale imbrattante vien usato a preferenza dalle donne, che, senza far loro torto, attestano nell'ora presente uno stato intellettuale inferiore a quello dell'uomo.
...
.
...
I CAICCHI.
...
.
...
Un'altra classe di sfaccendati, alla quale mamma natura si  compiaciuta di negare il privilegio dell'onest,  rappresentata dai Caicchi, detti anche Galoppini. Debbono essi la loro etimologia alla voce Kaik, che in turco significa: barca, corriere, movenza.
Gl'individui che compongono questa casta si danno attorno, dalla mattina alla sera, imbrogliando or Tizio or Caio, a solo scopo di riempirsi, senza l'onorevole sudore della fronte, quel recipiente che i fisiologi chiamano ventricolo.
Sono dei tristi soggetti, i quali con la loro scaltrezza sanno talmente coprire le loro furfanterie, da farsi includere nell'elenco che alcuni compatrioti del sarcastico amico Domenico Piccirilli chiamavano della unestate!
Spiegano i Caicchi la loro maggiore attivit all'epoca delle elezioni. Essi si presentano, infatti, in casa del candidato, con raccomandazione di qualche capogruppo.
L'aspirante a Montecitorio, dopo avere squadrato dal capo ai piedi il raccomandato, lo invita a recarsi al Circolo, pi o meno indipendente, dove, a seconda dell'abilit, gli viene assegnato l'incarico o di andare affiggendo manifesti, o di andare distribuendo le schede, o di custodire la sacra persona del futuro salvatore della Patria!
Di qui la classifica dei Caicchi in Collaiuoli, Trombette e Guardaspalle.
L'onorario dei Caicchi varia, in occasione delle elezioni, dalle due alle tre lire al giorno; per quest'ultima cifra pu elevarsi a cinque, quando il portafogli del candidato viene imbottito col contenuto della cassa dello Stato.
I Collaiuoli e le Trombette non vengono pagati direttamente dal Deputato, ma da qualche capo partito, il quale, non a titolo di camorra, ma come semplice ricordo delle elezioni, si ritiene un tanto per s, per comperarsi qualche catena di orologio o per acquistare qualche gioiello per la sua... signora, in compenso delle sofferte emozioni di costei.
I Guardaspalle sono degli esseri robusti ed ospiti le tante volte di carceri e galere. Vestono calzoni a campana e camminano dondolandosi. La loro toletta  compiuta da un grosso e nodoso bastone e da due amuleti, che gl'ingenui chiamano: pugnale e rivoltella.
Accompagnano quasi sempre nelle escursioni politiche il candidato (vedi fig.) e sono i primi a gridare: Betieee...!! Bravooo...!! e a dare il segnale del battimani quando l'aspirante alla Camera dice:
"Elettori! Se mi permetto di chiedervi il voto, non lo faccio per vanagloria, ma per distruggere il monopolio della corruttela, che da anni tiene avvinto il nostro collegio!"
Quando per, per una circostanza qualsiasi, il Guardaspalle non si trova sul posto per accompagnare il candidato, allora costui gli scrive:
"Or via, su vieni, mostrati(44)
"Nella tua nube nera
"Cinto di fiamme e folgori,
"Gigante del terror.
.
"Al tuo volere il pelago
"Si mostra sottomesso
"E i flutti a te s'inchinano,
"Tremendo Adamastor.
"E venti e navi ed uomini
"Domar  a te concesso,
"Potente ed invincibile
"Sovrano del terror.
Nel tempo stesso la moglie del candidato, circondata dalle amiche, alle quali promette mari e monti, dice:
"Nella speranza
"Di poter vivere
"Senza dolor...
Ad elezione finita restano come amici del Deputato i soli Guardaspalle, ai quali ricorrono gli elettori per avere delle raccomandazioni.  inutile dire che la maggior parte dei nostri onorevoli non si sono mai occupati dei loro elettori; ma certe volte, per togliersi, come essi dicono, le seccature, fanno a quelli pervenire delle risposte, che, spesso fabbricano nei loro studii e che dicono;
"Onorevole signor Deputato,
"Son dolente di non potere per ora contentare il vostro raccomandato N. N.; perch i posti sono occupati. Del resto ne ho preso nota per tenerlo presente nella prossima occasione."
Quando per il Deputato inteso vuole occuparsi di qualcuno dei suoi elettori, allora cerca favorire i pi immorali.
Eccone una prova:
"Illustre signor Prefetto,
"La prego di non far chiudere i bassi n. 17, 18 e 19 di via .... adibiti per bordelli; perch il tenitore  uno dei miei pi influenti elettori."
Questo biglietto non ha bisogno di commenti; per a questi protettori di sfruttatori di donne, a queste gemme di putridume io imprimerei, sulla fronte, per additarli agli elettori, il marchio che distingueva i ruffiani, cio la lettera R.
...
.
...
LADRI DI SCASSO.
...
.
...
I ladri di scasso entrano nell'elenco dei delinquenti per abitudine e dai loro eccellentissimi superiori sono tenuti in grande stima, poich ad essi si deve la consumazione dei furti ingenti.
Questi mariuoli fanno quasi tutti parte della Societ minore dell'Omert e si dividono in Chiavicaiuoli e Mascaturai. Questi svaligiano le abitazioni mediante chiavi adulterine; quelli invece penetrano nei magazzini, facendosi strada per le fognature.
Quando il capoparanza si avvede che la cassa sociale lascia scorgere il fondo e che i suoi subalterni, per starsene in ozio, potrebbero andare incontro alla neurastenia, convoca in qualche bettola il consiglio di paranza. Questo, che  formato dai pi vecchi e sapienti della compagnia, dopo un'accanita discussione decide su qual locale bisogna mettere in pratica l'abilit de' suoi dipendenti.
Se si tratta di soleggiata (abitazione), si d il mandato al ganzillo (il pi giovane della comitiva) di procurarsi l'impronta della chiave: cosa che si ottiene mediante un pezzettino di cera fissata all'estremo di uno stiletto di ferro.
Se, invece, il lavoro deve eseguirsi dalla casa d' 'e zoccole (fognature), allora 'a tarpa (il pi esperto del sottosuolo) si occupa dell'assaggio della muraglia, mediante 'a crona 'e Criste (trapano). L'impronta della cera, a sera fatta, dal capoparanza vien passata al chiavettiere, il quale in poco tempo consegna 'a serva (chiave falsa).
Del risultato dell'assaggio 'a tarpa tiene informato lo stesso superiore, il quale di notte l'accompagna da 'o cumpare (fornitore di scalpelli, martelli, picconi, lanterne cieche ecc.), affinch nell'armamentario che costui possiede scelga quei ferri che crede pi adatti per la riuscita dell'operazione. 
Il lavoro de' Chiavicaiuoli  difficile e pericoloso. Difficile, perch  necessario lavorare di notte e spesso per la non omogeneit della costruzione bisogna mandare a monte un lavoro che gi sembrava essere alla fine. Pericoloso, perch molti restano vittime del proprio dovere con l'essere schiacciati dalle tagliole (lastroni di lava).
Prima di mettersi all'opera  indispensabile che fra i ladri ed i pali (spie) vi sia l'intesa del santo (motto d'ordine). In tale circostanza il capoparanza invita nel proprio domicilio i suoi dipendenti che debbono prender parte allo scasso, a scopo di presentarli ai pali. Questi ultimi sono poi obbligati dal capo di porre la destra sopra un Crocifisso e dire: Giuriamo su questo figlio di Dio, che mor per noi sulla croce, di avere bocca, occhi ed orecchie solamente pei nostri compagni!
Ladro di scasso
L'attenti, di giorno, i pali lo danno o col fischio o col gridare: "Acqua! . . . Acqua!", se passano disturbatori in borghese (questurini); se in divisa, dicono: "Fuoco!... Fuoco!."
La notte invece, non potendo con le loro voci insospettire le pattuglie, si limitano a gettare una pietra, se trattasi di carabinieri, ed un pezzo di vetro, se di questurini o di guardiani notturni. Allora il lavoro viene dai ladri sospeso; e questi non lo riprendono, se non quando il rumore di una grastolella (coccio) li avverte che ogni pericolo  cessato.
Ai Chiavicaiuoli 'o santo si comunica mediante funicella calata dalla strada nella sottoposta fognatura per la feritoia che trovasi pi vicina al luogo di... lavoro. L'estremo della fune, che pesca nel sottosuolo, tien sospeso un sacchetto con avanzi di stoviglie, mentre il capo libero  tenuto dal palo.
Se pei ladri v' pericolo, la spia tira tre volte la funicella ed il rumore dei cocci mette sullo avviso che  prudenza interrompere il lavoro; poi un'altra scossa data al sacchetto indica che la calma  tornata e che il lavoro pu essere impunemente continuato. Se invece il pericolo fosse grave, non resta al palo che lasciare la cordicella, ed allora al rumore della caduta del sacchetto i ladri lasciano il lavoro e, facendo i serpi, se la svignano.
I mariuoli di cui ci occupiamo vivono in paranze, le quali prendono nome dall'agnome del loro superiore. Oggi portano il primato 'a paranzella d' 'o zelluso e quella d' 'o ferrariello. A dire il vero, in una esposizione campionaria darei il grand prix alla chiorma d' 'o secundeglianese; perch questa, per l'astuzia e per l'abilita de' suoi ventisette elementi che la compongono, non lascia nulla a desiderare!
Il ladro di scasso, nelle ore di ozio, si diletta a commettere anche qualche reatuccio contro le persone. Infatti 15 appena, fra i 280 da me esaminati, si sono fino ad ora astenuti dal versar sangue.
Il ladro di scasso ha una fisonomia che pu dirsi propria, poich alla tarchiata e mezzana statura (metro 1,60) accoppia occhi torvi ed infossati sormontati da folti sopraccigli, fronte bassa e sfuggente, capelli ispidi, mandibola voluminosa, ossa malari sviluppatissime. Il tatuaggio che adorna il suo corpo  religioso, spesso di vendetta, raramente ci ricorda qualche simbolo d'amore.
La sensibilit termica e dolorifica  in esso quasi abolita; squisitissima invece  l'auditiva e la visiva.
In genere il ladro di scasso  taciturno e poco socievole: per gode fama di essere vendicativo.
Del ricavato della refurtiva un terzo vien depositato nella cassa sociale e serve per pagare il chiavettiere, il compare e gli avvocati. Il restante della somma se lo dividono tutt'i componenti della paranza, i quali dalla loro tangente prelevano il 6 % per i signori pali ed il 0,10 % per fare celebrare una messa alle anime pezzentelle (anime del Purgatorio), alle quali i nostri devoti mariuoli si raccomandano per riuscire nelle loro imprese.
...
.
...
I GRASSATORI.
...
.
...
Se il ladro di scasso fu da me catalogato fra i delinquenti per abitudine, al grassatore invece ho conservato un posticino fra i delinquenti nati.
Mi auguro che tale collocazione non dispiacer a questi miei conoscenti, tanto pi che nella loro categoria sono stati da me inclusi parecchi omicidi, feritori, incendiarii e tante altre... brave persone, le quali non fanno certo smentire che:
Nella buona compagnia non c' malinconia.
Nel formare l'albero genealogico dei grassatori, ho imparato che il 35 per cento di essi sono figli di babbo vizio e di mamma miseria, cosa che ho dedotto dai loro atti di nascita, i quali si vedono allegati alle loro "pratiche", perch in luogo della paternit e della maternit si legge il solito "d'ignoti".
Sono ricorso a tale espediente, perch sulle spalle di questi delinquenti non si vede pi impresso a fuoco il piccolo marchio a ferro di cavallo, che un tempo serviva a distinguere gli esposti di Napoli.
Addentrandomi sempre pi in queste ricerche, son venuto pure a conoscenza che, dei 50 grassatori da me studiati, 21 impararono ad appropriarsi dell'altrui a mano armata, dopo aver passato in galera, perch sanguinarii, parecchi anni della loro vita; 19 si dettero al suddetto mestiere, dopo aver nella loro tenera et preso parte ai furti di destrezza, e gli ultimi 10 abbracciarono detta carriera a solo scopo di non esser da meno dei loro genitori, dei quali alcuni conservano anche le fattezze. Di questi ultimi possiamo dire con Lucrezio:
Possono anche alle volte agli avi loro
Nascer simili i figli, e de' proavi
Rinnovar le sembianze; e ci succede
Perch spesso mischiati in molti modi
Celano i genitor molti principii
Del proprio corpo, che di mano in mano
Nella stirpe discesi i padri a' padri
Danno, e quindi  che Venere produce
Con diversa fortuna aspetti varii
E de' nostri antenati i volti imita,
I moti, i gesti, le parole e il pelo.
L'area d'azione del grassatore non si limita, come un tempo, a' quartieri di Porto, Pendino, Mercato e Vicaria; perch parte di quelle strette e tortuose viuzze, che formavano il vero campo operativo di tali pregiudicati, sono state distrutte dall'azione demolitrice del piccone del risanamento, e perci oggi si vede estesa anche pel Corso Vittorio Emanuele e per Poggioreale, da dove manda i suoi avamposti al Petraio, a Capodimonte e a Fuorigrotta.
Il grassatore d'ordinario si procura il pane di notte: per si danno de' casi in cui lo si vede in agguato anche di pieno giorno. Quando tale delinquente  in compagnia,  aggressivo, scaltro, cattivo e selvaggio. I movimenti da lui adoperati sono agili e rapidi; poich in men che lo si dica afferra e getta a terra la sua vittima: ed  in questa posizione che la induce, senza molti complimenti, a consegnargli i danari che possiede.
A chi si rifiuta, prima di metter mano alle armi, si serra la strozza con due dita, il che basta a fare smettere al malcapitato qualsiasi discussione. Il grassatore invece mostrasi codardo se per poco gli si addimostra con fatti che alla forza gli si vuole opporre la forza, ed allora, come ben dice il Basile,
Se la dace ntallune, e sbigna, e scorre;
Se ne piglia le vertole;
Ajutame tallone, ca te cauzo!
Le carcagna le toccano le spalle,
Ed ha lo pede a leparo, e te joca
Lo spadone a doi gamme;
E, cumme a gran potrone,
Arranca, e fuje; receve, e va mpresone!
Nelle rapine a mano armata il nostro protagonista si vede sempre camuffato. Ferisce o uccide la sua vittima, quando  sicuro d'essere stato da questa riconosciuto.
Per riuscire nel suo intento adopera pugnali, bastoni e rasoi. Raramente fa uso della rivoltella; perch lo scatto di detta arma pu pregiudicare i suoi progetti.
Da una statistica da me compilata deduco che, fra 300 rapine a mano armata, in 128 casi i nostri smargiassi fecero uso del pugnale, in 72 del rasoio, in 64 del bastone e in 36 soltanto della rivoltella.
Fra le dette 36 aggressioni la Questura ne scart 14; di due delle quali soltanto dir il perch.
1. Una sera di marzo del 189... il cav. Salvatore E. ritorn in sua casa tutto angustiato e raccont alla moglie che lungo il Rettifilo fu aggredito da tre sconosciuti, i quali, dopo avergli a viva forza derubato il portafogli con lire 165, gli avevano per giunta tirato contro un colpo di rivoltella, che, per miracolo, and a vuoto. Ad istigazione della troppo buona signora fu denunziato il fatto alla Questura; ma dopo lunghe ricerche fu assodato invece che il portafogli era stato rubato all'esimio cavaliere non gi al Rettifilo, ma sopra una casa dove s'era recato per venir meno alla... fede coniugale!
2. Ernesto P., fattorino di fiducia del negoziante Antonio C., ebbe in consegna lire 300 per andarle a depositare alla cassa postale. Il giorno appresso il P. ritorn dal proprio padrone e gli raccont che alla Salita Incurabili gli fu da uno sconosciuto involato il portamonete colle 300 lire, e per aver voluto opporre resistenza al ladro si busc alla mano un colpo di rivoltella.
La pubblica sicurezza assod invece: 1. che alla salita Incurabili non c'era stata nessuna aggressione; 2. che una parte della suddetta somma fu consumata dal signor Ernesto in una trattoria di Posilipo, dove condusse anche l'amante Maria N.; 3. che la lesione alla mano se l'era procurata da s!
I grassatori non solo sono i tipi pi ributtanti della mala vita, ma presentano anche gran numero di anomalie, fra le quali ricordo: il piede prensile (9,3 %); il grande sviluppo del canini (8 %); il mongolismo (14 %); la sindactilia (9,30 %); i seni frontali sviluppatissimi (14, 60 %); gli occhi fieri (81 %); le orecchie ad ansa (17 %); le orecchie col tubercolo del Darwin (11,13 %); le orecchie col lobulo sessile (14,20 %); la mandibola voluminosa (70 %); il prognatismo (0 %); la profatnia (11,35 %); il mancinismo sensorio (9,6 %); il mancinismo anatomico (7 %); il mancinismo anatomico e sensorio (5,23 %); il tatuaggio (45 %). Il peso e la statura dei grassatori  inferiore a quella dei normali.
In quanto al senso morale,  bene si sappia che il 70 per cento di essi si fa vanto dei suoi delitti; anzi uno dei miei tanti esaminati mi diceva: "La rapina  una professione come tutte le altre; chi meglio la esercita meglio mangia, meglio veste e meglio dorme!"
A tanta filosofia, o lettore, non seppi che rispondere.
...
.
...
I FRESAIUOLI(45).
...
.
...
Mi decisi di studiare quei parassiti umani che si approfittano dell'altrui nelle pubbliche vetture dopo che lessi nel Mattino del 26 agosto 1901 una nota di cronaca portante per titolo "Una originale rapina in tram". In essa il cronista faceva noto che un certo Scognamillo, tipografo a tempo perso, si era dato a precipitosa fuga dopo aver involato al signor G. Vernieri, che gli stava seduto a fianco nel tram elettrico che percorre la linea Museo-Torretta, e propriamente nei pressi di Principessa Margherita, il portafogli con lire 35. L'operazione era riuscita tanto bene che il derubato si accorse che gli mancava il portafogli solo quando lo vide cadere a terra, poich lo Scognamillo per la fretta, in luogo di nasconderselo nella ladra, lo aveva posto fra il panciotto e la giacca.
Dei ladri di cui fo cenno la mala vita ne enumera pochi. Essi nel linguaggio camorristico vengono denominati Fresaiuoli da fresa che vuol dire tasca.
Dagli annali della Bella Suciet rifurmata rilevasi che l'istituzione dei Fresaiuoli sorse quando la miseria impose, per andare da un punto all'altro della citt, in luogo delle carrozzelle, far uso dei tramways e delle diligenze, dove si ha il vantaggio di spender poco, ma si ha anche il disvantaggio di trovarsi il pi delle volte a destra qualche pidocchioso, a sinistra qualche scostumato fumatore che ti sputacchia tutto e di dietro qualche impertinente ragazzo che a suo piacere ti assesta delle pedate.
I Fresaiuoli, a differenza degli altri ladri di destrezza, non vivono in associazione, ma ciascuno lavora per proprio conto, e ci per non fare smentire l'adagio comune "Iddio per tutti, ciascuno per s". Anzi il pi delle volte non si conoscono neppure fra loro, e prova ne sia il seguente aneddoto raccontatomi da Antonio L., uno dei pi noti Fresaiuoli di questa citt, al quale son debitore di parecchie di queste notizie. "Un giorno, mi diceva questo attentatore di portafogli, mentre in un tram m'ingegnavo d'involare un portamonete ad un signore, un mio collega di mestiere, perch non mi conosceva, cercava praticare lo stesso su di me; ma io me ne avvidi e gli dissi: Lassa durm a Don Luigi (Don Luigi vuol dire portafogli) e l'altro, come se si fosse trattato di una vecchia conoscenza, mi strinse ripetutamente la mano.  inutile dire che calati al largo S. Ferdinando ci recammo ai porticati di S. Francesco di Paola, dove da buoni amici ci dividemmo il contenuto del portafogli rubato al signore".
Al lettore poi cui venisse il ticchio di conoscere perch questa casta  scarsa di numero dico subito che chi vuol divenire Fresaiuolo deve vestire con una certa ricercatezza, deve parlar bene, in modo da poter attaccare discorso colla persona che dev'esser derubata, e deve avere una fisonomia che spira una certa fiducia e non gi ribrezzo addirittura, come  di regola nei pregiudicati.
...
.
...
Il lettore ha notato che da tempo in qua i furti nei tramways si sono resi pi frequenti, e prova ne sia che dalla fine di dicembre 1903 al 6 marzo 1904 rispettabili cittadini, per richiamare l'attenzione del Questore Comm. Zaiotti su questa famiglia di mariuoli, furono costretti rivolgersi alla stampa.
Per avvalorare ci che ho detto riproduco i seguenti documenti, il primo dei quali lo tolgo dal Roma.
Il.mo sig. Direttore,
Mi rivolgo al suo simpatico ed accreditato giornale, sempre pronto a tutelare gl'interessi dei cittadini.
 da tempo che si  organizzata una vasta associazione di ladri, i quali vestiti elegantemente e da sembrare persone per bene (!) compiono le loro gesta sui trams - e specie su quelli della linea Rione Amedeo-Ferrovia e Spirito Santo-Vasto.
Io ne conosco 5, di cui non mi sfugge la loro silouette; 2 vestono un loden grigio nero a pellegrina, di cui uno basso e tarchiato con baffi neri, cappello a cencio - e per segno speciale porta il bavero alzato - l'altro con loden grigio nero, bavero di velluto - cappello duro color nocciuola, baffi neri, impomatati - e per segno un bocchino di finocchietto con toscano.
Gli altri tre - 1. porta un berretto da viaggio con chemise nocciuola; giovane, alto e bruno, e per segno porta la chemise sul braccio - il 2, con cappotto avana - occhi cisposi - cappello a cencio nero e nuovo - cravatta rossa - il 3, rosso di capelli - lucidi e impomatati; chemise avana; cappello nero, duro; alto della persona; baffi rossi.
Ora se la Questura more solito non vuole occuparsene, perch almeno non mette una targhetta con lettere grandi - sulle piattaforme: - Attenti alle tasche o altra simile?
Giorni fa mi stavano rubando l'orologio - mentre salivo in tram - cercando di stringermi in mezzo ad essi - ma siccome io sono prevenuto fui svelto a difendermi. Per non vi era l'opportunit di denunziarli per tema di essere assassinato. Ecco perch Ella, onorevole Direttore, pu farsi iniziatore di opera talmente umanitaria da meritarne il plauso della cittadinanza intera.
Sicuro di tanto, le chiedo scuse pel disturbo e la ringrazio anticipatamente.
Con distinta stima la riverisco.
Di Lei Dev.mo
A. M.
...
.
...
Ill. sig. cronista del Mattino.
Il sottoscritto, assiduo lettore del Mattino, tiene prima di ogni altro a darvi un voto di plauso per gli articoli fatti contro i ladri nei tramways, e poi a raccontarvi il seguente fatto.
Una decina di giorni or sono, trovandomi sulla piattaforma di un tram del Corso V. E. mi fu rubato il portafogli con 180 lire: me ne accorsi appena scesi dal tram, a Piazza Salvator Rosa, ed allora, ricordandomi che vicino al deposito di coloniali Davino erano salite due persone che mi avevano stretto in mezzo, appena salite, e ricordandomene perfettamente le fisonomie, noleggiai, per la rabbia, subito una vettura e di corsa raggiunsi il tram, che era fermo avanti all'ospedale militare; e difatti trovai i due individui, i quali, appena vistomi, scesero subito dal tram e di corsa se ne andarono per la calata di Montesanto.
Lo strano, per quanto riguarda la Questura,  che il conduttore del tram, dopo che ebbi raccontato il fatto, mi disse che tutto il giorno essi sono spettatori di simili furti, che oramai quella combricola di ladri  quasi da tutti gli abitanti del Corso conosciuta e solo la Questura non se ne d per intesa.
Questi ladri, a detta del conduttore, bench vestiti elegantemente, sono tutti pregiudicati. Basterebbe che il Questore desse ordini ad una squadra volante di salire una volta ogni tanto in qualche tram.
Sono ricorso a voi, egregio signor cronista, prima pel dolore di aver perduto lire 180, che erano faticate, e poi nella certezza che vorrete dire al signor Zaiotti di occuparsi di questi ladri tramviari.
Perdonatemi del fastidio arrecatovi con la presente, e credetemi vostro assiduo lettore
Ing.re Luigi Sommella
Tale recrudescenza furtiva deve addebitarsi, come mi diceva un fresaiuolo, al rincaro dei viveri che da parecchio ci sta affliggendo.
Sono dai fresaiuoli presi di mira a preferenza i forestieri, poich questi nostri specialisti sanno da maestri che i pi distratti e i meglio forniti di spiccioli non sono al certo i figli di Partenope. Fra le vittime straniere rubate nei tramways ricordo:
1. Il signor Vincenzo Corsi, da S. Giovanni, andando in piattaforma di un omnibus, d'un tratto si avvide che un giovanotto, civilmente vestito, fingendo di leggere un giornale, cercava di rubargli il portafogli.
Allora il Corsi cerc di afferrare il ladro; ma questo, data una forte strappata alla stretta del Corsi, si dette alla fuga insieme ad un suo complice.
2. La signora francese Angela D'Arceau, qui di passaggio, trovandosi in un tramways in piazza della Ferrovia, fu da uno sconosciuto derubata del portamonete a maglie d'oro del valore di 300 lire e contenente 4 lire di argento.
3. Fiorenzo Ghiglia, negoziante, da Mondov, domiciliato in via Chabrol a Parigi, e qui di passaggio, fu su di un tram alla via Salvator Rosa destramente derubato dell'orologio d'oro del valore di 600 lire.
E perch ogni regola ha la sua eccezione, bisogna convenire che anche i Napoletani non vengono alle volte risparmiati. Ci accadde al Segretario dell'Ufficio d'igiene di questo Comune e la cosa fu cos raccontata dalla stampa locale.
Nel tram elettrico di Giugliano, come al solito, erano pigiate molte persone, in attesa che la vettura si fosse messa in movimento.
Fra gli altri, in piattaforma si trovava il signor Costantino Cipolletti, ed accanto a lui un giovine ben vestito e dal viso abbronzato. Costui, facendo mostra di leggere un giornale, con abile manovra riusciva ad impadronirsi del portamonete del Cipolletti contenente un anello d'oro con brillanti ed altri valori.
Il derubato di nulla si era accorto; ma un altro passaggiero, il signor Biagio Massa, senza esitare, acciuff il ladro e gli strapp la refurtiva.
Due pompieri si trovavano presso il manovratore; ma non si mossero alle grida di arresta.... arresta! date dal Massa, dalle cui mani il ladro, divincolandosi, riusc a svignarsela, lasciando per terra il cappello, di cui s'impadronirono alcuni passaggieri coll'intenzione di consegnarlo alla Questura e denunciare il fatto.
...
.
...
Chi d uno sguardo alla cronaca noter che dei fresaiuoli appena il 3,25 % vengono arrestati, riuscendo gli altri, per la loro astuzia, a farsela franca.
Fra gli sfortunati bisogna includere Gabriele Con.. Costui, avendo letto nei giornali che i ladri dei trams fanno spesso buoni affari, volle tentare questa nuova industria ed infatti, montato in un tram che attraversava piazza Guglielmo Pepe, si sedette accanto ad un signore e riusc ad involargli, con insolita destrezza, l'orologio d'oro colla rispettiva catenina.
Ma, essendo novizio nella cosa e non conoscendo uno dei precetti di quel tale Antonio L. che dice chi ruba nel tram, dopo commesso il furto, per non dare all'occhio, deve calare dalla vettura quatto quatto ed allontanarsi lemme lemme, si di invece a precipitosa fuga; per lo che fu inseguito ed arrestato da due guardie di P. S., le quali sequestrarono allo sfortunato Con. la refurtiva, poich il ladro anzidetto non veniva accompagnato dal passamano (intercettatore).
Questo neofresaiuolo, che per giunta  ritornato dai bagni penali da due mesi appena, e che mostrasi maestro nel simulare la pazzia, dichiar alle guardie che lo arrestarono che del furto commesso non si sarebbe tenuto calcolo perch i magistrati lo avrebbero ritenuto.... pazzo!
A dimostrare poi che in genere di ladroneccio fra il nord e il sud esiste pieno accordo, riferisco che a Genova, in Piazza Carlo Felice, un signore trovandosi sulla piattaforma di un tram si di ad inseguire un ladro che con destrezza gli aveva rubato dalla cravatta uno spillo; per il mariuolo fu fermato ed affidato alla benemerita arma dei reali carabinieri. - Questa noticina l'ho tolta dal Supplemento del Caffaro del 27 marzo 1904.
...
.
...
Mettendo da parte lo scippo di orologi e di spilli di cravatte, occupiamoci invece come un portafogli, senza congedo, pu cambiar domicilio.
...
.
...
Se  d'inverno, perch colui che dev'esser rubato, pel freddo, porta gli abiti abbottonati, il fresaiuolo deve prender posto al sedile che si trova immediatamente dopo quello dove sta seduta la vittima designata e con le forbici a becco di gru gli fa un'incisione orizzontale sull'abito al punto dove sta il portafogli e da essa col gancio dell'altra mano (indice e medio) estrae senza difficolt la cosa desiderata.
Di estate invece la manovra si rende pi complicata, perch, pel calore, l'abito si porta sbottonato. Il mariuolo, in questo caso, deve sedersi accanto a colui che vuol rubare e sempre dalla parte che guarda il portafogli, al quale dapprima imprime il movimento da sotto in sopra e poi quello di rotazione in modo che il povero Don Luigi, dopo essersi affacciato alla loggia (orlo della tasca), perde l'equilibrio e va gi; ma nella caduta trova la sua ncora di salvezza nell'altra mano del... fresaiuolo.
Io feci praticare sopra di me questi esercizii di prestidigitazione, che colla penna  difficile descrivere, e debbo convenire che la manovra non lasci, per l'esattezza, nulla a desiderare. I fresaiuoli non entrano a caso nelle pubbliche vetture, ma vi contano pedinando le loro vittime.
Io li ho incontrati in contegno sospetto al Museo, a Piazza Ferrovia e a S. Ferdinando. Cinque, dei sette che ne conosco, son recidivi.
Dalle loro cartelle biografiche rilevasi che abbracciarono questa nuova carica dopo che dettero prova di essere abili ladri di destrezza!
Uno di essi porta tatuato sulla regione anteriore del torace un fiore circondato dalla scritta "Carmela 'a Ricciulella":  il nome e l'agnome di una di quelle zanzare crepuscolari, che a centinaia ronzano per piazza della Ferrovia, pel Rettifilo e per via Costantinopoli; mentre un altro, un Monsieur Alphonse, presenta alla guancia sinistra le stimate di una gloriosa... rasoiata.
...
.
...
L'INCESSO DEI DELINQUENTI.
...
.
...
Fin dal 1885 una delle nostre celebrit, Leonardo Bianchi, scrisse che nella maniera di camminare come nella mimica troviamo talvolta l'espressione dei pensieri della nostra mente e in particolar modo degli affetti e dei sentimenti che ci agitano; fino ad un certo punto, anche della tonalit psichica di un individuo. Il passo lento e misurato del filosofo sempre compreso dai problemi sui grandi rapporti dell'universo, quello agitato e vivace di chi  vinto dall'ira o  spinto da un vivo desiderio di soddisfare un ansioso bisogno, quello tardo dell'uomo accasciato dal dolore morale, l'altro facile, spensierato dell'allegro, sono tante forme di cammino che esprimono i pi diversi stati dell'animo ed i suoi rapporti con il mondo esterno.
Se consideriamo questi caratteri semiologici non nella clinica delle malattie mentali, come fece il suddetto nostro Maestro, ma nei componenti la mala vita napoletana, noteremo che l'andatura cadenzata  propria del Caposociet, il quale, convinto della sua autorit, muove il passo con atteggiamento di re, di principe, raggiungendo il massimo della grandezza se al suo abbigliamento specifico, consistente in calzoni stretti, giacca corta e berretto all'imperatore, accoppia sguardo severo e dispregiativo. La locomozione del camorrista  invece pi spigliata, pi elastica, ma non rapida. Cammina con passo misurato, dondolante, simile a quello dell'oca.
Tale cammino, bench goffo, ci ricorda qualche cosa dell'uomo che, per raggiungere il canonicato nella camorra, ha logorata buona parte del suo sistema nervoso col profondamente pensare come mandare all'altro mondo una mezza dozzina d'individui e risolvere il problema di vivere alle spalle altrui.
L'incesso del Caposociet  accompagnato dall'incrocio delle mani dietro i lombi, mentre il camorrista semplice fissa il pollice della sinistra nella rispettiva apertura brachiale del suo panciotto e colla destra, per sfoggiare di bravura, rotea il bastone.
I picciuotti invece, che sono i servi fedeli dei camorristi, hanno, come alcuni idioti, movimenti rapidi, vivaci, multiformi, ma sono la vivacit e la variet dei movimenti della scimmia: la loro eterogeneit non  coordinata ad uno scopo,  vaga,  slegata ed  appena riferibile a sensazioni del momento.
Questo continuo succedersi di movimenti senza criterio dipende dal perch lo stato psichico di chi dalla Societ minore deve passare alla maggiore non  stabile, ma  in continua rivoluzione. Il picciuotto, per chi nol sappia, affin di raggiungere il camorristato, si sacrifica in tutt'i sensi, manomettendo, alle volte, anche i pi sacrosanti doveri, cio l'onore della propria moglie o della sorella o della figliuola.
Il passo del basaiuolo, cio di chi prepara i piani dei delitti,  misurato, lento.  un cammino che si adatta all'uomo che prima di fare una cosa riflette, modera e dirige l'associazione delle sue idee.
L'andare del provocatore  dondoloso: per in presenza del provocato striscia tre volte il piede destro, lanciando, con questa specie di linguaggio, la sfida al suo avversario.
Gli ammoniti e i sorvegliati speciali procedono per le vie cautamente con passo or lento ed or celere. Tanto nell'un caso che nell'altro, non mancano di voltarsi di qua e di l, affidandosi alla loro agilit se si vedono inseguiti dalla forza pubblica.
L'incesso dell'ozioso vagabondo  anche caratteristico, poich chi vive come parasito si reca da un luogo all'altro con una serie di passi la cui successione  lenta, come  lento il suo pensare.
Il cammino degli scugnizzi, in genere,  spigliato e, quando sono di buon umore, per aver fatto qualcuno messere, trasformano il loro andare in vera corsa, nella quale non risparmiano capriole e sberleffe.
...
.
...
VOTI DELLA MALA VITA.
...
.
...
Alcuni luminari della Chiesa primitiva, fra i quali S. Basilio, S. Girolamo e S. Agostino, vanno d'accordo nel dire che del voto, come promessa fatta alla Divinit, si fa cenno nella Bibbia.
Trovo infatti che Giacobbe, dopo ch'ebbe coll'intervento di Rebecca carpita al suo vecchio e cieco padre la benedizione, prima di arrivare in Haran, patria di suo zio Labano, onde sfuggire l'ira del peloso Esa disse: Signore, se sarai meco e sarai mio custode nel viaggio da me intrapreso e mi darai pane da mangiare e veste da coprirmi e torner felicemente alla casa del padre mio, di tutte le cose che darai a me ti offrir la decima; ed in segno di tale promessa innalz ed unse di olio la pietra che gli era servita durante la notte ch'ebbe in visione la famosa scala (Genesi, cap. XXVII, 21, 22, 23.)
Questo voto non dovette dispiacere a Dio, poich nel cap. XXXI, 13 della stessa Genesi sta scritto: Io sono il signore di Bethel, dove tu ungesti la pietra e facesti a me il voto.
Di pagare le decime si fa pure cenno nel cap. XIV, 20 della Genesi, dove sta scritto che Abramo diede a Melchisedecco, re di Salem, la decima parte del bottino che aveva fatto sui quattro re da lui vinti; mentre nel cap. XXVII, 30 del Levitico trovasi espresso che le decime delle messi e dei frutti degli alberi appartengono a Dio e sono a lui consacrate.
Finalmente nel cap. XVIII, 21 dei Numeri leggesi pure che Dio diede ad Aronne ed ai Leviti le decime, le oblazioni e le primizie in dritto perpetuo, perch non dovevano possedere altra cosa nella divisione che si farebbe delle terre tra i loro fratelli(46).
Il costume di offrire la decima alla divinit fu perpetuato da' Romani, i quali, dopo la battaglia di Veio, dell'abbondante preda ne offrirono la decima parte al tempio di Apollo.
Gli Ebrei consideravano il voto come un giuramento o, per meglio dire, come parte di quell'articolo del Decalogo che dice: Non prendere il nome di Dio in vano; ed infatti nel cap. XXX, 3 dei Numeri leggesi: Se uno fa voto al Signore e si obbliga con giuramento, non violer le sue parole, ma adempir tutto quello che ha promesso. Anzi Iddio voleva che l'adempimento si fosse eseguito con sollecitudine e lo deduco dal v. 21 del cap. XXIV del Deuteronomio, che dice: Quando avrai fatto un voto al Signore Dio tuo non tarderai ad adempirlo; perocch il Signore Dio tuo te ne domander conto e la lentezza ti sar imputata a peccato.
Contro i violatori de' voti furono emanate pene severissime non solo dal Concilio di Cartagena (a. 250), ma anche da quello di Elvira (a. 313).
Celebre  poi il voto di Davidde (II dei Re, 8, 13), che consistette nel fabbricare un tempio al Signore; mentre non meno degno di nota  quello della sterile Anna, una delle mogli di Elcana, la quale voltasi al Signore gli disse: Signore degli eserciti, se tu volgerai l'occhio a mirar l'afflizione della tua serva e darai alla tua schiava un figliuolo maschio, io l'offrir al Signore per tutt'i giorni della sua vita e il rasoio non passer sulla sua testa.
Di voti ne fecero pure Assalonne, Sansone, Samuele ed Israele. Quest'ultimo disse: Signore, se tu darai nelle mie mani i Cananei, io distrugger le loro citt!
Un voto dei tempi patriarcali, che costituisce un caso pietoso,  quello di Jephte, che promise al Signore di offrirgli in olocausto chiunque della sua famiglia fosse pel primo andato incontro a lui quando sarebbe tornato vincitore dei figliuoli di Ammone, e ci recapit, vedi il caso! l'unica sua figliuola, la quale, per tale involontaria mancanza, fu costretta a morir.... vergine.
...
.
...
Nella mala vita, non appena il delinquente commette il guaio (assassinio) gli amici di lui ne tengono informata la sua druda, la quale senza por tempo in mezzo e mai per affetto, ma per paura, si scarmiglia ed unita alle sue compagne di mestiere si reca in quella data chiesa a pregare quel dato santo affinch colla sua intercessione non faccia pervenire l'assassino nelle mani della giustizia, promettendo, in compenso della grazia che desidera, di non peccare in qualche giorno della settimana.
Fra il nostro popolino  opinione ammessa senza discussione che le lacrime di dette pecorelle smarrite spesso fanno breccia nel cuore di Domineddio.
La sfruttata, prima di lasciare la chiesa, fa scivolare fra le mani del sagrestano qualche spicciolo onde avere la divozione del santo avvocato (immagine o qualche pezzettino di candela che trovasi sull'altare dedicato al santo prescelto). La divozione, mediante persona sicura (segreta), viene rimessa allo sfruttatore, il quale vien posto a giorno del voto che la druda ha fatto per lui.
Quando l'assassino vien arrestato le preghiere della libera pensatrice non cessano: sono, in questo secondo caso, preci per propiziarsi i santi o le madonne affinch influiscano sull'animo dei giurati per far dichiarare innocente chi fu colpevole.
Se il sanguinario  ammogliato, allora la sua ronna (moglie), dimenticando le offese patite, fa dal canto suo un altro voto, che consiste nel far celebrare una messa col danaro dei conoscenti.
La donna in tal caso, per dimostrare che i soldi per la messa li raccoglie per voto e non per necessit, si veste, in giorno di festa, dei migliori abiti, si circonda il collo di matasse di perle, si adorna le orecchie con rosette di perle e diamanti e si mette in giro pel quartiere portando in mano e per le cocche un fazzoletto ricamato.
Gli amici e i conoscenti, senza farsi pregare, fanno cadere nella mappatella un soldo.
L'obolo della messa pezzentella o pezzuta, come suol dirsi, non viene mai negato dai componenti la Societ dell'Omert, essendo convinti che un giorno o un altro le loro mogli saranno, per essi, costrette a far lo stesso.
Spesso succede che moglie ed amante s'incontrano nella stessa chiesa ed innanzi allo stesso santo o madonna a pregare per lo stesso scopo; ed allora le due donne, dopo essersi guardate in cagnesco, intercalano, l'una contro l'altra, fra le avemarie e i paternostri non poche male parole.
Il bigamo dal canto suo, tanto se trovasi all'aria libera (in libert) che sotto chiave (in carcere), non manca di fare il suo voto, che consiste nel far rappresentare sopra un pezzo di carta o di tela, e nei tempi andati sul vetro, la scena del guaio, che andr a presentare al santo benefattore dopo che non l'avr pi da fare colla giustizia.
Il tema al pittore vien dato dall'imputato, il quale durante l'esecuzione del lavoro non solo si fa spesso vivo nello studio dell'artista, ma, spesse fiate, si permette presentare a costui anche qualche sgorbio che considera come bozzetto.
Quando il quadro  finito viene dal protagonista della scena presentato agli amici, ai quali chiede degli spiccioli per pagare l'autore, e, quando da qualcuno di essi riceve il rifiuto (in gergo la mortificazione), risponde: Nun fa niente, va' 'o stesso comme l'avesse ricevuto!...
Linguaggio, come si vede, pieno di umilt, contro l'usato di questi tali.
Dalla somma raccolta si preleva il prezzo stabilito pel pittore ed il dippi si d al rettore della chiesa dove si venera il santo miracoloso; affinch si regoli, secondo il danaro avuto, se recitare le litanie o celebrare la messa di ringraziamento.
Nel giorno dello scioglimento del voto si raccolgono nella chiesa gli amici del graziato, non che la sua druda ed i componenti la sua famiglia.
Il quadro votivo, dopo essere stato cosparso di acqua benedetta, e prima di essere appeso alla parete del tempio, vien presentato al bacio degli astanti.
Il graziato con cuor contrito si accosta all'altare e si fa la comunione.
Dalle tabelle votive si deduce che il voto raramente si fa ad un solo santo o madonna; e prova ne sia che fra le nubi, che si trovano alla parte superiore del quadro, si vedono dipinti alla rinfusa santi e madonne.
.
Fra i santi porta il primato S. Vincenzo, poi viene S. Anna, S. Ciro, S. Gioacchino, S. Gennaro ed ultimamente vi  stato introdotto S. Espedito.
Fra le madonne ho notata effigiata quella del Carmine, poi quella dell'Arco, l'Addolorata della Pignasecca, la Vergine di Pompei e quella della Libera.
Le tabelle votive della mala vita spesso sono frutto della dabbenaggine della giuria.
Quando invece i giurati sono intelligenti e non si lasciano commuovere n dalle grida dell'avvocato, n dalle simulate convulsioni epilettiche o da altre stramberie del detenuto, trucco preparato quasi sempre dalla difesa, ma mettono in pratica il vero principio che i delitti non debbono essere lasciati impuniti; allora l'assassino prende la divozione che s'ebbe dalla sua protetta o l'immagine della Madonna che gli venne consegnata dalla moglie nel primo parlatorio (colloquio nel carcere) o mentre attraversava il corridoio delle Assise e la calpesta. Di ci ci dettero pruova, al dire del Pubblico Ministero Chapron, i giovani camorristi coinvolti nel processo per la uccisione della guardia di p. s. Lato, i quali nell'udire le richieste per la pena estrassero di tasca l'abitino della Madonna del Carmine, lo strapparono e lo calpestarono per far cos onta alla divinit, la quale non aveva permesso la loro liberazione.
...
.
...
Il disprezzo delle immagini fra i delinquenti, quando non ottengono la cosa desiderata, trova riscontro negli usi di alcuni selvaggi. Sappiamo, dice il Lubbock, che i neri battono i loro feticci quando le loro preghiere non sono esaudite ed io credo che siano seriamente persuasi di far soffrire in tal modo le loro divinit.
Il popolino della Cina, al dire dell'Astley, se, dopo aver lungamente pregato le immagini, non ottiene ci che desidera, come segue spesso, si rivolta contro gli dei impotenti. Alcuni si comportano in modo assai biasimevole coprendoli d'ingiurie e talvolta di colpi. Cane di uno spirito, dicono essi, ti diamo uno splendido alloggio in un bellissimo tempio, ti adoriamo e dipingiamo bene, ti diamo bene da mangiare, ti offriamo incenso; e tuttavia, malgrado queste cure, sei tanto ingrato da rifiutarci quello che ti domandiamo! Allora legano l'immagine con corde, l'atterrano, la trascinano per le strade, in mezzo al fango, alle sozzure, per punirla delle spese di profumi che hanno sprecato per essa.
.
Se nel frattempo accade che ci che desiderano sia ottenuto, allora, con grande cerimonia, rialzano l'idolo, lo lavano, lo puliscono, lo rimettono nella sua nicchia; poi s'inginocchiano e gli domandano scusa di ci che hanno fatto.
Davvero, dicono essi, siamo stati troppo pronti nel maltrattarti come tu sei stato un po' lento nell'accordarci quello di cui avevamo bisogno. Perch ti sei attirato questo maltrattamento da parte nostra? Ma quello che  fatto non si pu pi disfare: non pensiamo pi al passato. Se tu dimentichi l'offesa ricevuta, torneremo ad adorarti.
Pallas, parlando degli Ostiaki, afferma che, malgrado la venerazione e il rispetto che hanno pei loro idoli, guai a questi, se accade una disgrazia a un Ostiako e l'idolo non vi pone riparo. Egli lo scaglia a terra, lo batte, lo maltratta e lo fa a pezzi.
Tal collera  comune a tutt'i popoli idolatri della Siberia.
Nel Kakongo, dice l'Astley, durante la peste gl'indigeni arsero i propri idoli dicendo: Se essi non ci vogliono dare aiuto in una disgrazia come questa, quando dobbiamo aspettarci che siano per farlo?
...
.
...
Fra le tabelle votive della mala vita ne riproduco cinque, delle quali son riuscito a conoscere la istoria.
Quella raffigurata a pag. 273 (pag. 242 in questa edizione elettronica) rappresenta una rapina a mano armata. Il fatto si svolse nel seguente modo.
Nel febbraio del 1864, Giovanni Sabatella, mentre rincasava verso la mezzanotte, fu avvicinato da due brutti ceffi, i quali prima lo alleggerirono del portafogli e poscia lo pugnalarono. Gli assassini, dopo due giorni, furono arrestati.
Il complice necessario, un pizzaiuolo, che fece da palo, credendo che la giustizia l'avesse lasciato in pace, fece rappresentare sopra un pezzo di tela la scena del guaio, che doveva portare al Santo benefattore. Questo pio desiderio non potette metterlo in pratica poich un bel giorno fu anche lui arrestato!
Accorato per il non ottenuto miracolo, scrisse dal carcere alla moglie di cancellare gl'impotenti santi che facevano parte della tabella.
L'ex voto di pagina 275 (pag. 243 in questa edizione elettronica) ci ricorda un'evasione. Nel 1853 uno dei pi temibili affiliati della camorra, mediante la cooperazione di due donnine, riusc ad evadere dal carcere e mettersi al sicuro all'estero.
Le due salvatrici, dopo un periodo di tempo e prima di andare a raggiungere il loro protettore, vollero rendere la scena di pubblica testimonianza.
La terza raffigura il ritorno dal Santuario di Montevergine.
Lo sparatore  uno sfruttatore di donne, il quale quando si avvide che la sua protetta si era data anima e corpo ad un cocchiere da nolo, che, per farsi bello, l'aveva condotta a Montevergine, and incontro alla infedele amante e le tir una rivoltellata senza esito mortale. Dell'accaduto non se ne fece cenno. La donnina, per lo scampato pericolo, fece sospendere al Santo liberatore la tabella che vedesi riprodotta a pag. 277 (pag. 245 in questa edizione elettronica).
.
Il quarto quadro raffigura una scena di campagna. Alcune libere pensatrici del vicolo Panettieri decisero di farsi una scampagnata col privare i loro protettori delle solite tangenti. Uno di tali vampiri, vedendosi privato del pane quotidiano, pedin le dette donnine e nel punto che queste stavano per inneggiare a Bacco le spar. Due di esse, che rimasero illese, a perpetuare lo scampato pericolo, fecero, con l'obolo del loro peccato, dipingere il voto che in piccolo abbiamo riprodotto a pag. 279 (pag. 248 in questa ed. elettronica).
.
L'ultima tabella ci ricorda in tutt'i suoi particolari una scena di sangue avvenuta nel 1835.
Cinque camorristi assalirono una postale uccidendo tutt'i passeggeri. Quattro di essi furono arrestati e, dopo regolare processo, fucilati. Il quinto si rifugi all'estero.
Costui dopo trent'anni, approfittando della prescrizione, ritorn in Napoli e fece dipingere la tabella che vedesi in questa pagina, credendo cos sdebitarsi coi santi che vedonsi in cima ad essa e che, secondo lui, furono i veri suoi liberatori.
Nell'Archivio di Stato si conserva il processo dal quale si deduce che la scena votiva fu riprodotta in tutt'i suoi particolari.
...
.
...
In quanto all'origine delle tabelle votive, il Marangoni a p. 367 del suo libro "Delle cose gentilesche e profane trasportate ad uso ed ornamento delle Chiese" riferisce quanto segue.
Fu costume de' gentili, quando pensavano scioccamente d'aver ricevuto alcuna grazia da' sognati lor Dei, d'appendere nei loro templi tabelle o monumenti votivi per gratitudine e memoria.
Tal costume l'appresero i Romani da' Greci, e questi dagli Egizi, e specialmente i naviganti le apprendevano nel tempio di Iside, creduta Dea propizia a coloro che navigano in mare ne' loro pericoli. Quindi scrisse Tibullo: Nunc Dea, nunc succurre mihi: nam posse mederi Picta docet Templis multa tabella tuis. Questo costume per, con vera piet e religione, si  sempre praticato dai fedeli cristiani, come dedotto dalle divine scritture e usato dagli ebrei, per contrassegno di dovuta gratitudine a' benefici divini ricevuti per intercessione e pei meriti della B. Vergine e dei Santi perci invocati da loro. Ond' che frequentemente si vedono nelle chiese e negli oratorii tabelle dipinte, marmi scolpiti, statuette d'oro e d'argento, iscrizioni ed altre simiglianti cose, colle quali i fedeli riconoscono, con segno esprimente la loro gratitudine verso il Dator d'ogni bene e verso la SS. Vergine e que' Santi, all'intercessione de' quali si attribuisce, la ricevuta grazia, testificata dalle lettere iniziali o sigle dipinte o impresse P. G. R. che valgono: Per grazia ricevuta. I voti di semplice invocazione hanno le sigle P. G., senza la R.
La Chiesa, sempre vigil che questi voti non si appendessero che soltanto alle sacre immagini, riconosciute da lei degne di culto, e che tosto fossero rimosse quelle tabelle votive che da qualche credulo si sospesero al sepolcro di alcuno riputato falsamente Servo di Dio.
Il Madrio nella sua eruditissima "Lezione" aggiunge che tal costume perdura anche oggid nelle chiese cristiane, ove si crede volere il Signore Iddio manifestare pi facilmente all'intercessione della B. Vergine e d'alcun Santo la sua liberalit.
E cos si spiega perch in una chiesa ove sono pi immagini della Madonna, venerate sotto varii titoli, una di esse  fonte di grazie e miracoli portentosi a' ricorrenti alla sua potente e benefica intercessione, sempre Consolatrix Afflictorum e Salus Infirmorum.
...
.
...
Le tavolette votive furono dette ex voto perch nel maggior numero dei casi portavano tale scritta o semplicemente le iniziali V. S. (votum solvi), il che, voleva dire che il donatore liberavasi dalla promessa fatta in un estremo pericolo di render pubblico un beneficio ricevuto dagli Dei.
I quadri votivi si sospendevano nei templi che godevano maggior fama e coperto ne dovea essere quello di Delfo, tanto che Falaride nell'Epistola 84 scrisse: Delphici tripodes et coronae, aliaqae multa et pretiosa munera pro actione gratiarum, ob recuperatam salutem.
In Grecia, nel tempio di Nettuno si preferiva sospendere, oltre le tabelle, anche gli abiti di quelli che avevano attraversato il pericolo di cadere a mare; mentre nel tempio di Apollo e di Esculapio gli stessi Greci offrivano i loro capelli. Ad Iside invece, la tutelare dei piedi, offrivano i simulacri di questi con l'iscrizione Isidi Fructiferae posuit; e di tabelle votive ce ne dovevano essere in tanto numero nel tempio di tal Dea che il satirico Giovenale scrisse: Iside d da campare ai pittori per la copia delle tabelle ricercate nei suoi tempii.
Ricchi di tabelle ed altri oggetti votivi dovevano essere non solo il tempio di Nettuno, ma eziandio quello di Giove e di Esculapio in Roma, poich nel 1844 nell'eseguire nella nostra capitale alcuni scavi si trovarono presso i ruderi di detti tempii avanzi di favissae (cisterne), dove i sacerdoti di dette divinit facevano gettare i voti pi antichi e non preziosi che s'erano offerti ai detti numi, consistenti in profili di volti, gambe, braccia ecc., tutti in terra cotta(47).
Dalle scoperte fatte nel Lazio si deduce che presso Satricum, antica citt dei Volsci, che sorgeva a 15 chilometri circa a nord-est di Nettuno, fu rinvenuta una stipe votiva appartenente al tempio della Dea Muteta e nel materiale che componeva la stipe medesima, che, secondo gli archeologi pare sia stata formata fra il VI e VII secolo av. G. C., si raccolsero centinaia di vasettini fabbricati a mano(48).
Questa ceramica per la pasta e la tecnica trova riscontro non solo in quella di un'altra stipe scoperta parecchi anni or sono, ma eziandio di quella rinvenuta nelle terremare della valle del Po: il che dimostra che le famiglie stabilitesi nel Lazio, al cominciare della prima et del ferro, non erano in sostanza che terramaricoli della Valle del Po discesi a sud dell'Appennino in un periodo di civilt pi progredita.
...
.
...
Alcuni mariuoli, prima di accingersi a peregrinazioni furtive, s'introducono nella ladra la borsetta benedetta, che contiene foglioline staccate dai rami di qualche albero che adorna le vicinanze dei santuarii; poich la superstizione detta a questi parasiti della societ che chi viene inseguito, per non essere raggiunto, non deve far che masticare un pezzettino di foglia benedetta(49).
I ramoscelli che formano i preservativi dei ladri sono da questi tenuti nelle loro case come veri idoli; anzi li onorano anche con qualche lumicino acceso. Spesse fiate li adornano di nastrini multicolori o di carta dorata.
Io ebbi ad ammirare uno di questi feticci in casa di un certo Giovanni G., noto alla polizia come esperto ed astuto mariuolo.
A mia domanda rispose il G. che i quindici pezzettini di nastrino bianco, che adornavano quel rametto di tasso baccato, indicavano quindici furti da lui commessi ma non scoverti.
I quattro rossi indicavano furti non scoverti: per per riuscire nell'intento fu costretto a versare un tantinello di sangue.
Finalmente i tre neri volevan dire ch'egli era stato tre volte in galera.
Quest'usanza dei nostri mariuoli di adorare una pianta o parte di essa trova ancora riscontro in alcuni popoli fra i quali la civilt lascia parecchio a desiderare.
A. De Mortillet nel 21 febbraio 1889 comunicava alla Societ di Antropologia di Parigi che chiunque viaggia nei paesi dei musulmani ha occasione di vedere degli alberi ai quali si trovano appesi una quantit di pezzi di stoffe, che dnno alla parte adornata un effetto curioso.
Quei pezzi di stoffa non sono che voti degl'indigeni; anzi in Tunisia ed Algeria vi sono degli alberi che spesso vengono onorati dai pellegrini.
Villot nei suoi studii sull'Algeria parla di donne sterili, le quali ogni mese vanno a sospendere a qualche albero sacro dei brandelli di stoffa tinti di sangue affinch qualche sacerdote impetri per esse la fecondit.
Gli abitanti di Nadiran nel Yemen celebravano ogni anno una festa intorno ad un dattilo, che circondavano con stoffe preziose; ed alberi adornati da divoti esistevano anche in Persia.
Nel Tibet, al dire di Pievalsky, vi sono delle curiose costruzioni a forma di piramidi dette Obas, dove si vedono attaccati pezzi di stoffe e cartellini portanti scritte delle preghiere.
In Europa, come in Asia ed in Africa, dice il Maury, il culto degli alberi rimonta ad epoche antichissime: infatti trovo che i Greci, i Romani e gli Assiri adoravano gli alberi; e, al dire di Tacito, in Germania esistevano foreste sacre. In Inghilterra si onoravano certi alberi di un culto speciale, ai quali i devoti sospendevano financo delle tabelle votive(50).
...
.
...
Nell'inaugurazione dell'anno giuridico 1903 1904 il sostituto procuratore del re Cav. Chapron disse parlando della camorra che un omicida confesso, ora in attesa di giudizio, per vendicare una prostituta da lui protetta e sfruttata, aveva fatto deporre, come voto, ai piedi della Madonna del Carmine, l nella storica chiesa del Mercato, il coltello intriso di sangue, col quale commise il delitto, invocando, con quell'offerta, l'ausilio divino, perch l'esito della causa gli fosse stato favorevole.
Noi diciamo a quella parte del pubblico che presenziava all'inaugurazione dell'anno giuridico, e che rest terrorizzata a tale racconto, che l'offrire alle Divinit le armi colle quali fu troncata l'esistenza del proprio simile trova riscontro financo nella Bibbia.
Leggesi infatti nella S. Scrittura che David riprese la spada di Golia dalle mani di Achimelecco, che aveva offerta al Signore, e Giuditta offr al tempio l'arma colla quale aveva troncata la testa ad Oloferne; il che fu fatto non solo per dimostrazione di gratitudine, ma eziandio per eccitamento ai posteri a riconoscere in Dio il datore di quelle vittorie.
...
.
...
Nel far queste ricerche abbiamo notato che parecchie usanze dei nostri delinquenti, che, come si sa, rappresentano l'anello di congiunzione fra il selvaggio ed il civile, le abbiamo trovate anche fra popoli di lontane regioni. Il che ci prova che le trib asiatiche, abbandonata la loro primitiva dimora, portarono seco un fondo comune di racconti, di usi e di lingue; mentre il Wake  di parere che lo spirito umano nel suo avanzare verso il progresso attraversa dappertutto fasi eguali o per lo meno molto simili.
N deve farci meraviglia poi, se simili usanze si trovano fra il popolino, che ci fornisce in massima i malviventi, essendo esso refrattario a qualsiasi impulso di progresso.
...
.
...
Dal capitolo 6 dei Numeri e dal 21 degli Atti si deduce che gli Ebrei dividevano il voto in temporaneo e perpetuo. Di questo ci dettero esempio Samuele e Sansone e di quello non pochi che venivano attaccati da qualche speciale malattia. Questi tali promettevano, se ricevevano il beneficio desiderato, di non mangiare uva fresca o secca e d'evitare, s'erano uomini, di radersi la barba.
I canonisti dividono il voto in semplice (digiuno, preghiera, elemosina, celibato) ed in solenne (vestizione di un ordine religioso e castit).
Oltre a questa divisione, il voto  stato da altri diviso in personale, che ha per materia la nostra persona e le nostre proprie azioni (preghiera, digiuno), ed in reale, che ha per materia persona straniera o cose che sono fuori di noi.
Misto  quello che  reale e personale ad un tempo. A questa categoria appartengono le tabelle votive.
Finalmente non manc chi fece del voto la divisione in assoluto e condizionato.
Nella mala vita  sempre condizionato, poich si mette in pratica solo nel caso che si riesca nell'intento: ci rilevasi anche dalla sigla: V. F. G. A., che si legge nelle tabelle votive e che si traduce: Voto fatto grazia avuta.
...
.
...
La promessa i nostri delinquenti non la fanno mai direttamente a Dio; anzi  il Signore che viene da questa casta sempre bestemmiato, essendo i nostri malviventi sicuri che Domineddio, che  padre di misericordia, dimentica facilmente gl'insulti patiti, specie se il perdono viene implorato dalla Madre Vergine o da qualche santo influente.
I nostri delinquenti, per propiziarsi i loro protettori e prima di ottenere la grazia, fanno accendere innanzi all'immagine prescelta come mediatrice ceri e lampade.
Gli avvocati non vogliono forse un tanto per l'invito?
Nella mala vita il voto pu essere spontaneo ed imposto: tanto l'uno che l'altro si fanno in caso di malattia.
Ma il voto classico, che costituisce una specialit della camorra,  quello di sposare una pentita. Di questo mi occupai nel mio libro Usi e costumi dei camorristi, al quale rimando i miei lettori.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Note al testo.
.
(1) Italiani del Nord e Italiani del Sud.
(2) L. Pierro, editore, Napoli 1897.
(3) Amalfi Gaetano, Irresponsabilit del minore dei nove anni (commento e critica dell'articolo 53 e. p.) - Filangieri anno XXII, n. 2 - 1897.
(4) Regolamento.
(5) Tenere mosca in bocca vuol dire far silenzio.
(6) Uccisi.
(7) Compagnia.
(8) Rubati.
(9) Ricavato del furto.
(10) Ladro.
(11) Tatuaggio.
(12) "I sociologi, dice il Puglia allorquando si occupa della CRIMINALIT COLLETTIVA, studiando la struttura delle diverse societ umane, hanno constatato che ciascuna di esse risulta non da soli elementi individuali ma anche da varii elementi Collettivi o gruppi: che la legge generale della formazione di questi gruppi  che dovunque pi individui si propongono di conseguire un fine, che non pu essere conseguito colle forze individuali isolate, tendono a raggrupparsi per meglio riuscirvi. Si pu osservare inoltre che la legge della divisione del lavoro si constata non solo nelle varie manifestazioni della vita delle singole societ, ma anche in quello dell'attivit dei vari gruppi sociali non esclusi quei gruppi che esplicano un'attivit criminale in generale anormale". (Archivio di Psichiatria ed Antropologia criminale, 1901, fascicolo 3).
(13) Vedi il mio lavoro: Delitto e forma geometrica della faccia fra i delinquenti napoletani (Rivista mensile di Psichiatria Forense, Antropologia Criminale e Scienze affini - Anno VI (1901) n. 10-11.
(14) Ospedale dei feriti.
(15) Un'altra fabbrica di biglietti e monete false esisteva alla via Universit n. 12, in casa dei litografi Carlo Ver.... e Diomede Con.... La scovrirono i marescialli Gitti e Fusco col carabiniere Apollo, venuti da Bari, i quali furono accompagnati dal maresciallo Milone della stazione S. Onofrio alla Vicaria. Furono sequestrati il macchinario, le pietre litografiche e quant'altro serviva alla fabbricazione; oltre 2000 lire false. Il Ver.... bench esercitasse quella lucrosa industria viveva meschinamente. L'amministrazione del Pio Monte della Misericordia non una sola volta dovette intimargli lo sfratto per morosit di pagamento. Suoi complici nella fabbricazione di valori falsi sono i fratelli Giuseppe e Diomede Con.... Quest'ultimo fu arrestato, Giuseppe si diede alla latitanza. Il Ver.... era solito uscir di casa verso lo ore 18 e ritornava dopo la mezzanotte. La casa di Ver.... si componeva semplicemente di due stanze, in una delle quali vi erano, e vi sono tuttora, le macchine e le pietre. In fatto di fabbricazione di monete false pare che il Ver.... sia recidivo sin da quando abitava al n. 9 della slessa via. Dopo 21 mesi di carcere egli venne fuori in libert per non provata reit. L'autorit dovr assodare anche questo, ed all'uopo ha chieste le informazioni necessarie all'ufficio del casellario giudiziario. Intanto al tenente dei carabinieri Sicuro era stato indicato anche come falsario un vecchietto di circa settantanni, dalla barba bianca e fluente, certo Francesco Sera. Il tenente riusc infatti a raccogliere una dichiarazione dal Sera.... dalla quale dedusse che l'interrogato era stato provetto spacciatore di monete false. Il vecchietto confess pure d'essere stato galeotto e di aver truffato il prossimo suo come meglio aveva potuto. Finalmente, pentito di quanto aveva praticato, il Sera... indoss per un anno il saio di frate. Ma le rozze lane gli pesarono ben presto, ed egli, pi che alle preghiere, pens di dedicare il resto dei suoi giorni all'antica industria. Il vecchietto promise al tenente Sicuro di fargli scoprire ed arrestare i veri falsarii a condizione di un buon compenso. In ultimo confess pure ch'egli spacciava biglietti falsi per conto di una guardia carceraria, certo Iattanza, domiciliato alla via Pavia al Vasto. Ed ora il Sera...., l'ex guardia Iattanza ed un figlio di Diomede Con..... a nome Pasquale trovansi anch'essi nel carcere. (dal Roma 12 dicembre 1902)
(16) Da persona superiore ad ogni sospetto ci s'informa che tempo addietro il sedicente impresario teatrale Oloferne M..., venuto in Napoli, seppe, con inganno, condurre seco in Russia alcune giovani artiste di canto, due delle quali minorenni, facendo loro sperare lauti guadagni sulle scene. Giunto per a Tangarog, le malcapitate ebbero ben presto a pentirsi della loro eccessiva buona fede, avendo, purtroppo, constatato che Oloferne le aveva condotte in Russia, per turpe scopo di lucro e per lanciarle in una vita assai diversa da quella artistica teatrale. Le sventurate si rivolsero allora al console locale, sperando nella sua valida protezione; ma s'ingannarono a partito, essendosi quell'autorit, tutoria della sicurezza dei cittadini, sottratta ad ogni responsabilit. Se vi sono leggi che tutelano la sicurezza e la vita dei cittadini, chiediamo al ministro degli esteri, perch quel console non le rispetta? L'on. Prinetti, del resto,  gi informato dei fatti e vogliamo sperare che provveda subito restituendo ai desolati genitori le rispettive vittime di un detestabile inganno. Dal 1. gennaio  stato istituito a Vienna un ufficio di polizia colla esclusiva missione di sorvegliare la tratta delle bianche, e ci in conformit a quanto venne deciso l'anno passato nella conferenza di Parigi. Eguali ufficii si trovano soltanto a Berlino e negli Stati Uniti. E da noi?
(17) L'accattonaggio di Napoli, studii e proposte.
(18) Ratzel - Le Razze umane, vol. II, p. 17.
(19) In Napoli c' un'altra classe di strozzini che d a scomputo gli oggetti d'oro e d'argento, specie ai carabinieri, ai doganieri e alle guardie di citt. Se, p. es., un carabiniere volesse una catenina del valore di lire 25, dovrebbe, questo componente la benemerita arma, pagare all'atto della consegna lire 5 e poi, alla fine di ciascuno dei sette mesi consecutivi, lire 10, in modo da raggiungere la somma complessiva di lire 75. Si vede dunque che il cessionario guadagna sulla catenina lire 50! In quale misura vien calcolato l'interesse? Lo lasciamo alla considerazione del lettore.
(20) Naso camuso
(21) Naso sirico
(22) Occhi grandi
(23) Occhi sporgenti
(24) Occhi infossati
(25) Occhi piccoli
(26) Occhi affetti da strabismo
(27) Occhi scerpellati.
(28) brunetto
(29) pallido - giallo.
(30) Millantatore
(31) Piccoli caciocavalli
(32) Intendi la giumenta fulva e quella pomellata
(33) Spasso. Storpiatura voluta, per indicare un parlar toscano spropositato
(34) Carrozza.
(35) Alozze. Giuoco di parola tra allazza allaccia, e alizze, sbadigli
(36) Gorgozzule
(37) A borsa vuota
(38) Favoriti
(39) Legnetto che si adopera nel giuoco mazza e piuzo
(40) Sorta di pasticcio di carni
(41) Peto.
(42) De Sariis - Codice delle leggi del regno di Napoli, vol. 12. Napoli 1796.
(43) Usi e costumi dei camorristi, Napoli 1897, Luigi Pierro editore, e Nel paese della camorra, Napoli 1900, Luigi Pierro editore.
(44) E. Testa-Di Nunzio - Echi di giovinezza.
(45) Da fresa, che in gergo vuol dire tasca.
(46) S. Ilario, vescovo di Poitiers, che visse nel 369, disse che il giogo delle decime fu abolito da Ges Cristo: ma dopo i primi secoli del Cristianesimo essendosi raffreddata la piet, i Padri della Chiesa esortarono i Cristiani a reintegrare le decime come praticavasi nel Vecchio Testamento. Le esortazioni non dovettero essere proficue, perch nel 567 i vescovi inviarono ai loro dipendenti una pastorale, nella quale dicevano di persuadere il popolo a pagare le decime non come diritto ma come elemosina. La cosa dovette apportare poco frutto, poich 18 anni dopo, cio nel 585, il Concilio di Mcon non si limit pi alle esortazioni, ma addirittura ingiunse di pagare le decime ai sacerdoti sotto pena di scomunica ai contravventori.
(47) Anche nel Museo nazionale di Napoli si trovano molti ex voto in terra cotta.
(48) Vedi Bull. di Paletnologia italiana 1887 e Notizie degli scavi 1896.
(49) Il sanguinario per rendersi invisibile deve leccarsi il coltello col quale fer la propria vittima. In genere tanto quelli che commettono reati contro la propriet quanto quelli che li commettono contro le persone non mancano di raccomandarsi ai santi e di mettersi addosso l'immagine del protettore, volendo cos fare degli abitanti del regno celeste i complici necessari nei loro delitti. Di questa poco onesta usanza ci hanno data prova i Russi nella guerra contro il Giappone. Infatti nel 12 marzo 1904 il generale Egerstrom, decano dell'esercito russo, consegn al generale Kouropatkine sul quai un oggetto sacro col motto: In hoc signo vinces; mentre da alcuni municipii s'ebbe tre croci e ottanta immagini sacre. Egli, prima di lasciare Mosca, si rec direttamente al Monastero di S. Sergio, che si trova a cinquanta verste dall'antica capitale della Russia, sulla linea di Jaroslaw, per ricevervi la benedizione dal capo del santuario classico degli antichi imperatori moscoviti, ove fu benedetto, nel 1380, il principe Dimitri Donskoi, che battette le orde tartare condotte da Mamai. San Sergio, che  uno dei santi pi venerati della chiesa greca e uno dei patroni della Russia, si ritir dal mondo all'et di ventidue anni e si costru una capanna nella foresta e, come racconta la leggenda, ebbe dapprima un orso per unico compagno. A lui si unirono, in seguito, altri asceti, coi quali Sergio fond un convento nello stesso sito del suo romitaggio. Il convento in breve acquist una grande rinomanza, e nei secoli appresso divent il santuario pi frequentato dalla corte e dal popolo russo. Anche l'ammiraglio Makharoff, quel povero diavolaccio che and a fondo sulla nave ammiraglia, prima di partire ebbe in regalo quaranta immagini, coll'aiuto delle quali voleva far la guerra!
(50) Nel secolo ottavo S. Bonifacio dovette far tagliare una quercia sacra e anche in tempi a noi vicinissimi un boschetto a Loch-Siant nell'isola di Skye aveva, al dire di Lubbock, un carattere tanto sacro che nessuno osava svellerne un ramoscello.
 Nel medio evo vuolsi che San Barbato avesse fatto sradicare, in Benevento, un vecchio albero di noci, sotto il quale la gente povera di spirito ammetteva che vi si tenesse conciliabolo di streghe. Oggi prestano culto alle piante i Polinesi, i Zambesi, i Shiri, i Shangalli e i Kaffir. I neri del Congo adorano un albero detto Mirrone; mentre l'albero Bo  oggetto di grande culto nell'India e nel Ceylan. In America un grande frassino era adorato dagl'Indiani pellerossi.
...
.
...
FINE.